Napoli 2019: come si costruisce un’Universiade

Le Olimpiadi Universitarie si svolgono con cadenza biennale in una sede assegnata per concorso. L’ultima edizione si è appena conclusa a Napoli, a sessant’anni dalla prima che ebbe luogo a Torino. L’Italia ha sempre giocato un ruolo centrale nell’universalità dello sport: infatti a Merano, nel 1949, fu fondata la FISU, la Federazione Internazionale Sport Universitari.

Le Universiadi estive prevedono 15 sport fissi – atletica leggera, calcio, ginnastica artistica e ritmica, nuoto, pallacanestro, pallanuoto, pallavolo, scherma, taekwondo, tennis, tennistavolo, tiro a segno, tiro con l’arco, tuffi – più tre scelti dal Paese organizzatore, mentre l’edizione invernale prevede 8 sport obbligatori: biathlon, sci nordico, curling, hockey su ghiaccio, pattinaggio di figura e di velocità, sci alpino e snowboard.

Per quanto con meno visibilità dei Giochi Olimpici, le Universiadi costituiscono per molti atleti la prima esperienza olimpica: non sono pochi i grandi dello sport che vi hanno partecipato conquistando più d’una medaglia; fra tutti primeggiano gli schermidori con Valentina Vezzali – l’atleta italiana più iridata -, Giovanna Trillini, Margherita Granbassi e Andrea Baldini solo per nominarne alcuni; nel nuoto invece Federica Pellegrini ha vinto due ori e un argento all’edizione di Bangkok 2007, ottenendo però risultati peggiori di quelli conquistati da Gregorio Paltrinieri con le sue tre medaglie d’oro guadagnate in Taiwan. Andando indietro di qualche anno troviamo Juri Chechi nella ginnastica artistica e l’intramontabile Pietro Mennea, vincitore di ben due edizioni.

Requisito fondamentale per candidarsi come Paese ospitante è ovviamente possedere, o dimostrare di poter costruire, strutture adatte a ospitare le competizioni e a far soggiornare gli atleti e i loro team, oltre ai giudici di gara e al personale tecnico; vien da sé che è un impegno non indifferente sia da un punto di vista economico che logistico. A sostenere la candidatura di Napoli sono stati il Governo Renzi, la FISU, il CONI e le università campane e italiane. Per la messa a norma sono stati complessivamente stanziati quasi 270 milioni di euro, di cui 170 da parte della Regione Campania e 100 dal Governo. Tali fondi sono serviti soprattutto per la manutenzione straordinaria dei quasi 60 impianti sportivi dislocati su tutta la Campania che hanno ospitato le gare, il riscaldamento e gli allenamenti degli atleti, e per l’allestimento degli alloggi per gli atleti stessi e i loro team. Il rifacimento delle strutture lascerà un’eredità non indifferente alla Campania: tra i tanti impianti ristrutturati egregiamente spicca la piscina Scandone di Napoli totalmente rimessa a nuovo e il Palabarbuto con la posa del nuovo parquet e il rifacimento delle uscite di sicurezza per contenere le 5000 persone che arriverà a ospitare. Inoltre è stata rimessa in funzione la piscina e la piattaforma dei tuffi della Mostra d’Oltremare. L’intervento più oneroso è sicuramente quello effettuato allo stadio San Paolo: oltre a essere stata rinnovata la pista di atletica sono stati sostituiti tutti i sediolini, completamente a spese della Regione Campania. Un forte contributo alla consegna per tempo delle strutture rimodernate è stato fornito dall’ANAC, costantemente attivo per l’approvazione dei lavori; la Questura di Napoli ha invece curato la sicurezza della manifestazione con il dispiegamento di oltre 600 agenti. Oltre a questi, sono stati fortemente coinvolti gli enti locali, mentre il Governo non ha fornito nessun supporto logistico, diversamente dal comportamento assunto nei confronti dei tanti eventi sportivi e non che si svolgono nel nostro Paese. Il Comune di Napoli si è adoperato specialmente nell’attuazione di un piano traffico volto a regolamentare l’ingente affluenza di persone e mezzi, che si sono sommati alla già caotica viabilità napoletana; per quanto riguarda i fondi stanziati, il debito già troppo elevato del Comune non gli ha permesso di contribuire dal punto di vista economico, pur prendendo parte alla fase esecutiva e progettuale del rimodernamento dello stadio San Paolo, che ha visto assente anche la partecipazione del patron del Napoli Aurelio De Laurentiis. In conclusione, la buona riuscita dell’evento è merito solo della Regione Campania, che insieme agli enti locali e al Comune di Napoli ha creduto e dato vita a un progetto reputato impossibile dai più.

L’idea iniziale di allestire il villaggio olimpico alla Mostra d’Oltremare a Napoli, con l’installazione di oltre 2000 prefabbricati, è stata bocciata a favore dell’alloggiamento di 4000 atleti a bordo di due navi da crociera ancorate al porto di Napoli e la distribuzione dei restanti nei campus universitari – primo fra tutti quello di Fisciano – e in strutture alberghiere. Ben diverso dai 34 edifici costruiti per ospitare gli oltre 7000 atleti e 5000 delegati che hanno preso parte a Taipei 2017.

Guardando oltre i disagi con cui i napoletani hanno dovuto convivere per l’organizzazione di tale evento, sicuramente la città e l’intera regione usufruiranno a lungo dei lasciti di quest’Universiade: oltre alla visibilità mondiale dei dieci giorni di gare potremo godere dei tanti impianti sportivi rimessi a nuovo, piuttosto che ritrovarci un villaggio di prefabbricati difficilmente riutilizzabile.

 

Marta Maresca

 

 

 

 

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