“Dormono gli aironi” di Micol Mian: un viaggio di poesia e delicatezza nell’amore

Micol Mian è una scrittrice giovane: ha trent’anni, esattamente come me.
Trent’anni, quell’età tonda, scoperta, irredimibile.

Nulla ti protegge più, sei troppo lontano dalla riva da cui sei partito e ancor di più da quella di approdo, sei in pieno oceano e non hai scelta se non nuotare.
Gli scrittori trentenni mi fanno una paura, un’ammirazione: sono ancora più nudi, indifesi dei trentenni normali.
Micol parla della sua ed altrui fragilità nel suo nuovo libro, “Dormono gli aironi”, una storia d’amore LGBT.

Il filone LGBT è diventato, negli ultimi decenni, un campo di sperimentazione per numerosi scrittori, giovani e veterani. Di recente, la fetta di pubblico aperta a questo tipo di letture si è allargata, un po’ grazie all’ampiezza di vedute che lentamente infonde nuova curiosità nei lettori, sia grazie al successo raggiunto da Luca Guadagnino e, di conseguenza, da André Aciman con Chiamami col tuo nome. Gradualmente, i gusti dell’audience si modernizzano, evolvendosi assieme alla cultura. Micol Mian e la sua amica/collega Sabrina Romiti cavalcano quest’onda da dieci anni, scrivendo romanzi, racconti brevi e storie dedicate all’amore LGBT e all’omoerotismo. La scelta coraggiosa di inserirsi nel mercato sondando principalmente questa tematica è già di per sé una promessa – e premessa – di sensibilità, di qualità. Dopo di che, pensare che il potenziale di queste opere si esaurisca qui, nell’affermare una tendenza, una preferenza, un supporto, sarebbe assolutamente riduttivo ed errato. Non ci troviamo a leggere un racconto amatoriale, dal lessico trito, dalle facili intuibilità . La storia di Nico e Blue, i due protagonisti di Dormono gli aironi, è una burrascosa, ermetica danza in punta di piedi, aggraziata e scomoda. La tormentata relazione, restitutita attraverso fotogrammi e un racconto tutto sommato frammentario, è ambientata in una Torino reale ed evanescente al contempo, un luogo immaginabile ma sfuggente, come le personalità dei personaggi. Non siamo disorientati, ma non ci viene fornita nemmeno una bussola per scegliere i nostri passi, stabilire il nostro cammino per dipanarci all’interno della vicenda. La fabula è piuttosto classica, semplice: due giovani ragazzi omosessuali, con alle spalle famiglie complesse e contraddittorie, si incontrano, si innamorano e si separano. Le loro vite vengono esaminate da vicinissimo, così come le loro anime ed i loro pensieri. Sullo sfondo, altri personaggi agiscono ed interagiscono, delinando per somiglianza e per contrasto i loro caratteri. L’intrecco, reso intrigante da questo intersecarsi di singolarità, tiene il lettore incollato al libro, solerte e vigile. È davvero difficile abbandonare la lettura, una volta iniziata. Tuttavia, non è solo la trama accattivante ad intrattenere, ad incantare. Non vogliamo solo sapere se Blue e Nico risolveranno i loro problemi, finiranno insieme per sempre o riusciranno ad appianare le loro differenze con le famiglie d’origine, noi vogliamo amarli, consolarli, consigliar loro di smettere di fare cazzate. Siamo immedesimati, dentro fino al collo. L’empatia è totale e noi siamo arresi alla potenza narrativa ed emotiva della storia.
La linea LGBT diventa da nucleo principale a sottotrama, un filo conduttore che è lapalissiano sottolineare. Il linguaggio della Mian è un abile, magico uso della parola, la costruzione dell’emotività è matura, credibile. La difficoltà nell’elaborazione di una psicologia realisticamente riconoscibile viene superata senza imbarazzi o ingenuità linguistiche, mettendoci in contatto con un’opera di reale spessore letterario.
Micol Mian è una grande scrittrice, il cui tocco riempie di profondità e colore ogni frase, ogni dialogo. L’immaginario da lei creato e descritto si insinua nelle intercapedini morbide ed indifese dell’animo del lettore, lasciandovi una traccia delicata ed indelebile. L’amore viene fuori in tutta la sua dolorosa poliedricità, la vita in tutta la sua ricca, instabile bellezza. Ognuno di noi ha sentito quella mancanza, quello stupore, quell’abbandono. Gioia e ferite, incomprensioni e riavvicinamenti, quei sentimenti intraducibili e sfumati, ci educano e ci stupiscono, illuminandoci di nuova autoconsapevolezza.
Buona lettura!

Sveva Di Palma

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