Sarri, storia di un misticismo tra ascendenza filosofica e pallone

Maurizio Sarri da Figline Valdarno evocherà poco o nulla se non per le sembianze dell’allenatore in tuta. Ma nella dietrologia di un così carismatico personaggio si nasconde addirittura un neologismo coniato dalla Treccani, “sarrismo” e una larga frangia di appassionati che segue certe peculiarità, umane e professionali, quasi come diktat di un mantra appartenente a una nuova corrente filosofica.

Proprio così, perché il calcio è una delle forme di sport e folklore più radicate nella cultura popolare e uno come lui, così unico nel suo genere, fautore involontario di un movimento che scinde i cardini del pallone, non può che insidiarsi in quella frazione che unisce la fascinazione del calcio contaminata alla letteratura, che va da Pasolini a Galeano, da Vázquez Montalbán fino al Maledetto United di David Peace.

Immaginate le sembianze di questo uomo, alto e semplice, sincero e spesso rude, che smette la formalità e gli abiti di un sicuro lavoro in banca per indossare una tuta e partire dai campi di provincia. Quasi ogni categoria affrontata prima di arrivare in cima, nell’olimpo del calcio capitalista, dove lui, originario di Ottaviano diventa l’aiza-popolo di questo movimento bolscevico-sportivo. Lui, poche parole, qualche dito medio, polpastrelli consumati dal tabacco delle troppe sigarette e la persecuzione della bellezza. Quella bellezza coadiuvata dall’applicazione rigorosa di uno schema di campo.

Di recente uscita, successiva alla sua esperienza triennale sulla panchina del calcio Napoli e dalla nascita della pagina Facebook: Sarrismo-gioia e rivoluzione, arriva il volume Fino al Palazzo, edito da Tipografia Effegi.

Recita la presentazione: “La storia di un viaggio che parte da Torino, dal 22 aprile 2018, dal giorno in cui la rivoluzione sembrava essersi compiuta, e ritorna a Torino, ripercorrendo tutte le tappe del triennio sarrista all’ombra del Vesuvio e del fenomeno Sarrismo, nato su Facebook nel 2016 e riconosciuto come neologismo dalla Treccani nel settembre del 2018.”

Abbiamo incontrato e abbiamo chiacchierato con Fabio Piscopo, uno dei due autori con Gianmarco Volpe del saggio.

L’esperienza di Maurizio Sarri sulla panchina del Napoli è caratterizzata da un’intensità crescente, nonostante la permanenza sia comunque breve; cosa vi ha spinto a scrivere addirittura un libro che ne cristallizzasse il ricordo e ne esaltasse l’ideologia?

“La necessità di mettere ordine tra tutte quelle emozioni che noi per primi, da tifosi, avevamo provato nel corso del triennio di Maurizio Sarri. Di mettere quelle informazioni a sistema, di capire che cosa effettivamente era successo. Abbiamo scritto un libro che in parte vuole trasferire sulla carta il racconto che negli anni avevamo proposto su Facebook, con la nostra narrazione e la nostra estetica sovietica, e in parte vuole fornire un’interpretazione sul legame così forte che ha stretto Maurizio Sarri e Napoli in una cosa sola. Crediamo ci siano delle fondamenta storiche e culturali dietro quel rapporto, dietro il successo che ha portato l’ambiente Napoli a connettersi per tentare la corsa verso il Palazzo.”

Quanto ha inciso l’ideologia sociale legata a una città come Napoli nell’immaginario del sarrismo, ovvero quella di popolo storicamente oppresso e vessato, spesso vittima di qualunquismo, preconcetti e luoghi comuni?

“A incidere, soprattutto, è stata la necessità di un’identità condivisa. È un tema che non riguarda solo Napoli. La globalizzazione, anche nel mondo del calcio, rende le differenze molto più sfumate e le distanze molto più brevi. Napoli, anche all’interno dell’Italia, costituisce un microcosmo a parte, ha delle sue dinamiche, dei suoi riferimenti culturali e una sua bellezza che non sono comuni a nessun altro luogo. Vuole che anche la sua squadra sia diversa rispetto alle altre. Così si è lasciata completamente conquistare da un undici che tentava di perseguire la vittoria in modo diverso rispetto a tutti gli altri club italiani. E quando quella squadra non è riuscita ad arrivare alla vittoria finale, la città non si è scomposta e ha abbracciato i suoi beniamini con il calore del San Paolo e con una riconoscenza che crediamo durerà per tanti anni ancora.”

La curiosità di sapere qualcosa sulla figura del Ministro della Propaganda, ovvero di un giornalista del calibro di Sandro Ruotolo?

“Sandro si è avvicinato subito alla pagina in maniera entusiastica. E noi, con altrettanto entusiasmo, lo abbiamo accolto nella nostra famiglia affidandogli l’incarico di ministro della Propaganda. È stato nei mesi un punto di riferimento costante, un indispensabile interlocutore quando la pagina è cresciuta a dismisura nella sua popolarità. Ma soprattutto è diventato un grande amico, con cui oggi ci sentiamo quasi quotidianamente per parlare di Napoli e di altro.”

Quali saranno le future iniziative del gruppo Sarrismo, gioia e rivoluzione? Pensate che un giorno possa esserci una “seconda venuta”, ovvero un ritorno di Sarri a Napoli e che questa città possa presto tornare a sognare attraverso il rituale pagano del calcio?

“Non crediamo che il ritorno di Sarri a Napoli sia nell’ordine delle cose. Crediamo invece che Napoli possa tornare a vivere le emozioni del triennio sarrista, magari cercando di imparare da quella storia, non oscurandola, non sputandoci sopra. Il Napoli di Sarri deve essere un modello per tornare a proporre un calcio apprezzato dalla tifoseria, per far tornare l’ambiente coeso, per coinvolgere tutti in un nuovo progetto.”

Claudio Palumbo

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