No-vax? No-thanks!

La polemica sulla vaccinazione dei bambini è sempre più accesa, ma esiste un fondamento scientifico su cui basare questa scelta?

Il primo vaccino della storia fu ricavato da materiale biologico estratto dalle pustole di vacche ammalate di vaiolo bovino, da cui appunto deriva il nome di questa pratica. Da allora gli scienziati sono stati sempre più affascinati dal desiderio di debellare le malattie che per secoli hanno devastato la popolazione del globo, causando epidemie incontrollate che hanno decimato la popolazione.

Secoli di ricerca hanno condotto all’ideazione d’innumerevoli vaccini, che possono essere raggruppati in base a come vengono preparati:

  • Batterici e virali attenuati. Sono composti da organismi intatti non patogeni che sono stati trattati per attenuare la capacità di causare la malattia oppure uccisi senza però perdere l’immunogenicità; causano una reazione molto simile a quella che si attiverebbe nel caso di un’infezione reale, quindi innescando sia la risposta immunitaria innata che adattiva.
  • Batterici e virali inattivati. Grazie al blocco della sintesi proteica s’impedisce al virus di replicarsi, pratica che però comporta la non attivazione delle risposte T citotossiche.
  • A subunità. Composti da antigeni purificati ricavati da un microrganismo e le sue tossine.
  • Con antigeni sintetici. Prevedono la produzione degli antigeni desiderati mediante l’utilizzo di DNA ricombinante.

Il vaccino viene preparato basandosi sulle caratteristiche del batterio o virus preso in considerazione, adottando il percorso meno dispendioso da un punto di vista di tempo ed energie e di conseguenza economico.

Quando la preparazione del composto è ultimata si procede con la sperimentazione per osservare le reazioni delle cellule che vengono a contatto con lo stesso: il vaccino verrà immesso sul mercato qualora non si riscontrino effetti collaterali di alcun genere e, una volta iniettato nel soggetto, innescherà una reazione identica a quella che verrebbe causata dall’equivalente patogeno, con l’unica e fondamentale differenza di non essere infettivo né, appunto, patogeno. Sfruttando la memoria immunologica del sistema immunitario, qualora l’organismo dovesse venire a contatto col virus contro cui è stato vaccinato, avrebbe già il contrattacco pronto perché gli anticorpi sono stati precedentemente sintetizzati e memorizzati al momento del vaccino; non resta che rispolverarli e produrli in massa per debellare l’infezione. Il tutto senza che tu, vaccinato, te ne renda nemmeno conto.

L’obbligo della somministrazione di determinati vaccini ha forgiato la cosiddetta immunità di massa: nel momento in cui il 95% della popolazione è vaccinata contro una stessa malattia anche il restante 5%, prevalentemente composto da soggetti che a causa di particolari patologie hanno un sistema immunitario indebolito, è “coperto”. Ad esempio, se in una classe liceale tutti gli studenti e insegnanti fossero vaccinati, un ragazzo che si sta sottoponendo a un ciclo di chemioterapie potrebbe tranquillamente seguire le lezioni senza temere di contrarre malattie, nonostante la debolezza del suo sistema immunitario e la conseguente impossibilità di sottoporsi egli stesso a un vaccino.

La sempre maggiore diffusione di queste tecniche ha inciso positivamente sulla qualità della vita media della popolazione, comportando anche un guadagno economico: difatti l’acquisto di un vaccino è una spesa irrisoria se comparato al costo delle cure.

Da sempre i vaccini sono stati oggetto di polemiche, la più famosa delle quali fu quella scatenata da uno studio pubblicato dall’ex medico inglese Wakefield nel 1998: costui sosteneva di aver riscontrato un legame tra vaccino MPR (morbillo, parotite, rosolia) e la comparsa di autismo e malattie intestinali. Nel corso dei quattro anni successivi nessun team di ricercatori riuscì a riprodurre i risultati riportati dall’inglese. A seguito di indagini più approfondite venne alla luce che la pubblicazione dell’articolo era avvenuta dietro compenso per supportare una serie di cause giudiziarie contro le case farmaceutiche produttrici di vaccini e contemporaneamente favorire la vendita del suo brevetto di vaccini in sostituzione di quello trivalente che aveva accusato.

Contrariamente a quanto sostenessero Wakefield e i suoi seguaci, i vaccini hanno contribuito alla scomparsa di alcune malattie: la vaccinazione di massa ha infatti impedito al virus di propagarsi, di conseguenza questo è scomparso dalla circolazione; è il caso ad esempio del vaiolo umano, che negli scorsi decenni causava sofferenze e decessi lasciando sfigurati e sfiancati coloro che sopravvivevano; è stato dichiarato scomparso dalla Terra nel 1980 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’intoppo in cui sono incespicati coloro che si proclamano no-vax è probabilmente, oltre ovviamente all’ignoranza, la mancanza di memoria: non sono più in molti a ricordare le sofferenze del vaiolo, dell’epatite, della poliomelite e di tutte le altre malattie che non siamo abituati a fronteggiare quotidianamente; è proprio questo che spinge a non fidarsi dei vaccini: «Tanto non ci sono, chi dei tuoi conoscenti si è ammalato di poliomelite di recente?». Ma, caro no-vax, è proprio grazie a tutti questi vaccini che i tuoi genitori hanno potuto concepirti e tu sei cresciuto senza conoscere gli orrori di un’epidemia.

Marta Maresca

 

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