In giro con Raimondo

La cappella Sansevero è uno dei musei più importanti al mondo, per parlarvene ho immaginato una gita con Raimondo de Sangro, sensazionale mecenate che ci ha regalato uno dei gioielli più prestigiosi di tutti i tempi.
Da qualche tempo ormai, in base alle personalità dei miei amici, ho imparato a selezionare una compagnia per le diverse attività ricreative. Così se con D’Annunzio si esce a far baldoria, quando ho bisogno di scoprire nuovi posti contatto Raimondo de Sangro, un tipetto davvero eclettico. Questa volta, però, mi ha consigliato di visitare la sua cappella.

La cappella Sansevero è uno dei musei più importanti al mondo, originariamente luogo di pellegrinaggio è stata adibita a chiesa da Giovan Francesco di Sangro – capostipite dei principi di Sansevero – (titolo nobiliare al quale appartiene Raimondo). Pertanto è anche conosciuta come cappella di Santa Maria della Pietà, comunemente detta la Pietatella grazie al dipinto de La pietà contenuta in essa e le piccole dimensioni.

Oggi il sito è una chiesa scomunicata e presenta quasi lo stesso aspetto dato da Raimondo nel Settecento, decise di abbellirla con una serie di opere d’arte affinché il suo nome e quello della sua famiglia rimanesse impresso nei secoli a venire. Di grande fascino è sicuramente il piano dell’opera generale, Raimondo ne seguì personalmente i lavori, ogni aspetto doveva rievocare un significato preciso.

Per esempio le dieci statue denominate Virtù e il pavimento con un motivo labirintico (oggi quasi del tutto perso) simboleggiano il percorso iniziatico verso la conoscenza e la tortuosità di questo. Oggi la cappella continua ad affascinare i suoi visitatori grazie all’enorme simbologia, non ancora svelata del tutto, e alla grande genialità del suo ideatore, oltre che la grande maestria degli artisti di stampo internazionale che ci lavorarono.

Dal momento che ho l’opportunità di chiedere a Raimondo quasi tutto, la butto sul personale: quali tra le componenti del museo sono le sue preferite?

Così lui mi guarda e inizia a raccontarmi il suo personalissimo podio.

Medaglia di bronzo: Il Dominio di se stessi

Il dominio di se stessi rappresenta un soldato che tiene alla catena un leone, simboleggia la volontà dell’intelletto sull’istinto, virtù attribuita alla nonna paterna Girolama di Loffredo. Infatti ogni virtù è dedicata ad un esponente o più della famiglia al quale tale caratteristica si addice. Gli encomi posti sotto le sculture sono di grande fascino:

“A Girolama Loffredo […], che non fu mai abbattuta dal destino ostile né troppo esaltata da quello propizio, sapendo ella governare se stessa con fermezza, Raimondo de Sangro principe di Sansevero pose nel 1759 all’amatissima nonna”.

Medaglia d’argento: Il Disinganno

Il secondo posto, per il mio amico, è dato invece da Il Disinganno: un uomo, aiutato da genietto alato, si libera da una rete rappresentante il peccato. Il monumento è dedicato da Raimondo al padre Antonio per riscattare la sua figura, infatti dopo la morte prematura della moglie Cecilia Antonio de Sangro si dà a una vita travagliata affidando al padre Paolo le cure del figlioletto. Ma dopo anni di peripezie decise di ritirarsi nella quiete vita sacerdotale:

Ad Antonio de Sangro […] mirabile per eloquenza, intelletto e innumerevoli virtù che, avendo perso in gioventù la moglie, fu molto asservito, ormai celibe, alle giovanili brame e per tale motivo viaggiò tutta l’Europa lontano dalla patria, ma, infine, riconosciute le proprie colpe, ritornato in patria, divenne sacerdote e abate di questo tempio. […] Suo figlio Raimondo principe di Sansevero, per non disconoscere nulla a suo padre e alla giustizia, volle che questo encomio fosse scritto e posto.

Medaglia d’oro: La Pudicizia

Al gradino più alto del podio La Pudicizia è un altro esempio, della perfezione tecnica con la quale sono state create le sculture della cappella. Come nel Cristo velato il corpo della donna è coperto da un velo “trasparente” che le dona un aspetto elegante:

Pace eterna a Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona […] che rifulse per costumi, grazia, intelletto, carità, devozione, fedeltà a tal punto da poter essere comparata alle donne più elette e misericordiose di tutti i tempi. Visse venti anni, morì il 26 dicembre 1710. Suo figlio Raimondo de Sangro principe di Sansevero, affinché le sue elevate virtù fossero maggiormente significate nel ricordo dell’animo riconoscente e dell’affetto, ebbe cura che questo sepolcro fosse innalzato all’incomparabile madre nel 1752.

Ho giocato a intuire quali potessero essere i legami più intimi per Raimondo di Sansevero, da uomo eclettico qual era sperimentava molte tecniche in diversi campi. Non so se sia stato un uomo costantemente insoddisfatto o felice per le grandi conquiste personali. Ho volutamente tralasciato altre opere di importanza grandiosa come la volta, il Cristo Velato, La Deposizione perché ritengo opportuno che siano loro stesse a parlare.

Io intanto, perché si è fatto tardi, chiamo D’Annunzio.

Stasera ho voglia di divertirmi.

(Le traduzioni degli encomi sono state attinte dalla guida ufficiale del museo).
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Raffaele Iorio

 

 

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