Petrarca: l’Itinerarium all’interno del suo cervello

Scommetto che conosci Petrarca solo come scrittore del Canzoniere, ci sta, è sicuramente la sua opera più studiata alle scuole superiori.

Oggi, però, mi era venuto in mente di raccontarti una storia diversa, quella di un viaggio. Magari sei al quinto anno delle scuole superiori e il tema che ti capita durante l’orale è proprio: IL VIAGGIO.

Noi tutti sappiamo che il viaggio più documentato della letteratura è la Divina Commedia, ma se parlassimo egualmente di una delle Tre Corone potremmo citare l’Itinerarium scritto proprio da Francesco Petrarca.

L’Itinerarium ad sepulcrum Domini nostri Ihesu Cristi è un’epistola che Petrarca scrive intorno al 1358, indirizzandola all’amico e pellegrino Giovanni Mandelli.

Adesso immedesimiamoci: siamo noi Francesco Petrarca, ci sediamo allo scrittorio e, tramite una miriade di carte, libri e informazioni, tracciamo un viaggio preciso, ma virtuale, fino alla Terrasanta, toccando non solo i luoghi di pellegrinaggio, ma anche alcune mete storicamente interessanti e culturalmente emozionanti.

Un po’ come quando siamo a corto di denaro e mettiamo un’immagine del mare sul pc, un ventilatore in faccia e una piscinetta sul balcone per ricreare l’ambiente di Ibiza, Formentera o Gallipoli.

Diciamo che Petrarca, più che a Ibiza, era intenzionato a guidare il suo amico verso la purificazione dello spirito, un viaggio totalmente spirituale dove la componente fisica fosse marginale e legata alla sfera terrena. Così, il viaggiatore può iniziare la propria ascesa allo spirito senza dimenticare gli oggetti fondamentali per l’itinerario: la crema solare, il cuscino ergonomico, ma soprattutto un ritratto dell’amico.

Sì, avete capito bene.

Immagino che Petrarca si sia intrufolato una notte nella camera di Mandelli e che, furtivamente, abbia introdotto un suo ritratto con un grande bacio schioccato col rossetto e la dedica “A Mandelli, purificati tutto”. Infatti, oltre alla guida da lui redatta con minuziose indicazioni sull’itinerario da seguire e innumerevoli incoraggiamenti a non cedere alla stanchezza, Petrarca fa rientrare nell’indispensabile il ritratto che possa fungere da monito al compagno, un enorme non ti scordar di me con cui rammentare che le loro anime sono vicine poiché questo viaggio non è di questo mondo.

“O Mandelli, portami un souvenir dalla Terrasanta, Maremma maia…” Mi sa che Petrarca non avrebbe detto quella parola.

Ma perché, se il viaggio dello spirito verso la Terrasanta era così importante, Petrarca non cede alla tentazione di seguire il suo compagno?

Semplice: aveva paura del mare.

Fermiamoci e pensiamo, siamo nel 1343 a Napoli e la notte tra il 24 e il 25 novembre appare infinita. Una tempesta si abbatte sulla città e un naufragio catastrofico uccide molti uomini che annegano e sbattono contro gli scogli venendo anche mutilati. Da quella notte in poi, la paura fa giurare al poeta che non avrebbe mai più viaggiato tramite mare. Il naufragio, infatti, era un motivo portante della cultura letteraria, una delle più grandi cause di morte, ne parlano Giovenale, Omero stesso. Il mal di mare e la paura di morire lentamente e con dolore, annegando, lo portano a declinare l’invito per il pellegrinaggio in Terrasanta.

In ogni caso, Terrasanta o Ibiza, la morale della favola è sempre la stessa: porta con te un itinerario, anzi, un Itinerarium che ti conduca nei posti più belli, ma soprattutto, non dimenticare la foto del tuo migliore amico.

Benedetta De Nicola

Disegno di Alberto De Vito Piscicelli

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