Nellie Bly e la penna della verità

La vita alcune volte è crudele, altre dolce, altre ancora un misto di verità nascoste, di incubi e sogni non facili da decifrare.

La vita delle volte ti piazza al centro del mirino e tu sei là, spettatrice, ad osservare il lento respiro del cielo che ti accarezza i capelli, senza poter dire se sei d’accordo o meno con quel vento, senza poter fare nulla per fermarla.

Così è nata Elisabeth Jane Cochran, conosciuta dai più come Nellie Bly, nel lontano 5 maggio del 1864.

È nata con prepotenza.

Pronta a combattere.

I primi anni della sua vita andarono bene, grazie al padre, un uomo d’affari che però venne presto a mancare. Elisabeth aveva solamente sei anni e quel lutto rese precaria l’intera famiglia.

La madre, da sola, a portare avanti sé stessa e i suoi quindici figli forse ci sarebbe anche riuscita, ma per non correre il rischio di cadere in frantumi, presto si risposò. Il suo nuovo marito, però, si rivelò un alcolizzato e così, prima ancora della sua maggiore età, Elisabeth si ritrovò sia orfana che testimone di un processo che avrebbe dovuto liberare la madre da un matrimonio sbagliato.

La scrittura ce l’aveva avuta sempre nel sangue, il desiderio e l’arroganza di parlare forse li aveva sviluppati col tempo. O forse era andato tutto al contrario, chissà, forse dentro custodiva fin dalla più tenera età il bisogno di emergere e urlare quello che non le andava bene di se stessa, della sua vita, del mondo e con il tempo aveva trovato nella scrittura lo strumento giusto per esplodere.

A me, personalmente, piace pensare che la sua vita nacque per la scrittura, quella giornalistica, e che furono proprio la sua sfacciataggine e la sua cocciutaggine a portarla a scrivere al direttore del Pittsburg Dispatch, il quale in risposta le offrì un posto di lavoro nella sua redazione.

Fu proprio lui a creare per lei lo pseudonimo di Nellie Bly.

Forse il futuro ce l’abbiamo tutte dentro, vada come vada, non possiamo sfuggirgli.

È lì che aspetta solo di diventare realtà.

E nel suo futuro c’era stampata una potente, immortale, penna.

Nellie si appassionò presto di giornalismo investigativo, ma molto spesso fu costretta a smettere, a rallentare, a causa delle mani più potenti che, della sua penna, iniziarono ad avere sempre più paura.

Ma quanto è forte una penna?

Quanto può far paura una semplice penna che scrive la verità?

Si trasferì presto a New York e venne assunta da Pulitzer, il quale le chiese di raccontare le condizioni del sanatorio femminile di Blackwell. Per farlo si spinse al massimo del suo potere, al massimo delle sue forze. In nome della verità, si finse pazza e venne internata, poi sottoposta alle stesse condizioni cui tutte le pazienti erano ormai vittime da tempo. In un suo articolo definì quel luogo un luogo “di dolore piuttosto che di cura”, dopo essere stata dimessa grazie al giornale per cui lavorava. Il suo articolo d’inchiesta contribuì al miglioramento delle condizioni del posto e delle pazienti lì ospitate.

Nellie Bly fu precursore ed esempio del giornalismo d’inchiesta, fu un modello da seguire per quanti dopo di lei avrebbero percorso la sua stessa strada.

Nellie è nota anche per il suo giro del mondo in 72 giorni. Voluto da Pulitzer e ispirato alla famosa storia raccontata da Jules Verne, il suo diario di bordo fu l’ennesimo esempio di emancipazione femminile. Quel viaggio per il mondo fatto da una donna, una donna senza un uomo accanto ad accompagnarla, la rese un esempio che le donne iniziarono a voler seguire e a desiderare sempre con più prepotenza.

Fu lei a dimostrare loro che avrebbero potuto essere tutto ciò che volevano.

A soli 57 anni, il 27 gennaio 1922, Nellie morì di polmonite al St. Mark’s Hospital di New York. Tra le sue ultime parole disse: “non ho mai scritto una parola che non provenisse dal mio cuore. E mai lo farò”.

E allora Nellie, io non ti dico addio, perché so che oggi stai ancora scrivendo, so che scrivi attraverso le mani di altre donne che come te hanno avuto il coraggio di lottare per la verità.

E allora Nellie io so che le tue parole non moriranno mai, perché è questo il vero dono che lascia una penna: l’immortalità.

E tu, Nellie, tu e le tue parole, non morirete mai.

 

Martina Casentini

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