Finisterre: quando la storia fa camminare

Un luogo affascinante e carico di mistero. Da anni è oramai tappa immancabile del Cammino di Santiago: Finisterre, laddove storia e leggenda si incontrano.

Sono decenni che il famoso pellegrinaggio include, per i più curiosi e temerari, una curiosa deviazione verso ovest prima di giungere al capoluogo della Galizia: Santiago de Compostela. Sto parlando di Finisterre (in galiziano, Cabo Fisterra).

Il nome deriva dal latino finis terrae, letteralmente “fine della Terra”. Si tratta di un luogo suggestivo, nella quale gli appassionati di storia, specialmente di quella antica, amano recarsi per visitare il temibile luogo che un tempo segnava il confine del mondo conosciuto. È questo il motivo che spinge alla visita di questa perla della Terra, un tempo ritenuta come punta estrema del creato.

Finisterre affaccia sull’Atlantico, in prossimità della Costa Da Morte, zona costiera della Galizia e definita così a seguito di numerosissimi naufragi avvenuti sul posto.

Si narra che, in antichità, qui vi fosse un Ara Solis, un altare sulla quale i Fenici erano soliti praticare il culto del Sole. Oggi, qui, è possibile assistere ai più colorati e caldi tramonti che l’universo possa offrirci. Il sole scompare, immergendosi nell’Atlantico, tingendo il cielo di fuoco e magia. Non è un caso, infatti, che nello stemma della Galizia vi sia rappresentato un calice con un’ostia entrante, in riferimento proprio a questa meraviglia naturale. Il calice figura l’Oceano, mentre l’ostia simboleggia il sole.

Alcuni riferimenti letterari ne testimoniano la diffusione a livello mondiale: famoso è il caso di Finisterre (1943), breve raccolta poetica di Eugenio Montale, il quale riempiendo il titolo di un simbolismo sicuro e preciso, introduce il lettore all’esposizione di quello che è il proprio viaggio verso il “limite” da dove, sporgendosi, indagherà la sua esistenza.

Un complesso di stimolo e minaccia che, nei secoli, ha guidato i pellegrini del passato nel cammino più emozionante di sempre, verso la fine del mondo.

Un viaggio lunghissimo e spesso anche alienante, dove la dimensione temporale pian piano andava e, tutt’ora, va sgretolandosi passo dopo passo. Rimane l’animo umano che si interroga sui numerosi “perché” e sugli incerti “come”. Eppure, l’uomo vi giunge. E solo qui può trovare le sue risposte.

Un viaggio che, secoli fa, portava ai confini inimmaginabili della Terra, ma che da sempre, costringe l’uomo a conoscere e a varcare i propri confini: quelli interiori della riflessione forzata, immensa e sviscerabile.

 

 

Lisa Scartozzi

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