Un doppiatore è come un diamante: è per sempre!

Perché quando muore un doppiatore, con lui muoiono i nostri eroi…

Ricordo ancora come fosse ieri quando, nel 2010, morì Sergio Di Stefano. Prima non sapevo neanche chi fosse, e infatti lo scoprii solo qualche tempo dopo, quando iniziò la settima stagione di Dr House-Medical Division: stessa faccia, voce diversa.

Al fastidio iniziale, fece seguito la delusione. Mi ero talmente abituato a quel tono profondo e saccente del dottore che adesso non riuscivo più ad associare il volto di Hugh Laurie alla nuova voce. Mi fece venire voglia di mollare tutto e smettere di seguire la serie. Alla delusione seguì poi la rabbia, come se quelli mi avessero fatto un torto personale, come se quelli avessero ucciso uno dei miei eroi. Quelli chi, poi? Neanche sapevo con chi prendermela di preciso. Finché, a mente lucida, mi feci una semplice domanda: “Perché l’hanno fatto?

Beh, fu così che scoprii che lo storico doppiatore di Dr House era morto, all’età di 71 anni, a causa di un infarto. Un perfetto sconosciuto ci aveva lasciato le penne e io riuscivo solo a lamentarmi perché qualcuno aveva cambiato doppiatore al mio diagnosta preferito.

Quel giorno lessi gli articoli ormai datati, che parlavano del tragico fatto e scoprii che, insieme ad House, era un po’ come se fossero stati uccisi Il Grande Lebowsky di Jeff Bridges o l’Highlander di Christopher Lambert o l’“Intoccabile” Kevin Costner, gente che, per definizione, è letteralmente immortale e intoccabile. E, come loro, sentii morire tanti altri eroi della mia vita di maratoneta seriale e cinematografico a cui Di Stefano aveva dato voce.

Solo tre anni più tardi un altro colpo al cuore, quando cambiarono doppiatore a Lui, con la L maiuscola, l’unico vero eroe moderno: Homer Simpson. Qui conoscevo nome e cognome di chi lo doppiava: Tonino Accolla, letto migliaia di volte nei titoli di coda del cartone animato che ha segnato la mia adolescenza e parte dell’età adulta. Una lacrima scese quel giorno, per la consapevolezza che, con la voce caratteristica di Homer, sarebbe sparita per sempre anche un’altra parte importante della mia vita, una delle risate più particolari del grande schermo, quella di Eddie Murphy. Già, Accolla lasciava in silenzio due personaggi talmente cult che sarebbe stato impossibile sostituirli a dovere.

Ma poi, pensandoci meglio, ho ricordato che, prima di loro, c’è stato chi, lasciandoci, ha tappato la bocca a ben altri eroi. Ferruccio Amendola, nel 2001, fece tacere gente come Sylvester Stallone e Robert De Niro, Dustin Hoffmann e Thomas Milian. Pensate a cosa sarebbe Rocky senza “Adriaaaaaaaaaanaaaaaaaa”, o Er Monnezza senza le sue volgari uscite in romanesco.

Beh, non oso neanche immaginare cosa accadrà quando, facciamo le corna, non ci saranno più doppiatori come Pino Insegno o Luca Ward, maestri di quest’arte grazie alle loro potenti voci. Per ora, l’ultimo in ordine di tempo a lasciarci letteralmente privi del nostro giocattolo preferito, è stato Fabrizio Frizzi. Non era doppiatore di professione, è vero, ma per noi italiani la voce di Woody di Toy Story era sua e solo sua.

Ebbene, questa volta ho deciso di dire basta. Toy Story 4 è uscito recentemente nelle sale italiane e io mi sono categoricamente rifiutato di andare a vederlo. Ascoltare un’altra voce sul volto di quel piccolo sceriffo di pezza che in un modo o nell’altro ha accompagnato tutta la mia vita sarebbe veramente troppo. Questa volta non lascerò morire il ricordo della sua voce.

Un doppiatore dovrebbe essere come un diamante: per sempre.

 

Luca Rinaldi

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