In bocca al lupo!

Di Paola Palumbo

Quante volte abbiamo pronunciato la frase “in bocca al lupo”, in quante occasioni lo abbiamo detto o ricevuto? Io, ormai, non le conto più. Per un esame, una laurea, una qualsiasi cosa percepita come difficile ecco che la senti; subito dopo spunta il fatidico “crepi il lupo” o anche “evviva il lupo”, ma quale sarà la risposta corretta? La prima accezione risale al linguaggio dei cacciatori, che uccidevano i lupi poiché bestie ritenute feroci e pericolose. Meno nota è la storia di pastori, i quali rispondevano “crepi” poiché temevano che questo animale potesse aggredire il bestiame. La seconda risposta, invece, ha origine a Roma, perché fu proprio una Lupa a salvare Romolo e Remo.

Il lupo è sempre stato visto come negativo, cioè insaziabile, vorace, malvagio, e ciò è attestato anche nelle favole; le prime a dare quest’immagine tutt’altro che positiva furono quelle di Esopo, che lo indicava, nella maggior parte dei casi, come divoratore di bestiame; da qui il modo di dire “lupus in fabula”, riferito alla frequente presenza di questo animale nei suoi racconti; invece, più recentemente lo si usa per indicare l’arrivo di una persona della quale stavamo parlando. A trattare di questa bestia feroce non possono mancare le favole dei fratelli Grimm, fino a giungere alla Walt Disney con “Cappuccetto Rosso”, in cui il lupo divora prima la nonnina e dopo la bambina indifesa.

Però, con mio grande stupore, ci sono storie in cui il lupo è buono, nelle quali la percezione che si ha di lui è opposta a quella che abbiamo comunemente, ed il primo a trattarne è San Francesco. Nella sua storia, il Santo parla con l’animale, poiché per le strade non c’è anima viva, avendo tutti paura di lui; il Lupo si rende conto dell’errore e viene perdonato dai cittadini. Da questa storia nasce un progetto molto importante, ossia “L’EFFETTO SAN FRANCESCO”, dal 1970 in Abruzzo per la salvaguardia di questo animale.

Da allora prendono vita molti modi di dire, come ad esempio: gridare al lupo, ossia dare l’allarme per un falso pericolo; aver visto il lupo, cioè avere un atteggiamento impaurito, magari con mani tremolanti, voce bassa, come di chi ha subìto un grande spavento; ma tra quelli più antichi, utilizzati anche da autori greci è tenere il lupo per gli orecchi, e ciò avviene quando ci troviamo in una situazione difficile, e qualsiasi cosa potrebbe far peggiorare il nostro umore instabile.

Il lupo è al centro anche di molte culture, simbolo sia del bene che del male, riferito a persone come indice di forza e lealtà, in occidente è visto come incarnazione della ferocia, mentre nei popoli asiatici è il protettore dell’ingresso dei Regni Celesti.

Beh, che dire… c’è una magnifica storia, riferimenti infiniti per un’animale che non ha uguali. Mi affascina e mi appassiona sempre di più, forse perché nelle sue caratteristiche come la ferocia o la lealtà mi ci rivedo molto.

Voi, invece, in che animale vi identificate?

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