Cinema e moda: due arti che si intersecano

Marilyn Monroe senza Chanel N5, Audrey Hepburn senza Givenchy, “Il grande Gatsby” senza Prada. Suona male no?!

Proviamo ad immaginare per un attimo il cinema senza moda. Immaginiamo “Colazione da Tiffany” senza il tubino a sirena della scena iniziale; “Il grande Gatsby” senza i meravigliosi abiti di Prada e MiuMiu; “Il diavolo veste Prada” senza l’enorme sfilza di nomi e di abiti presenti durante tutta la pellicola. Non sarebbe certo lo stesso vero? No, perché cinema e moda sono uniti in alcuni casi da un legame indissolubile, un filo che li lega senza il quale l’uno non potrebbe esistere senza l’altro.

 

Fin dagli albori del cinema infatti, il costume è sempre stato uno step fondamentale per la buona riuscita di una pellicola. Nei primi anni Venti le attrici erano solite attingere dal loro guardaroba personale per interpretare i vari ruoli che venivano proposti ma già con la nascita di Hollywood le cose incominciarono a cambiare, tanto che proprio nel corso degli anni Trenta nasce la figura del costumista. Durante questi anni i due elementi iniziano a fondersi e l’uno influenza l’altro.

Sono gli anni delle grandi dive hollywoodiane, dei primi red carpet, dei primi servizi fotografici dedicati alle dive del cinema che iniziano a dettare tendenza in maniera planetaria. Pensiamo ad esempio allo stile di Marilyn Monroe, Audrey Hepburn, Grace Kally, tutte dive che hanno segnato un’epoca con il loro modo di indossare abiti, gioielli e perfino profumi: “So I said I only wear Chanel N5” rispondeva la Monroe alla giornalista di Life Magazine che le chiedeva cosa indossasse per andare a dormire.

 

Ovviamente l’industria della moda ha saputo sfruttare al meglio la grande vetrina che il cinema negli anni ha iniziato ad offrirgli. Diventa prassi infatti per le grandi case di moda riuscire ad individuare le pellicole più adatte per inserire i propri prodotti al fine di risaltarli al meglio: da I love shopping al film di Sex and City a cui per esempio deve molto Manolo Blahnik.

L’importanza di quanto detto finora viene riconosciuta soprattutto quando nel 1948 nasce l’Oscar per i costumi: l’affare diventa serio e il costumista diventa un ruolo sempre più importante per la sceneggiatura e la riuscita di un film, non soltanto per gli abiti “classici” ma anche per ricreare i primi costumi destinati a personaggi fantascientifici; pensiamo ad esempio alla saga di Star Wars, dove soprattutto nel primo capitolo, furono usati soltanto costumi realizzati a mano, senza alcun utilizzo del computer.

Se prima poi si utilizzavano i costumi per creare effetti scenici futuristici, oggi una grande tendenza è riuscire a utilizzarli per ricreare in modo perfetto scene di vita ambientate nel passato: pensiamo ad esempio a serie tv cult come Stranger Things ambientata negli anni Ottanta.(link articolo Maschio su stranger things) I costumisti del tv-show hanno saputo sapientemente ricreare gli abiti di quel periodo, rendendo l’atmosfera ancora più magica.

Insomma, immaginare cinema e moda l’uno senza l’altro risulterebbe come immaginare un palcoscenico senza luci.

 

Carlotta Maschio

Disegno di Sonia Giampaolo

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi