Hey, you! NIMBY!

Di Antonio Vollono

Nell’immaginario collettivo pensiamo che frasi del tipo: “Ragazzini, via dal mio prato!”, esistano solo in certi film o in alcuni racconti del ‘900.
Se vi dicessi che esiste la versione “ambientalista” di questa famosa frase?
Molte persone sono affette dalla sindrome NIMBY (Not In My Back Yard) ma da dove nasce?
Letteralmente significa “non nel mio cortile” e combatte le grandi opere pubbliche, comportamenti incivili e sversamenti di rifiuti in acque marine che avvengono in un raggio minimo dalle abitazioni di questi soggetti ma, paradossalmente, non si preoccupano degli stessi danni che interessano luoghi distanti la loro proprietà.

Coloro che soffrono di questa sindrome non si preoccupano di ciò che succede nel mondo esterno, l’importante è che non si leda la propria area abitativa.
Ci infastidisce che i turisti sporchino la nostra città, ma non ci facciamo scrupoli nel gettare cartacce sui marciapiedi, mozziconi di sigaretta, abbandonare sacchetti dei rifiuti sul ciglio della strada e non raccogliere le deiezioni dei nostri amici a quattro zampe.
L’importante è che non accadano nel nostro quotidiano raggio d’azione e in zone distanti dalle nostre: semplicemente, diventiamo ciò che giornalmente critichiamo.

Lo sversamento di sostanze chimiche in acque marine è il killer più silenzioso; abbiamo l’ambizione di avere una casa pulita e profumata, ricorriamo alla migliore marca di shampoo o detersivi, ma ci siamo mai fermati a pensare per un secondo quali sono i danni che questi prodotti procurano all’ambiente?
Basta solo pensare dove vengono sversate tutte queste acque piene di prodotti chimici e qual è la loro destinazione finale: il mare.
La maggior parte dei prodotti per la cura personale come scrub, detergenti, dentifrici, shampoo e bagnoschiuma possiede, tra gli ingredienti principali, le microsfere (microplastiche di dimensioni inferiori ai 5 mm).
Queste ultime finiscono negli impianti di depurazione che non presentano meccanismi di filtraggio capaci di bloccare il loro ingresso nell’ambiente marino, che esso sia uno scarico diretto al mare oppure diretto in un fiume.
Lo stesso danno viene procurato da vestiti di origine sintetica. Essi sono costituiti da fibre di plastica che non superano dimensioni di 5 mm che, con i lavaggi, si degradano e finiscono negli impianti di depurazione e procurano lo stesso identico danno delle microsfere presenti nei prodotti igienici.

Fortunatamente, grazie all’empatia ambientalista sviluppatasi in questi ultimi decenni, vengono prodotti gli stessi detersivi con l’assenza di microplastiche. Possiedono una certificazione ECOBIO e per rendere tutto il più sicuro e garantito, sono state sviluppate delle app in grado di leggere gli INCI (lista degli ingredienti) che aiutano a capire cosa è presente effettivamente nel prodotto acquistato.
Ovviamente, la stessa soluzione esiste anche per i vestiti: o diciamo addio al sintetico oppure acquistiamo degli innovativi sacchi da posizionare in lavatrice con il compito di lavare i vestiti e, allo stesso tempo, di bloccare i frammenti di microplastiche che sicuramente finirebbero in mare.
Accettare questo stile di vita sembra utopico, ma non è così difficile.
Immaginiamo un mondo meno NIMBY dove rispettiamo la terra, ci preoccupiamo non solo del nostro spazio personale, ma anche di quello condiviso.
Proviamo a vivere con la coscienza pulita e non con il rimorso di aver piano piano distrutto il pianeta solo per aver temporaneamente un pavimento pulito o un vestito ben profumato.
Questa è una sfida per la vita collettiva che potrà renderci il bene più prezioso: la gioia di vivere in un mondo non inquinato.

 

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