A Roma con una monetina per la fontana dei desideri

di Martina Casentini

Oggi vi porto a Roma, vi porto a Roma a sognare.
Vi chiedo di chiudere gli occhi e di provare a immaginare.
Questo è un sogno e non vi dovete per nessun motivo svegliare.

Chesterton diceva che “è insensato andare a Roma se non si possiede la convinzione di tornare a Roma” e la leggenda dietro al lancio della monetina nella Fontana di Trevi sembra raccontare proprio questo.

Ma continuiamo per un po’ a sognare.

Siete lungo il Corso, i viaggiatori sono ovunque, i romani anche.
C’è un gruppo di turisti con una guida che tiene in alto un segnale per farsi riconoscere, mentre uomini e donne fotografano tutto intorno rischiando ad ogni passo di perdersi davvero.
Vi do un consiglio: seguiteli.
Girano per Fontana di Trevi, è un vicolo un po’ stretto, ma vi assicuro che andrà tutto bene.

Vi ricordo che state ancora sognando, non aprite gli occhi, aprite le orecchie e ascoltate.

C’è il frastuono dei turisti e il rumore di una grande città, elementi che qui non mancano mai. Però ascoltate bene. Riuscite a sentirlo? Eccolo: è il rumore dell’acqua che ricade dentro l’acqua.
È limpido.
È tiepido.
Sembra riportarvi a casa.
Sembra portarvi ovunque voi vogliate essere.
Ed eccola, alla vostra sinistra.
È grande.
È immensa.
Sembra essere capace di abbracciarvi grazie alla posizione in cui si trova, ma non sarà mai grande abbastanza se non scendete le scale e raggiungete l’acqua.

Non sarà mai grande abbastanza se non mantenete gli occhi ancora un po’ chiusi e continuate a sognare.

La costruzione della fontana, in marmo e travertino, durò circa trent’anni. Fu Nicola Salvi che iniziò a costruirla nel 1732 e fu completata solo nel 1762 da Giuseppe Pannini. Due sole mani non sarebbero mai bastate, una sola testa non sarebbe mai stata sufficiente per immaginare ciò che Fontana di Trevi è diventata oggi per gli abitanti di tutto il mondo: la fontana dei desideri.
La leggenda del desiderio ha varie interpretazioni. Secondo alcuni deriva dalla tradizione di numerosi popoli di gettare le monete nelle acque dei fiumi e dei laghi per avere il favore delle divinità. Lucia Travaini, ripercorrendo all’indietro la storia di questa leggenda, ha attribuito la paternità della tradizione a Wolfgang Helbig, un archeologo tedesco che, giunto a Roma e divenuto punto di riferimento per quanti lo conoscevano, inventò il lancio della monetina nella fontana accompagnandolo al desiderio di ritornare nella Città Eterna, come speranza che quello potesse essere soltanto un “arrivederci” e mai un “addio”.

Sei ancora lì a sognare, quando a un tratto ti ricordi di quella monetina da cinque centesimi che ti hanno dato come resto al bar e decidi che esprimerai un desiderio.
È strano, vero?
Tu la guardi e non puoi farne a meno.
Sembra essere capace davvero di realizzare ogni tuo desiderio.
Hai ancora gli occhi chiusi?
Riesci a immaginare?
Hai dato le spalle a una delle fontane più belle del mondo e stai per lanciarci dentro una monetina.

Da generazioni e generazioni ormai continuiamo a gettare nella fontana gli spiccioli e le doniamo un nostro piccolo desiderio, di qualsiasi tipo, speranzosi che possa tramutarlo in realtà. E in quel momento, mentre la si guarda, ve lo giuro: ogni desiderio sembra davvero reale.

E tu?
Hai pronto il tuo desiderio?
Tranquillo, lei potrà aspettare.

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