Meretrix Messalina: storie (o calunnie) di una moglie puttana

Considerata la donna più bella di Roma, l’imperatrice romana Valeria Messalina è da secoli il simbolo dell’immoralità e della dissoluzione femminile. Di lei raccontano tanti autori latini; molto dure, in particolare, le parole riservate a lei da Svetonio, Tacito e Giovenale nei loro scritti. Eppure viene da chiedersi: dove finisce la verità e iniziano le calunnie?

Nata nel 25 da Domizia Lepida, nipote di Augusto, e da Valerio Messalla Barbato, patrizio imparentato con la casa giulio-claudia, Messalina venne data in sposa giovanissima, a soli 14 anni, a Claudio, futuro sovrano di Roma, per volere dell’imperatore Caligola, che necessitava della sua dote per arricchire le casse imperiali.

Costretta a sposare un uomo più vecchio di trent’anni, balbuziente e zoppo, non è difficile immaginare quanta insofferenza deve aver provato la povera Messalina, quanto dovesse starle stretta la vita di corte, soprattutto dopo che lo scettro dell’Impero passò nelle mani del marito.

Pur godendosi, subito dopo le nozze, i primi anni di maternità – diede infatti alla luce due figli, Claudia Ottavia e Cesare, detto poi Britannico – sbocciò in lei un desiderio di trasgressione e divertimento, che le procurò molti nemici, dentro e fuori la corte.

Si raccontavano di lei le storie più squallide: che avesse relazioni incestuose con i fratelli, che si prostituisse sotto pseudonimi nei bordelli di Suburra, il quartiere malfamato della città, e che una volta avesse persino sfidato la più nota prostituta di Roma a una gara di sesso, vincendo con 25 rapporti sessuali in 24 ore.

La sua condotta sarà stata di certo spregiudicata e poco adatta alla moglie dell’imperatore, ma non si può dire che fosse un’eccezione nella Roma del tempo. La meretrix augusta (così la definì Giovenale) non era altro che il prodotto di costumi già corrotti, secondo cui la libertà sessuale e il tradimento erano ammessi senza difficoltà, seppure a determinate condizioni, ed erano anzi consuetudine a corte, anche e soprattutto come mero strumento politico.

L’ostilità nei confronti di Messalina è, senz’altro, riconducibile alla sua appartenenza alla gens Iulia e al suo status di imperatrice, che la resero bersaglio delle lotte interne alla famiglia giulio-claudia. Il discredito sessuale delle figure femminili non è affatto raro in ambito politico e già all’epoca si era soliti colpire, nella propaganda senatoria, i propri nemici nella sfera privata e morale. E nelle alte sfere erano molti i personaggi da cui Messalina avrebbe dovuto guardarsi le spalle, prima tra tutti Agrippina Minore, l’ambiziosa madre di Nerone (poi futura moglie di Claudio), che voleva fare del figlio il nuovo imperatore di Roma.

Chissà, forse Messalina era solo una vittima delle invidie di corte e della solitudine. Con il marito sempre lontano, teso ad ampliare i confini dell’impero, si rifugiava nell’organizzazione di feste e spettacoli teatrali. Durante una di queste occasioni incontrò il celebre attore Mnestere, di cui si innamorò perdutamente, poi Gaio Silio, il più bell’aristocratico romano, che corteggiò forsennatamente, fino a desiderare di poterlo sposare ai danni del suo stesso marito.

Più brava a far l’amore che la guerra, Messalina non fu molto discreta nella sua congiura contro Claudio. Informato dei piani dell’imperatrice e del suo amante, incaricò un tribuno dell’uccisione della sua sposa, appena ventitreenne.

Ad attenderla, un destino peggiore della morte. Condannata alla damnatio memoriae, la cancellazione di ogni sua traccia come consorte imperiale, sia dai documenti ufficiali che dalle opere monumentali, Messalina fu, dunque, punita con l’oblio. Eppure la sua figura tragica ha attraversato il tempo e vinto la battaglia, giungendo a noi come simbolo a metà tra fantasia e realtà, incarnazione del desiderio e della libertà sessuale femminili.

 

 

Claudia Moschetti

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