Tsundoku: lo shopping compulsivo di chi ama i libri

Avete presente quella brama irrefrenabile, che spinge a comprare un libro nuovo pur avendone altri, ancora intonsi, accatastati sul comodino?
La conoscono senza dubbio i giapponesi, che hanno un termine tutto loro per identificarla: Tsundoku, unione dei lemmi tsunde (“sovrapporre cose”) e oku (“lasciare lì per un certo tempo”).

Succede così: una bella copertina ci attrae dalla vetrina di un negozio, un amico ci consiglia una lettura appassionante, una bancarella “Tutto a 2 euro” nella piazzetta sotto casa. È un attimo, una smania incontrollabile, un bisogno imperativo. Un solo pensiero: “Dev’essere mio!”.
Poi la vita si mette in mezzo – il lavoro, lo studio, i figli – e la pila di libri sul comodino cresce, senza che si abbia il tempo di sfogliarne anche solo una pagina. Eppure, all’occasione successiva, è impossibile non approfittarne. Si torna a casa con un libro nuovo. Ancora e ancora.

D’altronde, è come diceva Ugo Ojetti, giornalista e scrittore: “Chi accumula libri accumula desideri; e chi ha molti desideri è molto giovane, anche a ottant’anni”. E chi non vorrebbe restare giovane per sempre?

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