“Il Maestro e Margherita” di Bulgakov al Mercadante di Napoli: il piccolo miracolo di Andrea Baracco e Letizia Russo

Quando il tuo romanzo preferito viene trasferito dalla pagina scritta alla scena, in italiano, realizzato dal Teatro Stabile dell’Umbria, con un riscrittura di Letizia Russo, la regia di Andrea Baracco e i giovani, talentuosi attori Michele Riondino e Federica Rosellini nei ruoli – rispettivamente – di Satana/ Woland e Margherita, c’è poca scelta : bisogna comprare un vestito rosso, lungo, affrontare il freddo di dicembre, indossarlo e recarsi alla prima.

Ed è esattamente ciò che ho fatto, il 10 dicembre scorso, armandomi di calze di lana, cappotto e un sano entusiasmo, privo di aspettative. Non volevo essere delusa, davanti alla concretizzazione in carne, ossa, scenografia, costumi, luci, interpretazioni di ciò che ho sempre immaginato con l’occhio della mia fantasia. Non è un’impresa facile, quella di andare ad assistere ad uno spettacolo che ti realizza un sogno, ti consegna nelle orecchie delle parole che hai sempre voluto udire, delle immagini che ti hanno tormentato, ripresentandosi convulsamente e compulsivamente nella tua mente, come flash di una vita vissuta, che però non è propriamente la tua.

Ho letto Il Maestro e Margherita di Bulgakov a vent’anni, all’età giusta – checchè ne dicano i più, ovvero che sia un’età giovane, immatura, ottimista – e l’ho trovato disarmante, indescrivibile. Per chi ha molte parole, o molti giri di parole, da offrire al prossimo e a se stesso, è arduo compito ritrovarsi a voler esprimere questo tipo di piacere, così totale, così poco analizzabile. Il piacere è piacere, ha in sé il dolore, la sconfitta, la vittoria, il senso del mondo, soddisfa la sete di vita incolmabile che agita e scuote l’animo perso, desideroso, smanioso. Il piacere dissipa, per un attimo fuggente ed interminabile, ogni corsa, ogni bisogno. Non mi aspettavo di provare il piacere, di gustarlo e goderne a morsi, averne a boccate avide, capace di riempire tutti gli spazi vuoti dentro me, per tre ore giuste, contate, calibrate in una rappresentazione teatrale. Il teatro tuttavia conosce sempre vie per sorprendere, cogliere quella tua momentanea distrazione, quel tuo parziale rilassamento per riportarti all’attenzione, alla vigile condizione di spettatore. Il Maestro e Margherita attualmente in cartellone al Mercadante di Napoli è così, piacevole e sottile, attento, pedissequo e soddisfacente. La sua parziale e fedele attinenza al materiale, al meraviglioso romanzo d’origine, non ne inficia la freschezza o l’originalità, anzi, ne carica la potenza visiva, uditiva ed esegetica. La scena è interamente vissuta, calcata, piena. Tre ore scivolano sul pubblico come una marea, una marea nordica, gelida, eppur pulita, cristallina, bellissima. Le interpretazioni di Michele Riondino, terribile e profondo nel ruolo di Satana/Wolanda, di Federica Rosellini nel ruolo di Margherita – bellissima ed inquietante – ma anche di Francesco Bonomo, Giordano Agrusta, Carolina Balucani, Caterina Fiocchetti, Michele Nani, Alessandro Pezzali, Francesco  Bolo Rossini, Diego Sepe e Oskar Winiarski nel ruolo di Ivan/Jeshua sono tutte perfette, prive di sbavature, frutto di un lavoro attento e studiato sul testo, riscritto con arguzia, perizia e rispetto dello spirito di nascita, dell’incredibile Bulgakov. Nulla del libro viene ceduto, perduto, a favore di un’accessibilità semplice, immediata. L’opera di preservazione è stata impeccabile, innescata da un evidente amore per l’autore, ironico e tagliente, fantasioso e poliedrico. “Si tratta di un romanzo perturbante, complesso e articolato come il costume di Arlecchino, in cui si intrecciano numerose linee narrative, e dentro il quale prendono vita un numero infinito di personaggi (se ne contano circa 146) , che costituiscono una sorta di panorama dell’umano e del sovraumano. In questo romanzo, si passa dal registro comico alla tirata tragica, dal varietà più spinto all’interrogarsi su quale sia la natura dell’uomo e l’amore”, ci illustra Baracco, nel flyer descrittivo dello spettacolo. Precisamente in questo modo la sua messa in scena copre il mondo e l’immondo, sfumando questo universo dal romantico al sovrannaturale, dalla risata al grottesco inserendo spazi ed intermezzi per la politica, la religione, il senso del bene ed il senso del male, lo scopo dell’amore, la qualità della sua purezza. Nulla è superfluo o tralasciato, il teatro dell’umanità tutta è raccolto in un racconto, su un palcoscenico, e ci parla, e ci urla e ci comunica. Il piacere è così. Una cosmogonia, una sinfonia del tutto che unisce in un’unica burattinata i fili più disparati dell’esistenza e dell’essenza dell’arte stessa.

Il Maestro e Margherita sarà nelle sale del Mercadante di Napoli fino a domenica 15 dicembre, non perdetelo per nessun motivo.

Buona visione!

 

Sveva Di Palma