L’uomo è ciò che mangia, non ciò che posta

Il motto del filosofo tedesco Feuerbach ha la sua genesi in un trattato medico ben lontano dall’utilizzo smodato dei social.
Si pone il cibo alla base della società, delle religioni, delle divergenze culturali e si assimila il concetto di nutrizione non solo alla sopravvivenza, ma alla vita stessa.

Tutt’altro che un’esortazione a peccati di gola!

Come è cambiata oggi la concezione di cibo è palese.
Non si addenta un hamburger se prima non lo si è messo in posa ed immortalato come Lady Gaga ai Golden Globes, non si può accedere ad un qualunque profilo Instagram senza incontrare un trionfo di pizze gourmet, sushi lucidati o piatti di pasta caserecci in stile “finta osteria da quattro soldi”.
E non si tratta solo di pubblicità ingannevoli di fast-food che ti propongono un’immagine quasi fittizia in cui i semi di sesamo sul pane brillano di luce propria, ma anche di comuni mortali che impiegano il proprio tempo a sistemare la tisana fumante accanto al libro che stanno per leggere – si spera- e alla candela profumata e rilassante che hanno acceso apposta per la foto.
O di food blogger che sistemano le proprie colazioni fit fatte di pancakes proteici, creme alle nocciole proteiche, yogurt bianco con cereali magici e in cui anche la posizione del cucchiaino è studiata a tavolino.
Ciò che spinge ad una tale spettacolarizzazione della vita – e della nutrizione – privata sono forse un desiderio di approvazione misto ad un ideale posizione da punto di riferimento che si assume in questi casi.

Ma quanto sono reali le immagini che ci propinano questi profili social?

Davvero al mattino tutte queste persone si alzano con la voglia non solo di prepararsi la colazione, ma pure di impiattarla alla Carlo Cracco?
Chissà quante portate al ristorante giapponese di fiducia vengono ingurgitate dai fidanzati o dagli accompagnatori, che spesso mostrano i segni di questa vita sacrificante con un po’ di panzetta che emerge dalle magliette inquadrate.
Sono pochi coloro che fanno vedere come realmente la pizza trasudi condimenti che hanno aria tutt’altro che elegante o quanto il piatto sia a tratti antiestetico dopo aver fatto una abbondante scarpetta nel sugo.
Così come mai nessuno fa vedere quanto siano disordinate le insalate di tonno, pomodori, fagiolini e mais.
Non sono da demonizzare tutte queste immagini ritoccate come quelle delle passerelle, si gusta prima attraverso la vista e poi con le papille gustative, ma siamo tutti segretamente in attesa di qualcuno che ci mostri anche quanto sono brutte le scarole con i fagioli; quanto i biscotti rotti siano buoni sia da inzuppare, sia come base per il salame di cioccolato e quanto i bastoncini di pesce ti salvino la cena dopo una giornata di sbattimento.
Foto belle sì, ma un po’ di sincerità per avvicinare anche i comuni mortali con vite impegnate ai vostri schermi poco umili.

 

Alessandra De Paola