Libere di parlare: CGIL e Filcams per la lotta alla violenza di genere

Ogni quarto d’ora una donna subisce violenza. Ogni ora è fatta di quattro quarti d’ora. Dal gennaio 2019, sono 95 le vittime della violenza di genere.
142 nel 2018.

141 nel 2017.

La CGIL e la Filcams, da sempre attivi per difendere chiunque sia indifeso, con Libere di parlare danno un peso a queste morti, un nome a queste vittime.
Luana Di Tuoro (segretario generale FILCAMS CGIL Napoli e Campania) e Wioletta Sardyko in piazza Garibaldi, nel giorno dedicato alla lotta alla violenza contro le donne, schierano il loro esercito di donne e uomini per la lotta alla violenza di genere e ci regalano testimonianze laceranti e toccanti di chi questa violenza l’ha vista in faccia e l’ha combattuta.

La violenza di genere ha mille volti: quello delle percosse, dell’umiliazione, della soggezione, del mobbing, del ricatto, della sottomissione, dello stupro, dello stalking, della diffamazione, della pubblica derisione, del revenge porn

Il seme della violenza di genere si annida e trova linfa anche in quelle pratiche che sembrano parte di una consuetudine, di un normale costume: una paga inferiore, un divieto, una gelosia asfissiante, un’avance spinta, uno sguardo insistente, una battuta lasciva o insinuante, uno sguardo allusivo e complice tra uomini, un giudizio sommario e superficiale ma che ha il sapore di una condanna, di un marchio.

Le donne che prendono la parola e ci regalano la loro storia, perché finalmente sono libere di parlare, ci raccontano che volto ha per loro la violenza di genere.

Francesca ci racconta 30 anni di matrimonio terminati con una denuncia per maltrattamenti e stalking. All’uomo che ha ricambiato il suo amore con violenza e percosse diffide, restrizioni ma neanche un giorno di prigione.

Rasima ci parla della fiducia data ad uomo in apparenza gentile e amorevole, ripagata con mesi di minacce, soprusi, gesti di umiliazione e sottomissioni. Una storia di violenza che ancora perdura e per la quale Rasima chiede aiuto e sostegno.

Giovanna ci descrive un campo profughi in Libano, al confine con la Siria, come un “luogo senza orizzonte”. Un campo profughi, in un paese come il Libano che non riconosce lo status di profugo, diventa un luogo senza orizzonte, senza futuro e quindi un luogo di reclusione. Qui le disuguaglianze si accentuano, i ruoli si fanno più marcati, più definiti: da qui gli abusi, le violenze, le molestie, le limitazioni della libertà personale, i matrimoni precoci che le donne subiscono.

Rosaria De Cicco, attrice “senza bavaglio”, parla perché zitta proprio non sa stare e ci racconta la forza e l’istinto di autoconservazione delle donne che hanno subito violenza, attraverso le parole di Shakespeare. Il messaggio è forte e chiaro: le donne che subiscono violenza non hanno bisogno di compassione, ma di sostegno.

L’avvocato Simona Fiordalisi pone l’accento sulla solitudine: quella solitudine che isola la vittima, che alimenta in lei il terrore e la paura, che paralizza e impedisce ogni richiesta d’aiuto. La lotta contro la violenza di genere, allora, passa anche attraverso la costruzione di una rete, fatta di istituzione, associazioni e centri, che sottragga le vittime alla solitudine e all’isolamento. Il biasimo dell’avvocato, inoltre, va a quella politica becera e miserabile che strumentalizza e cavalca il tema del diritto alla difesa. Armare un uomo non significa renderlo capace di difendersi, bensì soggetto capace di nuocere.

La manifestazione del 25 novembre si conclude con un gesto simbolico: decine di palloncini in volo che portano il nome delle vittime della violenza di genere. Ogni palloncino fatto volare è il ricordo di una vittima che ha perso la sua lotta e la speranza che la legge e l’educazione al rispetto possano vendicare ogni donna che pagato con la vita la fiducia o l’amore per un uomo.

 

Valentina Siano

 

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