Con gli occhi innocenti e pieni d’amore 

C’è stato un tempo in cui il Messico era la terra promessa, occhi innocenti e pieni d’amore, la salvezza di un popolo vessato dalle forze del male. Tra mito e realtà, le migrazioni degli Aztechi e le carovane del Sud America.

Ho sempre apprezzato gli accostamenti degli opposti, riescono a marcare meglio gli estremi, come mangiare in un ristorante lussuoso e al di là della strada notare stagliarsi un accampamento di migliaia di poveri diavoli.

Nessuna colpa se siamo nati nella parte ricca della terra, questo è ovvio, ma ti dico che mentre sto scrivendo sono seduto comodamente nello studio del mio attico che affaccia sul golfo di Napoli, aria condizionata e bibita ghiacciata incluse, perché sapere che tutto sommato me la passo meglio di tanti mi pone agli occhi di alcuni come ipocrita, o semplicemente come il tizio, antipatico e arrogante, come chi ti punzecchia con il dito mentre parla.

Le persone odiose difficilmente si dimenticano.

Così solo per ricordarti meglio di ricordare magari ti insulto anche la mamma.

Il mito racconta che un tempo, nella terra delle sette caverne, il suolo divenne arido e le genti oppresse dalle mire di signori locali conducevano una vita infernale. Nel palmo della mano di una vecchia sacerdotessa si posava un grumo di piume di colibrì dal quale si materializzò Colibrì del Sud che prese sembianze umane, un guerriero forte e valoroso. Si presentò alla donna per guidare gli Aztechi verso la terra promessa, il Messico laddove, parola di dio, avrebbero avuto “ricchezza e gloria”.

Ma oggi come allora, le forze del male ci misero lo zampino, fu inviato Tecolotl, un gufo con temibili occhi gialli, per insegnare le arti magiche a Piuma Fiorita affinché ostacolasse Colibrì del Sud e gli Aztechi nel loro proposito.

A nulla servì lo scontro tra il dio e la strega che, nonostante la sconfitta, si tramutò in un’aquila che dall’alto di una montagna ostruiva il passaggio per il Messico:

“Aquila” disse il gufo “Colibrì del Sud ha ucciso il tuo corpo, ma non ha potuto uccidere il fluido magico che ti ho infuso. Perché ciò avvenga è necessario l’amore di un cuore puro, di un cuore di donna”.

A quel punto non la forza ma l’amore fu tutto ciò di cui avevano bisogno: Stella Bianca, giovane principessa, si innamorò di Colibrì del Sud il quale l’avvertì della maledizione contro gli Aztechi. Ma lei, conscia dell’enorme sacrificio che richiedeva, si avviò verso l’altura difesa dall’aquila. Si racconta che il rapace fu vinto da quello sguardo innocente e pieno d’amore e fuggì lontano, inghiottito per sempre dall’inferno.

Agli Aztechi furono spalancate le porte di un futuro glorioso mentre la povera Stella Bianca fu costretta a vivere una vita di solitudine rimpiangendo il suo amato Colibrì del Sud che non tornò mai più tra gli uomini.

Se i miti traggono spunto dalla storia, quest’ultima è fatta di ricorsi che si ripetono costantemente. Anche se le vicende degli uomini sudamericani o più in generale di molti migranti contemporanei ricordano quelle degli Aztechi, sarebbe troppo riduttivo limitare il male alla materializzazione di un parrucchino arancione piuttosto che un’aquila o un gufo: è molto più capillare di quello che sembra, è un uccello che nidifica in tutti.

Questa volta mi sono illuso che gli stessi occhi innocenti e pieni d’amore della piccola Angie Valeria, come Stella Bianca, potessero far recedere e abbattere ancora le forze del male, tuttavia lo stesso è valso con il piccolo Aylan.

È sciocco affidare alle foto ciò che dovrebbe partire dagli uomini.

Ho cercato di alleggerirmi la coscienza raccontandoti questa storia, spero tu faccia lo stesso magari punzecchiando davvero il tuo interlocutore, così… solo per renderti antipatico, del resto nessuno ascolta chi non fa baccano, eccezion fatta per alcune persone (sensibili) d’orecchi, ma questi sono cosa assai rara.

 

Raffaele Iorio

Disegno di Luca Casadio

 

 

 

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