Leoni alati su Napoli: “Venezia a Napoli. Il cinema esteso”

E se vi dicessero che la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica si è trasferita a Napoli? Cinefili partenopei, non vi sto prendendo in giro, è successo davvero!

Dal 22 al 28 ottobre si è svolta la nona edizione della rassegna “Venezia a Napoli. Il cinema esteso” diretta da Antonella di Nocera e promossa da Parallelo 41 con la collaborazione di altre istituzioni tra cui Biennale di Venezia 76 e l’Università Federico II. La manifestazione oltre alla proiezione di più di 30 film, ha previsto l’incontro con circa 20 registi, emergenti e noti come Enrico Ghezzi e Giuliano Montaldo. Gli spettacoli sono stati presentati in nove sale cinematografiche del centro storico e provincia: dal cinema Astra e il Modernissimo, fino al Magic Vision di Casalnuovo e il Ricciardi di Capua.

Lo scopo dell’evento sta proprio in quell’aggettivo “esteso”: creare una rete territoriale e culturale che permetta la circolazione di capolavori classici, moderni e internazionali, al di fuori dell’ambiente veneziano. Ripopolare i cinema, avvicinando un pubblico sempre più vasto alla settima arte, soprattutto i giovani.

Quest’anno è stato rivolto un omaggio particolare a Federico Fellini, in occasione del centenario della nascita (gennaio 2020). Ogni film è stato anticipato da pillole dell’Archivio Luce, raccolte nel progetto Federico fellini in frames. L’omaggio è continuato con la proiezione de Lo sceicco bianco restaurato dalla Cineteca di Bologna e ufficialmente in programma nelle sale per l’anniversario.

Purtroppo non posso descrivere tutte le opere e le giornate, ma voglio darvi qualche breve sketch su tre film. Da precisare che ogni visione era anticipata e seguita da commenti e da interventi che hanno creato un bel clima partecipativo.

Il primo film è proprio Lo sceicco bianco. Già il titolo fa pensare al mondo fiabesco e, infatti, la dimensione onirica ha un ruolo importante. Sogno e realtà si mescolano in una commedia d’amore ambientata nella Roma degli anni ’50. I protagonisti sono due sposini Ivan e Wanda che vanno nella capitale a trascorrere il viaggio di nozze. Ivan, borghese in ascesa, ha organizzato tutto alla perfezione per fare bella figura con lo zio e fare carriera, ma qualcosa va storto. La sua metà, che sin dalle prime scene non la conta giusta, è infatuata dell’attore di fotoromanzi Fernardo Rivoli, interpretato da un giovane Alberto Sordi. La ragazza va ad incontrarlo e magicamente… No spoiler! Sembra una vera favola, ma è solo un’illusione e la povera “principessina” si ritrova vittima di una serie di peripezie tragicomiche.

Il film all’epoca non piacque, apparve come una storiella fine a se stessa. Forse era necessaria una nuova maturità per comprenderlo, quella moderna che oggi ne ha voluto il restauro e che ne ha colto le tematiche rilevanti sotto la maschera del comico.

Fellini ha voluto rappresentare, con questa coppia, la società e la famiglia italiana del dopo guerra che aveva il compito di ricostruire il paese. Polemizza contro la morale borghese dell’apparire, del patriarcato e del fanatismo religioso. La fuga di Wanda, una Madame Bovary italiana, non è cosa da niente in quel clima: da una neo sposa ci si aspetterebbe obbedienza totale al marito-padrone e, invece, inghiottita nel suo sogno, distrugge quella realtà. Ma Ivan non è il cattivo, è lui stesso intrappolato. È uno di quei film ben riusciti che ti fa viaggiare mentre lo guardi e ti fa riflettere subito dopo.

Il secondo film è Tiro al piccione di Montaldo, eccezionalmente presente in sala per interagire con gli spettatori. Siamo nel 1943 e il protagonista Marco, spinto da una difficile situazione personale e da confuse idee patriottiche, si arruola con al Repubblica di Salò. Tra le crudeltà della guerra e un amore finito male, accresce il senso di smarrimento del giovane, culminato nel finale. Lo scontro con i partigiani è avvenuto e, in un mare di sangue repubblichino, si staglia la figura dell’unico sopravvissuto Marco, il quale viene invitato alla resa. Ormai svuotato della propria identità, passa dalla parte dei nemici, accompagnato da una voce in sottofondo che lo elogia per aver scelto la parte giusta. Il regista attraverso i suoi occhi ha voluto darci un punto di vista fascista perché pensa che sia importante ascoltare anche le versioni dei “cattivi” per capire come e perché sono arrivati a tale punto. Tuttavia, l’operazione provocatoria che tentò di fare non fu e non poteva essere apprezzata dalla critica degli anni ’60, ancora troppo sensibile alla guerra. Fu accusato di ambiguità per non aver assunto una reale posizione, sebbene Montaldo dichiari ancora adesso di parteggiare per i partigiani e di averlo dimostrato nella scena conclusiva. Probabilmente il suo intento polemico non è riuscito come avrebbe voluto.

Il terzo film è nuovo rispetto agli altri due: La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco, anche lui presente in sala. Come Fellini, il regista ha sfruttato la dimensione ludica per trattare un argomento serio. Il film ha una struttura documentaristica che indaga quanto nell’Italia odierna, specie in Sicilia, siano rimasti saldi i valori trasmessi da Falcone e Borsellino. L’indagine procede soprattutto seguendo vita e pensieri di due personaggi agli antipodi: la fotografa di mafia Letizia Battaglia e un organizzatore di feste di paese Ciccio Mira che, in un altro film di Maresco, si era mostrato strenuo difensore della mafia. Lo scenario quasi apocalittico che ne esce fuori fa raccapricciare Letizia e noi spettatori, increduli di tanta omertà. Sentimenti contrastanti si alternano durante la visione: da un lato la strumentalizzazione della commemorazione dei due magistrati fa indignare, dall’altro il populino sfruttato da Ciccio fa impietosire. Il premio speciale della giuria del festival veneziano l’ha meritato tutto!

Questo è un assaggio insufficiente di quello che è stato Venezia a Napoli, esperienza da vivere in prima persona. Si spera in una prossima edizione, La Testata-TLI non vede l’ora, e voi testardi, se non siete andati e se non avete visto questi film, non fatevi incoraggiare!

 

 

Giusy D’Elia

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