I giochi in Lost

La tematica del gioco è molto presente nella serie televisa Lost fin dalla prima stagione. Gli amanti dei Losties ricorderanno sicuramente i momenti di svago intervallati da pericoli e prove ardue da affrontare. Quanti di voi hanno considerato l’aspetto simbolico e il significato preciso di ogni gioco?

Durante le sei stagioni abbiamo visto i vari personaggi giocare a backgammon, scacchi, poker, golf, Forza 4, Risiko e ping pong a tal punto da immaginare che gli sceneggiatori abbiano voluto attribuire un particolare significato alla tematica del gioco, o perlopiù, un valore allegorico. Spesso un dettaglio può celare un’accezione precisa e simbolicamente efficace: nel mostrarci i due giocatori che si sfidano soprattutto nel gioco del backgammon e in quello degli scacchi, uno di pelle bianca e l’altro di pelle nera, secondo un principio che non può essere esclusivamente frutto del caso, notiamo subito il contrasto visivo del bianco e del nero: “Il backgammon è un gioco per due giocatori: uno è la luce, l’altro l’oscurità”.

Negli scacchi invece, insieme allo schieramento delle pedine che si confrontano come due piccoli eserciti, si comprende la possibilità di una guerra simbolica da portare avanti, dove i due giocatori combattono per la vittoria, senza nessun tipo di superiorità. Non a caso i due eserciti difendono ognuno la certezza di trovarsi nel giusto e di avere un’ottima ragione per aspirare alla vittoria finale, proprio come Ben Linus e Charles Widmore, i quali sono convinti di essere ambedue i detentori dell’unica verità.

Nelle varie sequenze del gioco viene enfatizzata la relazione tra destino e libero arbitrio: durante la partita, sottoposta a regole severe pur conservando la libertà individuale di scegliere il proprio percorso, il giocatore non potrà continuare senza prevedere le conseguenze della sua mossa, poiché da ogni mossa dipenderà il futuro e la fine della partita stessa.

A livello simbolico, ciò rappresenta la responsabilità delle proprie azioni, valutando le conseguenze di eventuali scelte. Ragion per cui, nel gioco, in un certo momento della partita, si viene a creare una situazione tale in cui sarà possibile fare soltanto una mossa, come se lo schema finale si fosse delineato già molte mani prima, senza avere l’opportunità di intervenire per cambiare il risultato. Da non dimenticare la simbologia dietro l’impossibilità di assegnare un giudizio di valore e di bontà all’esercizio di una delle due fazioni. Ad esempio va citato uno degli intercalari di Linus “We are the good guys”, quando allo spettatore più razionale e amante della giustizia ciò non poteva che contenere dell’assurdo.

In effetti, come può definirsi buona una persona che rapisce e uccide, rapportandosi agli altri con crudeltà e cinismo? Probabilmente gli ideatori della serie desideravano riporre l’accento sull’impossibilità di etichettare i vari comportamenti umani, per cui il buono e il cattivo sono destinate a rimanere categorie astratte, soprattutto in evoluzione e strettamente collegate al mutare progressivo degli eventi e ai momenti contingenti vissuti dai personaggi.

Quanto al gioco del backgammon invece, oltre al simbolismo del bianco e nero presente negli scacchi, è da considerare anche l’incognita del caso e delle condizioni fortunate e non che possono aiutare o sfavorire i giocatori. Ma in questo gioco, ciò che fa pensare subito all’isola come un mondo a parte, è la divisione del campo esterno dal campo interno; la regola per cui le pedine introdotte all’interno della tavola “dovevano essere ricondotte alla casa e poi nuovamente fuori dalla tavola”, oppure la regola per cui le pedine “mangiate”, almeno nelle prime versioni del gioco, erano costrette a rifare tutto il percorso ricominciando dall’inizio, sono quelle che colpiscono l’immaginazione dello spettatore: potrebbero rappresentare quell’andare e tornare come simbolo di un viaggio a ritroso attraverso il tempo in cui i personaggi dovranno fare tabula rasa, che non è soltanto il titolo del terzo episodio della prima stagione, ma è anche l’assunto di base del pensiero del filosofo John Locke, per cui la mente umana è come un foglio bianco che si potrà riempire solo con l’esperienza personale. I Losties saranno costretti ad abbandonare la loro esperienza fatta fino a quel momento e ripetere tutto da capo per tornare a casa, dove potranno essere finalmente se stessi e non soltanto quello che piacerebbe loro apparire, o quello che sono diventati per il volere e le scelte di altri. Sono essi stessi a voler cambiare e vivere in autenticità, piuttosto che continuare a essere pedine di un destino che non comprendono e che sembra posto al di fuori e al di sopra di loro.

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Marianna Allocca

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