#prayforamazonas: domande e (poche) risposte.

#prayforamazonas. Domande e (poche) risposte, questo è il dilemma.

L’ hastag #prayforamazonas ha invaso, nelle ultime 48 ore, i vari post di Instagram, Facebook, Twitter. Star, social, giornalisti, comuni mortali hanno espresso il loro supporto e la loro soliderietà nei confronti del Brasile, la cui fittissima macchia verde – polmone del globo, con il 20%di copertura d’ossigeno totale – viene in queste ore devastata da incendi feroci. Qual è l’origine di questi disastri? Quanto è implicato il presidente Bolsonaro? Quanto influsce il riscaldamento globale? Proviamo, nel nostro piccolo, a fare un po’ di chiarezza.

 

Sarebbe facile, dato l’argomento, poetizzare e scrivere di questo disastro (in)naturale nel modo più emotivo possibile, lasciarsi andare alla tristezza e alla compassione totale. Tuttavia, per quanto l’emozione sia l’assoluta ruota motrice di questa ricerca, le vie percorribili sono molte e quella dell’informazione, della comparazione, dell’analisi è, a mio avviso, la  più utile affinché il lettore comprenda, aiuti.

Proviamo, con un po’ di confronti e discernimento, a rispondere ad alcuni sostanziali quesiti sull’accaduto.

 

Qual è l’origine e la portata degli incendi?

 

Su molti siti internet e magazine online, si legge in queste ore che la causa degli incendi in Amazzonia sia il cambiamento climatico, grande nemico del nostro decennio storico. Per quanto il problema del riscaldamento globale sia reale, non è il fattore scatenante di questi incendi. Gli incendi naturali in Amazzonia sono rari, la verità è ben diversa: il fuoco è appiccato dagli uomini, pronti a deforestare per creare terreno utile, coltivabile o abitabile. Tuttavia, il cambiamento climatico può influire, aggravando ulteriormente la situazione, in quanto il fuoco arde di più e la diffusione dell’incendio diventare più veloce in una condizione climatica secca e calda. Incendi di questa portata sono fatali per il futuro del clima, in quanto gli alberi immagazzinano diossido di carbonio e le loro capacità vengono a mancare se essi bruciano in grandi quantità. Inoltre, gli alberi bruciati rilasciano carbonio nell’atmosfera, peggiorando la qualità dell’aria respirabile.

La devastazione degli incendi abbraccia un territorio vastissimo, secondo i satelliti il più ampio raggio d’azione dal 2010, alzandosi vertiginosamente dal periodo di salute e quiete vissuto dal 2012 al 2014, quando la foresta amazzonica era tutelata con attenzione.

 

 

Qual è il ruolo del presidente Bolsonaro, ferocemente contestato dal Brasile e dal mondo?

 

Il presidente brasiliano, negazionista convinto, ha, dal suo insediamento, lottato contro la nozione -ormai accertata – che il nostro pianeta è in condizioni allarmanti. Imputargli un responsabilità esclusiva sarebbe a dir poco fuori portata, ma dal suo governo abbiamo potuto osservare atti di imperdonabile negligenza nei confronti dell’ambiente. La foresta amazzonica è un tesoro globale, non locale, incentivare l’abitabilità e la coltiavabilità di luoghi predisposti naturalmente al lussureggiare della vegetazione – per motivi economici o espansionistici che siano – è un atto di capitalismo crudele e violento. Dall’insediamento di Bolsonaro, deforestazione ed incendi sono aumentati cospicuamente, genuflettendo un mondo già ferito da decenni di massiccia industrializzazione. Bolsonaro, inoltre, fomenta un gioco politico sottile e insidioso: dalle ultime dichiarazioni, apparirebbe incolpare le ONG – il cui obiettivo a sua detta sarebbe quello di metterlo in cattiva luce – per gli incendi degli ultimi giorni. La verità non è sondabile, ma è intubile. Gettare fumo negli occhi per allontanare la realtà è uno stratagemma politico brillante e antico, purtroppo ancora gettonato, perché non fallisce quasi mai di realizzare i propri intenti.

Di chi sia la colpa, nessuno può davvero saperlo, ma è visibile quanto dolore e distruzione le politiche moderne stiano creando alla natura: come una lenta asfissia, il polmone del mondo respira con sempre più lentezza, più fatica. L’uomo ha intossicato il proprio habitat, rendendolo inabitabile a tutte le creature, se stesso compreso.

Con la foresta amazzonica, brucia anche la speranza che la natura – guaritrice e nutrice di se stessa da ere immemori – abbia ancora la possibilità di rinnovarsi e ringiovanirsi, offrendoci le sue ricchezze ed i suoi doni. Il verde vivo diventa infine grigio, come il fumo che parte dalla foresta e acceca i cittadini di Sao Paolo – la capitale- lontana chilometri.

 

Cosa stanno facendo le autorità e le istituzioni per limitare i danni?

Anche in questo caso, le risposte sono molteplici, forse in eccesso per essere considerate tali, e tutte oltremodo contraddittorie. Mentre Bolsonaro afferma in prima istanza di non avere le risorse adatte a gestire il disastro, altre istituzioni governative dicono di essere al centro dell’azione, pronte a prestare soccorso a piante ed animali. Bolsonaro stesso, contraddicendo le sue precedenti parole, dopo le contestazioni ricevute si dichiara pronto ad intervenire con un equipe militare e forestale. Intanto, i ceppi continuano ad ardere, gli animali a fuggire, l’ossigeno a diminuire. Le domande, concludiamo, sono ancora troppe; le risposte, al contrario, ancora pochissime.

 

Cosa fare?

Davanti ad un grandissimo dolore, la soliderietà e l’unione sono le strade migliori per la guarigione: nel proprio piccolo, ognuno può e deve fare la differenza. L’Internet è un luogo di disinformazione ed illusioni, ma anche una concreta opportunità di partecipazione: moltissime campagne di fundraising stanno raccogliendo fondi per aiutare l’Amazzonia. Ognuno di noi può contribuire informando e donando, per aiutare il prossimo e se stesso, salvando il respiro di questo organismo complesso che ci ospita e nutre, chiedendo in cambio solo un po’ di cura.

Ecco alcuni link:https://amazonwatch.org/ , https://www.conservation.org/ , https://www.rainforest-alliance.org/ , https://www.ran.org/ , http://www.institutoterra.org/eng/conteudosLinks.php?id=22&tl=QWJvdXQgdXM=&sb=NQ==#.XWFl1fIzbIU

 

Partecipiamo, salviamoci, amiamoci.

 

Sveva Di Palma

Foto di Sebastiao Salgado

 

 

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