“Festa del mandorlo in fiore”: quando l’amore ha un nome impresso nell’aria di primavera

di Alessia Miranda

Immaginate una piazza piena di gente felice, un’immensa distesa di alberi dai fiori bianchissimi, la musica allegra, l’aria di festa che avvolge con la sua verve tutto quello che ha intorno. Ora immaginate di essere presenti anche voi in mezzo a questa felicità e cercate, se potete, di attribuirle un significato. Tutto sembra quasi l’insieme di una destinazione incantata raggiungibile soltanto con un treno immaginario, da qualche parte molto lontano. Eppure quel treno esiste davvero, e conduce ad una destinazione reale, più vicina a noi di quello che pensiamo.

Questa destinazione da sogno si trova in Sicilia e ha un nome tutto suo: “Festa del mandorlo in fiore”.

Quella del mandorlo in fiore è una festa popolare che si svolge da oltre 70 anni sull’incantevole palcoscenico naturale della Valle dei Templi, nel centro storico di Agrigento. Esattamente come vuole la tradizione, questa particolare celebrazione folkloristica si ripete ogni anno all’inizio del mese di febbraio e ha la durata di un’intera settimana. L’obiettivo è quello di festeggiare anticipatamente l’arrivo della primavera, in concomitanza con il rifiorire dei mandorli, da sempre simbolo della speranza e del ritorno alla vita. I fiori di mandorlo, non a caso, sono i primi a rifiorire alcune settimane prima della primavera, quasi come se rinascessero, metaforicamente, dopo un lungo periodo di freddo invernale, nel quale quasi ogni ciclo vitale sembra fermarsi del tutto.

La festa fece la sua prima comparsa nel 1934 nella piccola città di Naro, piccolo centro agrigentino, in forma più che altro di sagra, per far conoscere i prodotti tipici siciliani a base di mandorla a chiunque vi si recasse. Successivamente la manifestazione, da semplice sagra, si è evoluta in una vera e propria festa popolare non più celebrata a Naro, bensì nella sua provincia agrigentina, e in tale occasione, non solo le venne attribuito il nome che attualmente ha, ma venne anche riconosciuta a livello nazionale, raggiungendo pian piano il successo che ancora oggi la caratterizza. Da allora, vi prendono parte numerosi gruppi folkloristici provenienti da ogni parte del mondo con l’intento di diffondere e promuovere i valori della fratellanza, dell’amicizia e della libertà tra i popoli, permettendo così alla festa stessa di accrescere il proprio significato culturale tramite questo profondo messaggio di pace.

La “Festa del mandorlo in fiore” comincia con una visita, al tramonto, alla Valle dei Templi e prosegue con l’accensione della “fiaccola dell’amicizia” davanti al tempio della Concordia. Inoltre, sempre ai piedi del tempio, viene svolta un’esibizione artistica conclusiva, la più importante dell’intero evento: la sfilata popolare.

I gruppi folkloristici, infatti, sfilano con costumi particolari e carretti siciliani, insieme alle bande musicali, dalla città fino alla Valle dei Templi, tinta di luci bianche e rosa tenue per accogliere la primavera, e una volta terminata la sfilata, tra una degustazione e l’altra, si può assistere alla cerimonia di assegnazione del “Tempio d’oro”, ossia un premio che viene consegnato da una giuria internazionale ai gruppi folkloristici che hanno danzato e cantato meglio.

La particolarità di questa festa meravigliosa risiede proprio nelle sue origini, ricollegate al mito della fioritura del mandorlo di Omero, che narra la sfortunata e commovente vicenda amorosa tra Acamante e Fillide.

Acamante era un eroe greco figlio di Fedra e Teseo il quale, mentre era in viaggio verso Troia, sostò per qualche giorno in Tracia. Qui conobbe la principessa Fillide e, come per ogni leggenda che si rispetti, non appena gli sguardi dei due giovani si incrociarono, nacque un tenero e sconvolgente amore. Ma il destino di Acamante era segnato dalla guerra di Troia: la fanciulla attese l’innamorato per dieci lunghi anni e, venuta a conoscenza della caduta della città, non vedendo alcuna nave all’orizzonte, immaginò che l’amato fosse morto e si lasciò morire dal dolore.

La dea Atena, impietosita dalla struggente storia d’amore, tramutò Fillide in un mandorlo e quando la notizia giunse al giovane, Acamante si recò nel luogo dove sorgeva l’albero e, colmo di amore e dolore, lo abbracciò. Fillide, in cambio di quell’abbraccio, fece spuntare piccoli fiori bianchi dai nudi rami. Ancora oggi, l’abbraccio fra i due innamorati è visibile in primavera, quando i rami dei mandorli fioriscono, a testimoniare l’amore eterno dei due giovani.

La “Festa del mandorlo in fiore” è una di quelle feste belle come poche e profonde come raramente si può immaginare. È una festa dove realtà e leggenda si uniscono in un unico inno di amore, pace e felicità. È la festa per chi ama, per chi vuole sorridere, per chi vuole sapere di che sostanza è fatta la spensieratezza, per chi vuole apprezzare le cose semplici. È la festa anche e soprattutto, per chi vuole semplicemente perdersi per ritrovarsi, perché in fondo, quando ci si ritrova in una bellezza così, vale davvero la pena di perdersi perfino l’ultimo pezzo di cuore.

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