Cinque tipi di persone che incontri al museo

Ultimamente mi è capitato spesso di notare sui vari social network molte foto di mostre o musei condivise dai miei amici virtuali e non, cosa che mi ha fatto pensare che tanti hanno iniziato a frequentare luoghi di cultura. Così, mentre facevo un po’ di zapping tra le varie foto modificate a puntino mi sono iniziata a chiedere: “ma che tipo di gente va al museo?”.

Di conseguenza, solo per voi lettori de La Testata, ho stilato una brevissima classifica delle cinque specie animali che è possibile incontrare al museo.

1)Avendo parlato di foto e non foto, il primo posto se lo accaparra obbligatoriamente l’influencer pezzotto. Bene amici, l’influencer pezzotto è colui che, pur avendo 10 seguaci su Instagram, tra cui la mamma, la sorella e forse pure il cugino, non demorde al raggiungimento della gloria social e decide di approfittare della prima mostra che gli capita a tiro per andare a scattare le foto più “instagrammabili” possibili. Una volta che ne sono state fatte almeno una trentina, giusto per sicurezza, si passa alla modifica con l’utilizzo del contrasto, della luce, all’applicazione del bianco e nero perché fa professional e agli immancabili hashtag: #me #arte #cultura #museo #maleggilatestatachetidiverti. Salva modifiche e condividi. Pronta per i 100 like conseguenziali. Ma occhio perché l’esemplare donna dell’influencer pezzotto è una specie più pericolosa. Lei punta silenziosamente la sua preda nella stanza, la osserva, osserva come impugna la macchina fotografica o se all’occorrenza ha un buon cellulare con un’ottima risoluzione e quando meno te l’aspetti ti spunta alle spalle e… “mi scusi, potrebbe scattarmi una fotografia?”. Ed eccola lì, in posa come la Monna Lisa davanti al Da Vinci pronta a posare davanti al primo quadro nosense per prendersi i 200 like che le spettano (per scampare a questi esemplari La Testata suggerisci di fingersi morti).

2) Il secondo posto è per il fratello fesso di Sgarbi. Questo simpatico animale, che cammina tra i quadri con la stessa espressione felice di Voldemort, pronto a giudicare qualsiasi cosa esibendo una cultura che probabilmente non ha, lo riconoscete immediatamente dall’outfit. Vestito come un borghese d’alta classe, occhialino alla mano, depliant e giacca elegantemente appoggiata al braccio, è quello che finge di sapere qualsiasi cosa mettendo in mostra un’arte oratoria di nuvole fritte che a ‘na certa gli dici: “sì sì” e te ne vai. Quando poi lo metti in difficoltà alla prima domanda semplicissima lui sparisce. Sparisce che non sai più dov’è, che forse ha usato il mantello dell’invisibilità e che manco a Chi l’ha visto lo trovano. Ma forse meglio così.

3) Al terzo posto c’è il conquistatore seriale, categoria innocua o quasi. Lui è quello che al museo ci va per acchiappare, senza se e senza ma. Si avvicina lento, come un ghepardo, atteggiandosi a capo branco, ti si ferma accanto e con sguardo languido ma falsamente disinteressato inizia un discorso pseudo-filosofico sulla profondità dell’artista, sulla bellezza dei colori utilizzati, sull’emozione che il dipinto lascia. Peccato che magari è un falso, magari è solo una fotocopia, magari anche una statua e magari i suoi neuroni sono in cassa integrazione.

4) Al quarto posto c’è il perditempo. Il perditempo è un bradipo estratto dal suo habitat naturale che, pur di non diventare un vegetale sul divano scolorito della nonna, decide di farsi un giro nei musei. E quindi lo vedi lì che con sguardo assente gira a vuoto nella sala con la stessa espressione di Luna Lovegood sul volto. Perché nei musei, vi starete forse chiedendo. Perché ci va da solo, finge di fare qualcosa e appena ti avvicini per qualsiasi informazione ti risponde “No grazie, non me ne servono aspirapolvere”.

5) E poi c’è l’ultimo dei dinosauri, quello che davvero al museo ci va per passione, per voglia e che, anche se non conosce tutto, ha voglia di apprendere e conoscere. Rari come gli unicorni, ci sono arrivate tantissime segnalazioni che ci attestano della loro esistenza.

 

E voi? Chi siete al museo?

Ricordiamo la gentile clientela che la classifica non segue un ordine di importanza e che fatti e riferimenti a persone sono puramente casuali.

 

Adele De Prisco

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