Bram Stoker is a always good idea

“Alla nostra irruzione ella stanza il Conte si è girato e sul suo volto ho visto affiorare l’espressione diabolica che avevo sentito descrivere. Gli occhi, infuocati da una feroce passione, lanciavano lampi; le larghe narici del bianco naso aquilino si dilatavano, frementi. I denti bianchi e acuminati, dietro le labbra tumide di una bocca stillante sangue, battevano come quelli di una bestia feroce. [..] Che sorta d’uomo o che sorta di creatura in sembianza d’uomo è mai questa?”

Era il 26 maggio del 1897 quando sul mercato londinese apparve uno dei romanzi gotici più belli di sempre, destinato a fare la storia della letteratura mondiale: Dracula.

Il capolavoro di Bram Stoker, entrato a far parte dell’immaginario popolare, ebbe un successo immediato. Paura, ansia, terrore, brividi, suspance, sangue, eccitazione, curiosità, adrenalina sono un mix di emozioni che ancora oggi, dopo ben 122 anni dalla sua pubblicazione, Bram Stoker ci regala senza sconti favorendo un fenomeno di costume destinato a perdurare nel tempo.

Considerato l’ultimo capolavoro del genere gotico, il romanzo, scritto in forma epistolare, genere particolarmente in voga nel ‘700, è molto più di questo. Attraverso diari, lettere, appunti, ritagli di giornali e telegrammi, lo scrittore irlandese è riuscito a dare voce e a rendere moderno ed accattivante una delle figure mitologiche più amate e temute di sempre. Tra la nebbia di Londra e la sinistra Transilvania il professor Van Helsing e il Conte Vlad, danno vita ad un romanzo elegante, scorrevole, accattivante, oscuro, tetro, misterioso che, come faceva notare Thomas Wolf “costringe a confrontarsi con misteri primordiali: la morte, il sangue, l’amore e i loro reciproci legami”.

Ormai la storia è leggenda, chiunque conosce le vicende che vengono sapientemente raccontate e descritte all’interno del romanzo, anche e soprattutto, grazie alle molteplici rappresentazioni cinematografiche che da sempre alimentano il nostro immaginario presentandoci diverse versioni del vampiro. Ma la domanda sorge spontanea: a chi o a cosa  Bram Stoker si è ispirato per la stesura di questo romanzo?

Sulla figura del vampiro si sa, si è detto ed ipotizzato tanto. Intorno alla creatura maligna per eccellenza si sono intessute milioni di storie, leggende e miti che immettono radici profonde  già a partire dalla cultura mesopotamica che vantava spiriti con caratteristiche simili ai nostri odierni vampiri. La fama del vampiro, però, crebbe solo nel XIX secolo grazie alla letteratura. Già Goethe nel 1797 affrontò il tema del vampirismo nella sua ballata La sposa di Corinto, per essere poi seguito, nel 1819, da un altro racconto redatto da John Polidori, amico e medico di George Byron, dal titolo The Vampire. E pare che proprio su questa falsa riga, che chiaramente descrive un vampiro molto più romanzato ed elegante rispetto a quello che il folklore antico ci tramanda, si costruì il Dracula.

Molti sanno che ad aver ispirato lo scrittore irlandese fu la storia del conte Vlad III di Valacchia, soprannominato anche Vlad “l’impalatore” a causa delle terribili punizioni che infliggeva alle sue vittime. Avversario dei turchi già all’epoca la sua figura fu circondata da miti, leggende e presunti patti con il diavolo a causa della sua ferocia. Ad alimentare tali dicerie poi, ci fu l’appellativo di “Dracula” che ereditò gentilmente dal padre, Vlad II, appartenente all’ordine del Dragone. In rumeno Dracul può voler significare sia drago che demonio, motivo per cui Draculea poteva essere interpretato anche come “figlio del demonio”.

Ma se molti conoscono la storia del conte, forse pochi sanno che nell’ufficio di Stoker venne ritrovato un ritaglio di giornale riportante un fatto accaduto nel 1892 – quindi qualche anno prima l’uscita dell’opera- nella cittadina americana di Exeter, nella Contea di Washington, nello Stato del Rhode Island. In quello stesso anno, infatti, la morte di una ragazza ebbe, agli occhi della famiglia e del popolo, del soprannaturale. Mary morì per una malattia, all’epoca sconosciuta, che anni prima portò con sé sia la madre che la sorella.  Si trattava di tubercolosi ma il pallore che la malattia causava fece pensare al vampirismo. Quando poco dopo la morte di Mary anche il fratello morì a causa della stessa malattia, molte persone del posto, compreso il padre dei ragazzi deceduti, iniziarono a credere che fossero stati vampirizzati da qualche membro della famiglia divenuto un non morto. Esattamente per questo motivo procedettero alla riesumazione dei corpi e mentre quello della madre e della sorella vennero trovati in uno stato di putrefazione, quello di Mary fu ritrovato intatto, con denti affilati, lo stomaco gonfio e con del sangue fuoriuscente dalla bocca: ma la cosa che fece gelare il sangue fu che all’apertura della bara, il corpo emise uno strano suono gutturale tanto da portare il padre a infilarle un paletto di legno nel cuore. Ad oggi c’è chiaramente una spiegazione scientifica al tutto. Mary era stata sepolta solo due mesi prima, motivo per cui il corpo non era ancora in stato di putrefazione totale, a questo si aggiunge che con la morte la pelle si ritira e ciò spiegherebbe le unghie, i denti e i capelli apparentemente cresciuti, mentre il suono “mostruoso” emesso dal corpo è spiegabile con il fatto che la decomposizione crea dei gas nella cassa toracica che gonfiandosi fa risalire i liquidi presenti in essa, cosa che spiegherebbe anche il sangue ritrovato sulla bocca.

Insomma, diverse vicende pare abbiano ispirato Bram Stoker che con il suo romanzo ancora oggi ci fa domandare se si tratti di finzione o di una qualche ipotetica realtà non ancora palese.

Adele De Prisco

 

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