Quel filo rosso tra Liverpool e Dublino

Sono, su per giù, duecentocinquanta chilometri che separano Liverpool e Dublino, i due poli navali circondati ancora da un’atmosfera ottocentesca da seconda rivoluzione industriale in stile “dickensiano”. Legate dal mare — entrambe sono porti importanti per i propri paesi — le due città sono unite insieme da un filo rosso, anzi, un filo reds: l’amore per la squadra del Liverpool.

Quando arrivi a Dublino, prendendo l’autobus dall’aeroporto, ti ritrovi a venti metri dal Trinity College e a cento da Temple Bar, due dei luoghi più caratteristici e suggestivi che ti possa segnalare una qualsiasi guida sulla capitale irlandese. Come sempre, però, è camminando che si scopre la reale essenza di un luogo.

Una passeggiata da fare è quella dal centro fino a St. James Gate, luogo sacro in cui si trova la fabbrica della Guinness, vero e proprio orgoglio cittadino. Durante il percorso si può passare dal Dublin Castle, da Christ Church e dalla cattedrale di St. Patrick, fino ad arrivare alla zona industriale di St. James Gate, appunto, dove le costruzioni in mattoncini ti trascinano di colpo indietro di centocinquant’anni, nell’epoca della Seconda Rivoluzione Industriale, creando un’atmosfera, per me, surreale. Ma il meglio di sé, neanche a dirlo, Dublino lo dà nei suoi pub. Musica live ogni sera, fiumi di birra, stufato alla Guinness e seafood chowder, la zuppa di pesce.

Arrivati a questo punto, però, occorre fare una piccola digressione: Dublino è una città di mare, con un importante porto, che la collega con la “gemella” Liverpool, che si trova dall’altro lato del Mare di Irlanda. Le rotte navali, commerciali soprattutto — poiché percorse frequentemente dalle stesse persone — si sa, creano dei profondi legami tra i luoghi. È questo ciò che è successo tra queste due città e questo legame si riflette in pieno in quello che è l’amore per una squadra di calcio: il Liverpool.

Se, durante una partita dei reds, ti trovi a passare in un qualsiasi pub, troverai sicuramente un’onda rossa che assiste alla partita mentre tracanna pinte di birra e che produce scosse telluriche ad ogni salto e coro.

Dublino è una meta affascinante a cui non si può rinunciare, ma bisogna viverla da Dubliners e ogni dubliner, in fondo, è anche un po’ red.

 

Federico Mangione

 

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