“L’ufficiale e la spia”: l’affare Dreyfus sul grande schermo

Lo ammetto: non sono un’esperta di cinema o di storia ma credo che l’ultimo film di Roman Polanski, L’ufficiale e la spia, sia un piccolo gioiellino.

Potrei riempire mille battute scrivendo in loop “è meraviglioso” o ” è fantastico” ma credo sia giusto spiegare il perché del mio entusiasmo.
Siamo nel 1895 e l’ affare Dreyfus scuote un’intera nazione se non più di una.
Ma il film, a dispetto di quanto mi aspettassi, non è incentrato su Alfred Dreyfus, che compare pochissimo ma anche in questo pochissimo Louis Garrel è impeccabile, bensì sulla ricerca da parte del colonnello Picquart della vera spia all’interno dell’esperto francese.
Ma partiamo dalle basi.

L’ affare Dreyfus

dreyfus

Mi perdonino gli esperti in materia se tratterò simile argomento in maniera non proprio impeccabile.
Alfred Dreyfus fu un capitano dell’esercito francese accusato, il 22 Dicembre del 1894, di alto tradimento per aver fornito informazioni segrete a Paesi stranieri.
Condannato alla perdita del grado e alla reclusione sull’Isola del Diavolo, Dreyfus si professò innocente fino alla fine ma nessuno riusciva o voleva credergli.
Perché? Forse perché ebreo. Togliamo il forse.
E Polanski calca molto questo aspetto all’interno della pellicola, tanto che lo sventurato Dreyfus viene definito più volte “l’ebreo” e tanto basti.
Tant’è che nelle scuole il caso Dreyfus viene studiato per collegarlo poi all’antisemitismo.
Tornando al film, però, qualcuno non è convinto della colpevolezza di Dreyfus: il colonnello Picquart, infatti, inizia ad indagare sulla faccenda portando alla luce scheletri nell’armadio che l’esercito francese avrebbe ben preferito tenere nascosti.
Non aggiungo altro, anche se vi basterà aprire un libro di storia per sapere come andò a finire.
Se invece volete godervi due ore e un quarto di grande cinema, il film è super consigliato.
Non nego che io per prima ero titubante sul guardarlo o meno: temevo di addormentarmi dopo la prima mezz’ora o lasciare la sala a metà spettacolo.
Invece il film scorre, riesce a mantenere viva l’attenzione dello spettatore anche se procede lentamente – insomma, se volete azione o cose che esplodono meglio Midway o Dunkirk – e riesce a indignare il giusto.
J’accuse…!” scriveva Emile Zola su L’ Aurore in uno degli editoriali più belli della storia, e Polanski accusa l’omertà di uno Stato e di un esercito che punta il dito sul “diverso”, guardando ad un evento del passato per farci aprire gli occhi sul presente.
 

Maria Rosaria Corsino

 

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