Spaghetti alla Nerano: la sfida diventa piatto

Erano gli anni ’50 e Marina del Cantone brulicava di ricchi signori e nobili, ultimi baluastri d’uno spirito che pian piano sarebbe stato sepolto, e qui Esterina lavorava assieme alla zia Maria Grazia, proprietaria dell’omonimo e rinomato ristorante situato sulla spiaggia di Massa Lubrense, precisamente Nerano.

 

Il principe Caravita, detto Pupetto era un po’ stravagante per gli standard nobiliari dell’epoca: era l’anima della festa, animava le serate ed ispirò Totò per alcuni suoi film.

Una sera si recò da Maria Grazia per cenare assieme a qualche amico com’era solito fare.

Verso la fine della serata, Caravita entrò nella cucina del ristorante, sfidato dagli amici, per preparare loro un piatto unico.

Il principe non si lasciò perdere d’animo e, con l’aiuto della padrona di casa, rinnovò la cucina italiana con un piatto tanto semplice quanto buono: gli spaghetti alla Nerano.

Più facile a dire che facile a farsi, questo piatto ha pochi ingredienti, ma usati al punto giusto come le zucchine dell’orto di famiglia, l’ultima parte di caciocavallo e formaggi vari, caciotta di fuscella, olio, basilico e una manciata di pepe fresco, il tutto lasciato spandere su pasta di Gragnano.

Potete provarla a preparare in casa, ma la punta di diamante della ricetta rimarrà sempre un segreto.

Un piatto non inventato da uno chef, ma da ciò che c’era in cucina e da com’è stato utilizzato.

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