La prossemica: quello che le parole non dicono

La prossemica è quella branca della psicologia che studia le posizioni del corpo rispetto allo spazio in cui il soggetto viene a trovarsi.

Come capire una persona senza nemmeno sentirla parlare? Eccovi alcuni esempi.

L’essere umano è l’animale comunicativo per eccellenza, al punto che sarebbe impossibile immaginare la sua esistenza senza comunicazione. Abbiamo la voce, ma le parole sono solo una piccola parte dei processi comunicativi che siamo in grado di mettere in atto. Quante volte restiamo in silenzio per paura di sbagliare, ma un morso sul labbro lascia trasparire la nostra indecisione? Oltre a questo c’è ancora altro.

Insieme alle micro-espressioni facciali, infatti, abbiamo un’altra parte di comunicazione non verbale da analizzare: quella del corpo.

La prossemica è quella branca della psicologia che studia le posizioni del corpo rispetto allo spazio in cui il soggetto viene a trovarsi.

Edward Hall ha individuato quattro diverse distanze tra soggetti:

– la distanza intima (inferiore ai 45 centimetri);

– la distanza personale (tra amici);

– la distanza sociale (tra conoscenti);

– la distanza pubblica (quando ci troviamo tra estranei).

È molto interessante notare che la percezione della distanza varia a seconda della cultura cui appartiene un soggetto.

L’esempio tipico è quello dell’ascensore, luogo in cui i soggetti si trovano a dover condividere uno spazio ristretto e in cui il cosiddetto spazio vitale è molto limitato. In Europa le persone in ascensore tendono ad appoggiarsi alla parete in modo circolare guardandosi intorno, questo per evitare lo sguardo altrui; mentre in America le persone si posizionano tutte verso la porta evitando così anche di rivolgere l’intero corpo verso sconosciuti.

Il concetto di spazio vitale, infatti, è fondamentale per ogni essere umano ed è proprio questo suo essere diverso per origine culturale a renderlo uno dei principali motivi di incomprensione tra soggetti appartenenti a culture differenti.

Un’altra situazione di condivisione di uno spazio è rappresentata dall’ombrello.

Quante volte ci siamo commossi nei film di fronte a due persone che, riparandosi dalla pioggia, condividono uno spazio così limitato? Raramente due soggetti estranei, infatti, si trovano a condividere un ombrello.

Due persone con poca conoscenza, infatti, tendono a camminare separati da più distanza uno dall’altro, distanza che sarebbe difficile da mantenere sotto ad un ombrello.

Un indice di affinità è tipicamente associato infatti alla presa per mano nella coppia, che non permette il superamento di quella distanza che abbiamo definito intima, in precedenza.

 

Ma vediamo insieme qualche situazione:


Esempio 1: il modo in cui una persona sta seduta.

Il modo in cui una persona si posiziona su una sedia, su una panchina o su una poltrona dice molto di quello che pensa o sente in quel momento.

Una persona non appoggiata allo schienale indica preoccupazione o ansia, ad esempio come quando stiamo per avere un colloquio di lavoro o un’interrogazione e non riusciamo a stare fermi sulla sedia: ci dondoliamo. Il dondolarsi è un comportamento che può avere un’interpretazione duplice in quanto può esprimere sia sicurezza che stress, a seconda della posizione che si assume con la schiena o con le braccia (che andremo a vedere nei prossimi esempi).


Esempio 2: la donna e le gambe incrociate.

Le gambe incrociate, similmente alle braccia conserte che coprono il cuore, rappresentano una situazione di protezione delle parti intime. Infatti è una delle posizioni tipicamente riscontrate nel sesso femminile, molto più che nel maschile. Tra le tante differenze in base al sesso abbiamo anche l’accarezzamento dei capelli e la maggiore abilità nel decifrare le espressioni altrui.

La donna nell’immagine potrebbe trovarsi seduta sul braccio di una poltrona, fotografando così una situazione in cui finge disinvoltura, tipicamente accompagnata infatti dalle gambe accavallate: disinvoltura finta e protezione.

 

Esempio 3: due persone sedute.

Nella situazione raffigurata vediamo due persone che parlano.

La postura è uno dei canali migliori per interpretare le persone nei loro scambi comunicativi.

Il soggetto che parla, a sinistra, si trova completamente rivolto verso il suo interlocutore, ha le gambe girate verso l’altro e assume una posizione in cui sarebbe possibile avere un contatto visivo diretto: segni tipici di un particolare interesse verso la conversazione e verso la persona con cui sta parlando.

Differentemente, il soggetto alla nostra destra è seduto più composto, il suo sguardo è rivolto altrove e non verso la persona con cui sta parlando. Oltre alla sua posizione, è interessante notare le sue braccia conserte. Le braccia conserte – similmente alle gambe – sono indice di chiusura, indicano un soggetto che si copre, che non vuole far entrare quello che l’altro sta dicendo: tendono a difendere lo spazio del cuore.

La distanza fisica con cui le persone si allontanano dagli altri, oltre che dalla cultura, dal sesso e dalla nazionalità, dipende anche dalla personalità di un soggetto: infatti una persona che si avvicina di più è anche una che ha più facilità nella socializzazione, più sicurezza in sé stessa.

Una persona con la schiena appoggiata, come nell’esempio, è ancora indice di sicurezza.

 

Esempio 4: due persone in piedi.

Similmente all’esempio precedente, le due persone si trovano a parlare e, mentre una è completamente rivolta verso l’interlocutore, l’altra ha una posizione che tende all’andarsene e che difficilmente permetterebbe un contatto visivo diretto.

Fattori per capire l’interesse positivo di una persona verso la conversazione e verso la persona con cui sta parlando o con cui si trova a condividere uno spazio sono quindi la vicinanza fisica e l’orientamento del corpo diretto, come ad esempio il soggetto che si trova dritto. Un altro fattore importante è il timbro di voce, che può essere caldo e leggero nel caso di un particolare interesse, oppure freddo e distaccato nel caso opposto.

Se i due soggetti si trovano vicini, con la possibilità di uno sguardo diretto, con l’aggiunta di un tono di voce caldo indica desiderio di vicinanza e contatto.

Sarebbe interessante notare se uno dei due soggetti si stesse toccando il naso: lo sfregamento del naso è sinonimo di stress e preoccupazione.

Se a toccarsi il naso fosse l’uomo sulla destra, sottolineerebbe il suo disinteresse che giunge allo stress; se invece fosse l’uomo sulla destra potremmo notare il suo stress forse derivato dall’aver compreso la situazione in cui si trova l’altro. Infatti, secondo alcuni, siamo naturalmente in grado, anche se inconsciamente, di percepire e comprendere la comunicazione non verbale emanata da chi ci sta intorno e di rispondere a questa, sempre inconsciamente.

Non sempre questi segnali sono attribuibili al loro significato: una persona che si tocca il naso potrebbe semplicemente aver prurito al naso e l’assunzione di posizioni sempre dritte e composte potrebbero derivare da anni ed anni di scuola di ballo.

Ovviamente, non possiamo passare ogni momento della nostra vita a cercare di capire i segnali non verbali che emanano le persone con cui entriamo, per breve o lungo tempo, in contatto. Sarebbe impossibile, infatti, riuscire ad interpretare tutto quell’insieme di informazioni che riceviamo da chi ci sta intorno e gestirle poi nel modo giusto. È interessante scoprirlo e conoscerlo, ma è anche qualcosa che ad un certo punto deve essere lasciata a coloro che sono in grado di usarla per scopi più importanti: gli psicologi.

 

Martina Casentini

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