Umberto Eco nel paradiso degli artisti

L’articolo è frutto di un discorso da me ipotizzato seguendo le idee e gli scritti di Umberto Eco.

“Salve a tutti, mi chiamo Umberto Eco, sono nato nel ’32, anno in cui c’era meno ma c’era anche parecchio di più. Mi piace chi scrive bene, mi piace poter dar consigli per scrivere bene, però mi piace anche chi fa errori, chi si corregge e supera: chi si migliora.

Sono nel girone degli artisti dal 2016 e vedo spesso Dante ed i suoi discendenti che se ne vanno in cerca delle loro amate: povero Dante, pensa che siamo finiti all’inferno perché qui non trova la sua Beatrice, ma a forza di cercarla si è dimenticato del paradiso in cui ci troviamo.

Ho avuto fortuna, io, cari lettori, che prima di morire le mie parole e le mie idee son volate: qui ho incontrato parecchi miei predecessori che son morti prima di poter far soldi con i loro scritti e ho pensato a quante ne abbiamo lette sui libri dei licei di frasi come fu pubblicato solo dopo la sua morte. Che destino crudele, quello degli artisti: un paradiso alcuni se lo meritano proprio.

Ho incontrato anche il grande Giuseppe Ungaretti, lui che sarebbe stato capace di verticalizzare persino l’orizzonte.

La prima volta che ci siamo incontrati – quale onore ho avuto! – mi ha detto:

Si sta

come ad aprile

sugli alberi

i fiori di ciliegio

E forse ha subito un po’ le influenze dei Neruda, quando l’ha sentito dire che voleva far con tutti quello che la primavera fa con i ciliegi.

Qui si comunica strano, c’è una nuvola che svolazza sulla testa di ciascuno di noi e non parliamo: scriviamo. Sulle nuvole vengono tracciate tutte le parole che le persone vorrebbero dire.

Che bel metodo sarebbe stato, questo, per risolvere il dibattito di cui intorno al ‘64 ho scritto in un saggio, per analizzare il tema delle masse e dei mezzi di comunicazione. C’era un concorso sulla comunicazione di massa, allora ho preso qua e là delle cose e le ho messe insieme, ho preso la figura dell’intellettuale e l’ho spaccata in due, un pro e un contro alla cultura di massa: ecco pronto Apocalittici e Integrati.

Gli apocalittici erano contro la cultura di massa, in quanto credevano che avrebbe portato alla peggiore delle società possibile, dove i soggetti erano tutti uguali e non erano relazionati tra loro.

Gli integrati vedevano la cultura di massa come qualcosa di positivo, che avrebbe favorito la solidarietà e aumentato l’uguaglianza, permettendo la democratizzazione delle informazioni.

La cultura di massa era vista come un bene perché legata alla democrazia, perché l’accesso ai mezzi di comunicazione era così possibile anche per quelle classi sociali che in precedenza ne erano escluse. Questo avrebbe permesso alla cultura di essere meglio diffusa verso tutti e anche più velocemente. In più, era un bene perché riusciva a soddisfare alcuni bisogni, quali l’intrattenimento e lo svago.

La cultura di massa era un male innanzitutto perché puntava alla classe media, la quale aveva un gusto medio: il pubblico era visto come omogeneo, legato ad una completa assenza di originalità. Le masse erano viste come insiemi di individui tutti uguali, che pensano e reagiscono agli stimoli tutti nello stesso modo. Non esisteva alcuna differenza tra gli individui e questo avrebbe portato a quello che McLuhan definì villaggio globale, dove gli individui provenienti da ogni parte del mondo sono collegati tra loro attraverso dei dispositivi tecnologici, ma senza la capacità di creare nessun legame veramente stabile.

In questo contesto i soggetti sarebbero arrivati a provare solo emozioni precostruite dai media, a non apprendere il nuovo: le persone subirebbero la cultura e sarebbero soggette alla persuasione della pubblicità, dove la cultura non è altro che merce acquistabile, come acquistiamo un pacchetto di sigarette in tabaccheria. Dove la gente punta solo e sempre a conformarsi con gli altri.

Apocalittici e integrati abbiamo chiamato, quindi, questi due gruppi di studiosi che si son messi a parlare di persone che comunicavano attraverso mezzi che ogni volta sembrano nuovi. Ieri per una cosa, oggi per un’altra, domani su cosa avranno da ridire?

La battaglia tra apocalittici ed integrati dopo 50 anni si è spostata sul web, se ci pensate: oggi gli apocalittici sono quelli che criticano internet, mentre gli integrati odierni sono coloro che lo usano incondizionatamente.

Però siamo ancora indietro a livello di elaborazione teorica: mancano dei geni come Theodor Adorno o Walter Benjamin per strutturare una teoria.

Sapete, cari, a lungo mi son domandato il motivo per cui, quando la società ci ha dato i mezzi per comunicare e ci ha legati ad essi senza darci la possibilità di staccarci, perché invece di trovare il loro male non abbiamo provato ad usarli, semplicemente, per trasmettere cultura.

Però, a questa domanda, ancora non ho trovato una risposta.

Comunque per non apparire sciocco dopo, rinuncio ad apparire astuto ora.

Lasciatemi pensare sino a domani, almeno.

 

Martina Casentini

 

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