Gettys: the world’s richest art dynasty per Artecinema

Un patriarca, petroliere, filantropo e collezionista; due discendenti, Mark e Gordon, che raccontano la storia di tre generazioni di Getty; una dinastia, un mare di soldi, arte e scandali.

To be born with a silver spoon in one’s mouth dicono gli Inglesi. E i Gettys sono di certo nati con un cucchiaio d’argento in bocca. Il documentario di David Shulman è abitato da soldi e nomi altisonanti. I Gettys comprano tutto quello che vedono, e se vedono qualcosa che non si può comprare se lo fanno costruire in copia conforme. La famiglia, attraverso il racconto di due dei discendenti, Mark e Gordon Getty, rispettivamente nipote e figlio del patriarca J. Paul Getty, vuole apparire come una dinastia di filantropi, benefattori, raffinati collezionisti, artisti, fanatici estimatori di qualunque tipo di arte. In realtà, dal racconto la sensazione che si ha è quella di una famiglia di ricchi, che ad un tratto diventano sfacciatamente ricchi e trovano il modo più eclatante per ostentare la propria ricchezza: comprare la bellezza.

  1. Paul Getty nel ’56, con i 500 mila dollari lasciatigli in eredità dal padre, eredità misera come punizione per una vita scioperata fatta di donne, storielle, matrimoni lampo e divorzi, acquistò la Pacific Western Oil corporation assieme ad altre compagnie petrolifere, approfittando del calo dei prezzi successivo alla grande depressione. Da quel momento in poi il fiuto per i grandi colpacci porterà J. Paul Getty a scalare la classifica del più ricchi d’America superando anche gli storici rivali, i Rockefeller. Era nato l’impero Getty.

Quando si crea un impero miliardario allora due sono le cose da fare: generare eredi e dare a questo impero un patrimonio artistico e immobiliare adeguato. J. Paul Gettys sposa cinque donne e da queste ha cinque figli. Non è un padre presente, non un padre affettuoso. Non sarà un nonno amorevole, sarà un nonno che tratta i propri nipoti come adulti, che parla con loro di politica, economica, soldi. Tra le pieghe del racconto del nipote Mark, racconto che vuole essere il più clemente possibile, si intravede un J. Paul arido, freddo, che prova per i suoi familiare gli stessi sentimenti che prova per gli oggetti di cui si circonda: un affetto dovuto ma mai sentito, un disinteresse disincantato, un attaccamento gelido. Nel 1973 il nipote di J. Paul senior, John Paul Getty III, figlio di John Paul Getty Jr., che sarà poi padre del noto attore americano Balthazar Getty, viene rapito dalla Ndrangheta a Roma: la richiesta dei sequestratori di 20 milioni di dollari non verrà soddisfatta, il padre e il nonno si rifiuteranno di scendere a compromessi con i sequestratori. Il giovane verrà rilasciato sulla Salerno- Reggio Calabria dopo cinque mesi di prigionia e un orecchio amputato, dopo un riscatto di poco più di un miliardo di lire. Mark, offeso dal ritratto che Ridley Scott fa del nonno in All the Money in the World (2017), tenta di giustificare la freddezza del nonno durante il sequestro come una strategia per limitare i danni, l’atteggiamento più ovvio che un miliardario con 5 figli e 14 nipoti possa avere di fronte a dei sequestratori: ma quello che si vede, in realtà, è un uomo anaffettivo che gestisce un dramma familiare come una transazione finanziaria.

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  1. Paul Getty, dopo aver visitato la villa di Adriano a Tivoli decide che tipo di imperatore vuole essere: colto, raffinato e filantropo. Si fa costruire a Malibù una villa che sia la copia di quella di Adriano: seguirà i lavori a 6000 miglia di distanza attraverso foto e mail, morirà senza mai vedere la sua villa, seppur completa. C’è chi ha giustificato la cosa con la paura di volare: ma il sospetto che si tratti di disinteresse è forte.

Dalla morte di J. Paul senior la Getty villa di Malibù diventerà la sede del J. Paul Getty Museum. Dalla morte del patriarca, grazie al suo lascito e alla vendita della Getty OIl, il Getty Museum diventerà il museo con maggiore liquidità al mondo: i MOMA di New York e l’Hermitage di San Pietroburgo possono cominciare a tremare. I Getty si lanceranno in una sfrenata campagna acquisti nel mondo dell’arte e del collezionismo: Londra si unirà tutta contro i Getty per evitare che le Grazie di Canova volino oltreoceano. I Getty raccoglieranno nel loro museo un patrimonio artistico inestimabile. Si costruiranno un museo d’arte contemporanea a Los Angeles, una biblioteca nel Buckinghamshire, una raccolta personale di pellicole, un’agenzia fotografica con sede a Seattle, la Getty Images. Se però una Getty ti viene a dire che le Grazie di Canova sono delle brutte culone, il sospetto che forse tutta quella bellezza non se la meritino ti viene.

Valentina Siano

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