Come (non) ci facciamo influenzare

Perché ci facciamo influenzare da persone che la pensano diversamente da noi? Perché rimaniamo in silenzio? L’influenza della maggioranza raccontata attraverso l’esempio delle elezioni americane Trump-Clinton.

Quasi tutti, almeno una volta nella vita, siamo stati vittime dell’influenza degli altri, spesso in maniera inconscia. Psicologi e sociologi parlano di influenza della maggioranza quando un gruppo di molte persone influenza un singolo individuo o gruppi più piccoli.

A causare questo processo d’influenza concorrono variabili come la scarsa istruzione, la mancanza di fiducia in sé stessi o la poca conoscenza di un argomento: all’aumento di queste, corrisponde una diminuzione dell’influenza. Ad esempio l’influenza della maggioranza si verifica spesso quando un soggetto sa poco riguardo ad un tema, o lo conosce in modo confuso, e proprio per questa scarsa conoscenza spinge se stesso (consciamente o meno) a conformare le proprie idee con quelle di gruppi più grandi. Il cambiamento di idee o comportamenti, derivante da questo processo, è principalmente causato dalla paura di essere esclusi.

La maggioranza produce quindi atti di conformismo, in risposta ad una paura di esclusione: i soggetti comparano se stessi agli altri per poi cercare di essere il più simili possibili a loro. Quest’influenza, però, è tale solo ad un livello esterno: ci si trova, infatti, di fronte ad atteggiamenti di compiacenza da parte dei singoli verso le fonti d’influenza, ma questi comportamenti non saranno interiorizzati ed avranno, per questo, effetti solo a breve termine.

A dimostrare la sottile impercettibilità di questo effetto fu un esperimento ideato dallo psicologo Solomon Asch e dai suoi collaboratori.

Il protocollo sperimentale prevedeva la presenza di otto individui, di cui sette collaboratori ed un estraneo che non era a conoscenza del reale obiettivo dell’esperimento; quest’ultimo, infatti, venne presentato come un semplice esercizio visivo basato all’associazione di tratti simili dove i soggetti dovevano scegliere due linee uguali per lunghezza.

L’esperimento dimostrò come il soggetto estraneo al gruppo si conformò alle risposte dei collaboratori, anche quando queste erano palesemente errate. I risultati dimostrarono che solo il 25% dei partecipanti riuscì a non essere influenzato nemmeno una volta, dichiarando la propria reale opinione, mentre la maggior parte dei soggetti si adeguò alla maggioranza, pur essendo consapevole di quale fosse la vera risposta esatta.

La sociologa tedesca Elisabeth Noelle-Neumann elaborò in questo campo la teoria della spirale del silenzio, capace di dar vita contemporaneamente ad una maggioranza rumorosa e a una minoranza silenziosa, che viene di fatto “silenziata” ed entra nella spirale. Il caso che la suddetta mette in evidenza durante le elezioni del ’65, per spiegare questa teoria, potrebbe essere paragonato a quello che, secondo alcuni, si è ripetuto durante le elezioni americane del 2016, dove l’attuale presidente Donald Trump ebbe la meglio su Hilary Clinton.

Durante il periodo di propaganda elettorale, infatti, la maggioranza sembrava essere a favore della Clinton mentre al termine delle votazioni si rilevò il contrario: Noelle-Neuman sosterrebbe infatti che, a causa della percezione diffusa dell’opinione pubblica secondo cui la maggioranza fosse a favore della Clinton, i sostenitori di Trump rimasero in silenzio, silenzio ovviamente sorpassato al momento del voto. Infatti, il conformismo muore al momento di mettere in pratica le proprie vere convinzioni e l’influenza della maggioranza risulta quasi sempre non duratura in quanto, alla fine, i soggetti che consideravano le proprie idee inferiori smettono di tacere e mostrano la loro idea reale. Ed è stato solo dopo la vittoria di Donald Trump, infatti, che tutti i suoi sostenitori silenziosi sono usciti allo scoperto.

Ci sono influenze più forti, come ad esempio quelle dei gruppi di minoranza, che riescono ad influenzare più nel profondo ma, in ogni caso, non si può più mai dire con certezza cosa pensano i più.

Tuttavia, se in un gruppo alcuni portatori di idee, percepite in precedenza come minoritarie, vengono a conoscenza del fatto che queste idee sono condivise anche da altri, potrebbero essere spinti a parlarne: il clima d’opinione potrebbe quindi rovesciarsi e la minoranza diventerebbe maggioranza.

Riuscire a esporre la propria idea, in casi in cui la riteniamo soltanto nostra, potrebbe stimolare allo stesso comportamento anche i nostri interlocutori che, per la stessa ragione, erano rimasti in silenzio e così renderci conto che la vera minoranza, in realtà, è maggioranza.

 

Martina Casentini

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