Transavantgarbage: terre dei fuochi e di nessuno

Al Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore, Marisa Laurito – artista a tutto tondo mossa da passione politica e spirito guerrigliero – ha messo in esposizione un’istantanea del biocidio che sta contaminando 19 regioni del nostro paese, crimine concertato dalle organizzazioni criminali e incoraggiato dalla complicità di aziende conniventi.

“Transavantgarbage. Terre dei fuochi e di nessuno” è una crociata fotografica, un viaggio distopicamente surreale attraverso paesaggi apocalittici abitati da rifiuti nucleari, inceneritori e fuochi tossici, un deserto radioattivo in cui, tuttavia, sopravvive la flebile presenza di uomini, donne e bambini resilienti, ridotti a figure spettrali in una terra sterile. La Laurito ha scelto di mettere la sua arte al servizio della coscienza assopita dall’omertà collettiva, ha abbandonato momentaneamente teatro e televisione per battere una strada impervia, un esperimento necessario per portare alla ribalta temi urgenti e rendere i cittadini partecipi di processi di trasformazione democratica.

La mostra traccia una mappa dell’Italia degli orrori ecologici, partendo dalla Sicilia – infestata dagli scarti petrolchimici – per arrivare in Basilicata – resa malata da torrenti inquinati – fino alla Toscana – alterata nelle sue spiagge da scorie di mercurio, piombo e arsenico. E come dimenticare la Campania, terra madre dell’artista, regione vessata dai rapporti inquinanti tra malavita, economia e politica, infettata da discariche abusive i cui effetti sono risultati devastanti per i residenti del territorio. Girando il paese da nord a sud ha selezionato gli scenari più drammatici ed eloquenti per accusare e denunciare scempi ambientali, come Caivano, San Crispano, Brescia, Rosignano, Augusta, Pomezia, Malagrotta, Cave di Pasquasia. L’idea di diventare “artista in resistenza” nasce dopo aver girato il docufilm Il Segreto di Pulcinella di Mary Griffo, in cui interpreta la moglie di Carmine Schiavone, un pentito di mafia che per più di vent’anni ha denunciato il devastante business dello smaltimento illegale di rifiuti tossici nel territorio campano perpetrato dalla criminalità organizzata in accordo con aziende corrotte. Alla sua apparizione seguono quelle di attiviste, madri che hanno perso i propri figli – avvelenati da cibo, acqua e aria di quei luoghi resi invivibili – medici testimoni del morbo dilagante che ha colpito fatalmente intere famiglie e Don Maurizio Patriciello, simbolo locale della lotta alla malavita.

Tra gli scatti più suggestivi, si nota quello in cui una bambina sorridente stira, mentre sullo sfondo infuriano lingue di fuoco che consumano un ambiente domestico fatiscente e assediato da rifiuti. Su un muretto la scritta “È anche casa mia”.

In “Senza Stato” – parodia del celeberrimo “Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo – la Laurito guida una processione di sdegno verso uno Stato assente, attorniata da donne e bambini.

Nella fotografia intitolata “Con la cultura non si mangia ma si vola” Dacia Maraini e Piera degli Esposti brindano su un tappeto volante di libri che le eleva dalla degradante distesa di immondizia ai loro piedi – la discarica di Malagrotta.

In “Scappo dalla morte” un ragazzo afro guida una barca – una scialuppa, arca emblematica del naufragio esistenziale – impantanata in un mare di rifiuti, incapace di galleggiare in un mondo contagiato. La fotografia allude tanto alla difficile gestione dei continui sbarchi di profughi e rifugiati, quanto al problema dello smaltimento di materiali nocivi attraverso metodi illeciti, costruendo così un nesso visivo tra volontà di fuga e lavoro in nero.

 

In “Futura” una donna nuda e in posizione fetale si ripara da un’invasione di bicarbonato di sodio in una caverna ricavata da una lastra di pietra. È la rappresentazione del dramma quotidiano di chi subisce gli effetti diretti del disastro ambientale e cerca disperatamente rifugio nel grembo della madre Terra.

“Pic Nic sul mare” immortala una famiglia che consuma un pasto frugale su un’apocalittica spiaggia, circondata da un cielo arancio carico. Si tratta di Rosignano, nella Maremma toscana, un luogo in cui gli scarichi dell’industria locale hanno creato 4 chilometri di spiaggia bianca – la stessa spiaggia dal mare cristallino pubblicizzata come attrazione turistica – mentre sullo sfondo si vede distintamente il polo petrolchimico di Augusta – il più grande d’Europa, situato a Siracusa – una città fantasma in cui i bambini nascono malformati.

Infine, nello scatto intitolato “Ricicliamoci”, primeggiano indossatrici vestite di abiti realizzati con materiali di scarto all’interno di un centro di riciclaggio di rifiuti plastici.

Marisa Laurito ha utilizzato programmi di fotoritocco per dare vita a questa narrazione onirica sul degrado della civiltà e sui soprusi nei confronti della natura, sottolineando la necessità che l’arte di questo millennio lasci nella memoria collettiva una traccia significativa dei valori culturali di un’epoca. Ma, nonostante il senso di morte e decadenza che avvolge queste suggestive fotografie, l’osservatore non può ignorare una vitalità primigenia e una speranza feroce che il guizzo di uno sguardo o la forza di un sorriso raccontano con chiarezza, lasciando aperto uno spiraglio all’ironia e alla voglia di guardare ai disastri con inguaribile ottimismo. Transavantgarbage è dunque un osanna alla potenza dell’arte, che non si lascia scalfire – nella sua efficace immediatezza – dal crollo della società dei consumi, che si fa mezzo di condivisione e divulgazione e che attraverso il reportage fotografico si erge a strumento di contestazione sociale per eccellenza.

 

Francesca Eboli

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