Alcione e Ceice, il vero esempio dell’Omnia vincit amor

di Alessia Miranda

 

Si dice che in amore tutto è concesso, perfino fare l’impossibile.

Ma, a volte, l’impossibile comporta qualche amarezza, perché cambia irreversibilmente il destino di chi ha deciso di intraprenderlo.

Per sempre.

 

È il caso di Alcione e Ceice, due sposi della Tracia, la cui unica colpa è quella di essere stati tremendamente felici insieme.

Felici al punto da aver voluto provare a superare un limite: paragonarsi agli dei.

 

Gli dei greci erano noti per essere molto vicini agli esseri umani, con loro condividevano quasi tutto: pregi e difetti, gioie e dolori, successi e sconfitte.

Eppure, nonostante le numerose somiglianze, le divinità volevano ugualmente prendere le distanze dai comuni mortali, tracciando un profondo confine tra i due diversi mondi che non poteva essere assolutamente valicato.

Agli uomini mortali, infatti, non era concesso paragonarsi agli dei, né tantomeno agire contro la loro volontà.

Non potevano fare nulla che oltrepassasse il confine divino.

Dovevano restare vicini e, allo stesso tempo, lontani a quel mondo appetibile che non avrebbero potuto conoscere mai.

I greci definivano con un nome preciso il momento esatto in cui un essere umano superava, di sua iniziativa, il confine divino che gli era stato imposto, ossia “übris“, che significa “eccesso”.

Il termine riprende la natura più recondita degli uomini, quella di eccedere.

L’uomo, infatti, è nato per eccedere.

È nato per arrivare fino allo stremo delle sue possibilità e anche di più, è nato per raggiungere ciò che gli è negato,

per conoscere cosa c’è al di là delle sue paure e delle sue ambizioni più forti,

per superare i suoi stessi limiti e per crearne di nuovi.

L’uomo eccede verso l’impossibile per trovare la sua dimensione e, spesso, addirittura ci riesce.

 

Ma eccedere ha un costo e questo, gli dei, lo sapevano bene.

Non a caso, infatti, tutti gli uomini che eccedevano i loro confini per entrare nella sfera divina, erano puniti con la perdita della loro umanità.

Soltanto al momento della loro morte, gli dei comprendevano l’eccesso del desiderio umano e, mossi dalla pietà, accettavano di donare un’altra vita a chi si era macchiato di übris, regalandogli una seconda possibilità, proprio come era accaduto ad Alcione e Ceice.

 

Alcione, figlia del dio del vento, e Ceice, figlio della stella del mare, erano talmente innamorati e legati l’uno all’altra che osarono paragonarsi a Zeus ed Era, le più alte divinità dell’Olimpo.

Il loro gesto, dettato da un innocente eccesso di estrema felicità, indignò Zeus che per punire questo affronto, decise di scatenare una terribile tempesta sulla nave di Ceice, mentre era in viaggio per mare con la sua truppa.

Quando Ceice si rese conto che da quella catastrofe non sarebbe riuscito ad uscire vivo, pensò inevitabilmente alla sua amata Alcione, invocando il suo nome per l’ultima volta.

 

Nel momento stesso in cui Ceice viene travolto dalle onde, la sua ombra appare in sogno ad Alcione la quale, avendone intuito la morte, si reca sulla spiaggia nella speranza di poter rivedere il corpo del marito.

Quando vede il suo amato vicino la riva del mare, si getta precipitosamente nelle acque per cercare raggiungerlo, ma nel mentre della sua corsa ecco che le sue braccia distese diventano ali e la sua pelle, invece, si trasforma in un lucido piumaggio di un uccello d’acqua.

Con le sue ali chiude Ceice in un lungo abbraccio mentre con il suo becco cerca di baciargli amorevolmente il volto.

Di fronte questa scena così struggente, gli dei, pieni di compassione, decisero di far ritornare in vita Ceice, trasformando anche lui in un uccello, così da dargli la possibilità di vivere, per una seconda volta, il suo grande amore.

 

Da quel moment nacquero nel mondo gli Alcioni, una specie di volatili d’acqua che si distinguono dagli altri semplicemente perché depongono le loro uova sulla superficie del mare, senza che nessuna tempesta osi agitare le acque.

Gli Alcioni, esattamente come i due protagonisti di questa storia, hanno, infatti, il privilegio di far nascere dalle acque una nuova vita, come nuova era la vita che venne concessa ai due amanti dopo la loro terribile sventura.

 

Il loro amore rimase e continuò a legarli a uno stesso destino, e il patto coniugale non si sciolse neppure ora che erano uccelli”.

(Metamorfosi di Ovidio, libro XI, vv. 742-744)

La storia di Alcione e Ceice è una storia che sa di rivincita e di seconde possibilità.

Una storia che racconta del trionfo dell’amore a tutti i costi.

Dell’amore che non si arrende, che si piega ma non si distrugge.

 

Quello di Alcione e Ceice, è il vero esempio di omnia vincit amor.

 

Perché l’amore vince sempre, nonostante tutti i nonostante.

 

 

 

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi