L’infinito: le fil rouge del nuovo album di Roberto Vecchioni

L’infinito leopardiano è il filo conduttore del nuovo album di Roberto Vecchioni e proprio per questo, ieri, a Villa delle Ginestre di Torre del Greco, è stato premiato come vincitore della XIII edizione del Premio nazionale letterario “La Ginestra”.

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Duecento anni fa Giacomo Leopardi scriveva questi versi lapidari che hanno influenzato il nostro amato cantautore, regalandoci un degli album più belli degli ultimi anni.

Nel brano premiato, intitolato proprio “L’infinito“, il protagonista è l’ultimo Leopardi: sognatore, incantato dal canto dei bambini risuonanti nei vicoli napoletani.

“Questo vivere intorno, questo sole nell’aria, questo cadere in sogno.”

Il cantautore milanese ci ritrae un poeta molto più positivo, alla ricerca di una tregua e che non odia la vita ma la sua disperazione e il suo sarcasmo.

“E forse l’infinito non è al di là, è al di qua della siepe.”

L’intento perseguito dell’autore è stato quello di far amare la vita anche alla persona più lontana da questo amore.

Mi sono venuti in mente i versi di Brecht:

Quello che amo mi ha detto
che ha bisogno di me
Per questo
ho cura di me stessa
guardo dove cammino e
temo che ogni goccia di pioggia
mi possa uccidere

Avere cura di sé stessi per l’altro. Chiunque esso sia. Uno dei più grandi poeti italiani, la nuova generazione, la persona che si ha accanto nel proprio cammino.

L’amore per la vita si manifesta proprio in questo:nella coltivazione,
una meticolosa dedizione, nella speranza che il sole possa splendere per germogliare, all’infinito.

“Ed è proprio aver vissuto,
Che ci fa vivere ancora.
Ed è proprio aver perduto,
Che ci fa credere ancora.”

Federica Auricchio

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