Lezioni di italiano con i ragazzi stranieri

Quando l’uguaglianza nasce dalla condivisione delle diversità

Entrare in aula ed essere accolta da sorrisi caldi e sinceri: questo è l’inizio di un buon lunedì. «Ciao, come va?», è la prima frase che mi rivolgono, la prima che i ragazzi imparano quando arrivano qui. Non so bene perché, ma è una cosa che mi fa sciogliere il petto. Gli studenti sono davvero contenti di vedermi e anch’io di vedere loro. Un po’ mi stupisco. Non ho mai avvertito il desiderio né la vocazione di insegnare, eppure sento di essere esattamente dove vorrei.

I ragazzi sono giovani, hanno tra i quindici e i diciannove anni, ma ci tengono a farmi vedere quanto desiderino imparare la lingua italiana e fare propria la nostra cultura per sentirsi come a casa loro, visto che lì – chi per un motivo, chi per un altro – non ci possono più stare.

Attraverso i loro occhi vedo ciò che sono e mi viene facile ridere delle stranezze degli italiani, che per me non sono affatto strane. «Qui in Italia è sempre festa», mi prendono in giro, quando annuncio un onomastico o una festività, però sono in prima linea quando bisogna fare gli auguri a qualcuno.

Siedono insieme, allo stesso enorme tavolo, prendono appunti piano, ma concentrati, sbirciando ogni tanto sul foglio del vicino di posto. Vengono da angoli diversi del mondo, ma non sono diversi dai ragazzi di qui. Si aiutano negli esercizi più difficili, diventano amici tra una risata e un litigio, perché le differenze sono difficili per tutti, per i giovani come per gli adulti, ma anche quelle possono unire, se si mettono da parte i pregiudizi e si abbracciano le diversità. E alla fine loro lo sanno che soltanto i compagni possono capire com’è essere straniero tra gli estranei, stare lontano dalla famiglia e dagli amici di tutta una vita. Loro lo sanno e partono da lì, da ciò che hanno in comune, da ciò che li avvicina invece di allontanarli.

Lo straordinario calore che avverto nel petto quando li vedo condividere una busta di patatine nell’intervallo o lo schermo di uno smartphone per guardare video su YouTube, la soddisfazione di sentirsi utile e parte importante di un processo di integrazione, il continuo scambio di informazioni che avviene durante le ore di lezione: sono queste le cose che più mi fanno amare l’essere in classe con questi ragazzi ogni giorno e il pensiero di farlo per il resto della mia vita.

Claudia Moschetti

 

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