Un giorno a Edimburgo

Nell’agosto del 2017 ero alla disperata ricerca di sollievo – dal caldo torrido, dal caos cittadino, dal caos familiare – e lo trovai in Scozia, terra ricca di verde, di storia e incanto. Il viaggio durò dieci giorni, me ne bastò uno per innamorarmi perdutamente. Di ogni città visitata conservo emozioni mai provate prima, che fungono da balsamo dell’anima quando mi sento giù di corda, e di Edimburgo in particolare, visitata in un solo giorno, porto con me un ricordo speciale.

Capitale della Scozia, fondata nel 1125, Edimburgo conta meno di 500.000 abitanti e misura solo 117 km2; la città, dunque, si presta facilmente a essere visitata in una sola giornata.

La mia avventura ebbe luogo nella Old Town, la città vecchia, situata su un promontorio roccioso, un antico vulcano spento, che la rende visibile da diverse prospettive. Con il vento per compagno, prima tappa fu lo Scott Monument, monumento commemorativo in onore del noto scrittore scozzese Sir Walter Scott, situato proprio davanti al Princess Street Garden, il parco più importante della città, ai piedi della collina su cui sorge il Castello di Edimburgo. Dalle sue torri ho goduto di una vista incredibile, che fece quasi scomparire la bellezza degli arazzi nelle sue stanze, l’architettura, le file di cannoni, di cui uno spara a salve ogni giorno della settimana, domenica esclusa, alle 13 in punto.

La miriade di viuzze che caratterizzano il centro storico confluiscono tutte in Royal Mile, la strada più nota, che taglia in due il centro ed è stata per secoli teatro di fermento cittadino e che attualmente ospita il famosissimo Fringe Festival proprio nel mese di agosto. Scendendo lungo questa via, ammirai l’Holyrood Palace, residenza ufficiale di Sua Maestà durante i suoi soggiorni scozzesi, il cimitero di Canongate, a pochi passi, e la maestosa Cattedrale di St Giles, la cui atmosfera fatata è dovuta alla presenza di eleganti vetrate colorate risalenti al XIX secolo e al soffitto realizzato in epoche differenti con materiali diversi, creando un piacevole effetto stratificato.

Bisognosa di zuccheri e di riposo prima di rimettermi in marcia in giro per la città, sorseggiai dell’ottimo tè al bergamotto nella deliziosa Clarinda’s Tea Room, pasticceria in perfetto stile scottish, accompagnandolo con soffici scones spalmati di burro e marmellata di ciliegie.

Rifocillata, m’incamminai lungo i piccoli sentieri dell’Holyrood Park, formato da una catena di colline, valli e scogliere di basalto, inerpicandomi fino all’Arthur’s Seat, il punto più alto della città, dal quale è possibile godere di una vista mozzafiato dell’intera Edimburgo. Non esiste momento più gratificante del raggiungere la cima, sentire il vento tra i capelli, il fiato ancora grosso, il petto scosso, e sentirsi invincibili così a contatto con la natura.

Fatto il percorso a ritroso, venne il momento di salire su per una seconda collina, Calton Hill, proprio alla fine di Princess Street, altro punto panoramico apprezzatissimo dai turisti. Sulla sua cima sorgono alcuni tra i più famosi monumenti di Edimburgo: il Monumento Nazionale ai caduti delle guerre napoleoniche, il Monumento all’ammiraglio Nelson e l’Osservatorio astronomico.

A un’ora dalla partenza in treno, decisi, da appassionata lettrice e collezionista di libri in lingua inglese, di concludere la mia avventura in città da Blackwell’s, catena di librerie fondata nel 1879, e all’Armchair Books, rivendita di libri usati, prima di correre in stazione per il treno delle 18.20.

Di quel mio giorno a Edimburgo mi restano solo tre libri di fiabe e leggende scozzesi e la consapevolezza che esiste un luogo in cui uomo e natura si abbracciano e io, finalmente, mi sono sentita a casa nel mondo.

 

Claudia Moschetti

Grafica di Luca Casadio

 

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