Il nuovo mondo di Jim Carrey, da faccia di gomma a volto d’artista

Jim Carrey, meglio conosciuto come la faccia di gomma hollywoodiana, in grado di coinvolgere l’intero pubblico con smorfie e movimenti del corpo unici, è l’uomo snodabile del grande schermo, un buffo personaggio dalle braccia lunghe, le gambe molli e un cuore soffice. Una personalità “spuuuumeggiante” e sicuramente vulcanica che ha trasferito da un po’ la sua passione per la recitazione in qualcos’altro.

Non solo i suoi personaggi insoliti gli hanno portato un grande successo, quello che probabilmente da piccolo non sognava di raggiungere, ma gli hanno offerto la possibilità di una stabilità economica a cui non era mai stato abituato a causa delle numerose difficoltà economiche dei genitori che lo hanno visto costretto a vivere addirittura in un furgone Volkswagen. Passata un’adolescenza ribelle e movimentata, comincia a esibirsi nei club di Las Vegas e Los Angeles fino all’incontrastabile e prorompente carriera di cui siamo a conoscenza oggi.

Non ho mai pensato a Jim Carrey come a un attore eclettico che riuscisse solo nel suo, anzi: nonostante i grandi successi, dovuti alle sue performances in Ace Ventura – L’acchiappanimali in cui interpreta un detective dalle doti investigative bizzare, The Mask – Da zero a mito  in cui è invece un banchiere sfigato che grazie al ritrovamento di una maschera si trasforma in un cartone animato dalla faccia verde e con numerosi poteri, Bugiardo bugiardo con la storia di un avvocato che riesce a vincere tutte le cause giudiziarie grazie alle infinite bugie, o ancora The Grinch, a cuore soprattutto ai più piccoli, ho sempre considerato Jim Carrey uno dei pochissimi attori realmente bravi su questo pianeta per la sua capacità di interpretare anche ruoli difficili e di un certo spessore, in grado di intrattenere qualsiasi tipo di pubblico e perciò non da poco.  Già in The Thruman Show si sveste delle sue mimiche eccessive per spiegare nel miglior modo possibile il tema così amaro e attuale della cultura dei mass media. O come Man of the Moon, in cui c’è grande serietà e immedesimazione e il nostro attore incarna il ruolo dissolvendosi completamente in esso. Fino ad arrivare a Eternal Sunshine of the Spotless Mind che mette a dura prova la bravura di Jim Carrey che invece esegue una delle più emozionanti performances della sua carriera. Un protagonista sciatto, dismesso, che abita maglioni XXL e cappellini di lana arancioni, emotivo, serio, profondamente romantico e terribilmente frustrato. Un Jim Carrey che ho amato per la sua dolcezza e stranezza al punto tale che, ogni volta alla fine del film, avrei desiderato essere io la sua Clementine Kruczynski per guardare le stelle sdraiata sul ghiacciato fiume Charles. Ma purtroppo il mio letto ha sempre avuto la meglio e il mattino seguente anche i miei ricordi erano stati cancellati.

Ma cosa succede quando un cabarettista come Jim è in balia dei propri sentimenti e ha bisogno di consolarsi dalle delusioni della vita? Cosa succede quando “la vita è un biscotto e se piove si scoglie” e il biscotto si scioglie davvero? Il megadivo è sempre presente nelle classifiche dei personaggi più attraenti del pianeta, redatte da People ed Empire, tant’è che è reduce di due matrimoni, una relazione di cinque lunghi anni con l’esuberante e bionda Jenny McCarthy e una tragica storia con Cathriona White finita male. La make-up artist, morta suicida per un’overdose di farmaci nel 2015, è stata la causa maggiore di un lungo periodo di depressione del big hollywoodiano. Jim Carrey racconta di un periodo molto difficile vissuto dopo quell’episodio, dovuto anche al ritrovamento di una lettera nel pc di Cathriona:

“Da quando sono con te ho smesso di essere la persona che ero, Jim. Pensavo di aver conosciuto dottor Jekyill e invece mi sono ritrovata con Mr Hyde. Mi hai fatto finire in un mondo di cocaina, prostituzione, malessere, abusi. Hai fatto anche tante cose belle per me, e di quelle te ne sono grata. Prima di te, forse non avrò avuto molto, ma avevo il rispetto, ed ero una persona felice”.

La famiglia di lei accusò l’attore di aver istigato la figlia al suicidio. Dopo anni Carrey è stato scagionato e la causa archiviata. Ma nonostante questo, il divo, che proveniva da un periodo buio e difficile, cominciò sempre di più a chiudersi fino ad aiutarsi con la pittura:”Sulle pareti di casa mia sono appesi tutti i miei quadri. È come se il mio cervello fosse esploso su quei muri”. La pittura e il disegno diventano le sue nuove passioni che racconta nel documentario I Needed Color girato nel suo studio a New York, un luogo coloratissimo, pieno di tele e pennelli ovunque.

 

Jim racconta di come la pittura abbia funzionato per lui come un’amica, una liberazione dalle delusioni della vita, di come sia stata un’ossessione nata in un giorno deprimente, veramente brutto in cui passeggiava per le strade di New York:”Avevo bisogno di colore, tanto colore”, racconta l’attore; da qui il nome del documentario. L’arte come cura e forma di consolazione, è questo di cui parla Carrey che ormai lontano dai riflettori dello star system si dedica in particolare a delle vignette simpatiche in cui il presidente degli Stati Uniti è il suo bersaglio preferito.

“Faccio una vita solitaria, ma va bene così. A qualcuno potrà sembrare strano, ma io da solo sono felice” dichiara Jim Carrey a Radio Times. Oggi vive da solo nella sua casa a Los Angeles, si concede anche qualche appuntamento galante ma rigorosamente lontano dai riflettori e chissà, forse un giorno ritornerò quell’ adolescente che desiderava guardare le stelle al fianco dell’uomo più spassoso del mondo, sentirsi dire “Quella è Osidio, ce l’hai davanti!” e fingere di aver capito dove guardare.

 

Serena Palmese

Disegno di Sonia Giampaolo

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