Manzoli al RiFestival: cinema popolare e cultura di massa

di Federico Mangione

Al RiFestival il prof. Giacomo Manzoli ha presentato il suo libro Da Ercole a Fantozzi. Cinema popolare e società italiana dal boom economico alla neotelevisione, fornendo una lettura della cultura popolare dal dopoguerra fino agli anni Settanta attraverso la rappresentazione cinematografica.
Cos’è davvero il cinema e qual è la sua funzione? La settima arte ha avuto già dai suoi inizi un rapporto stretto con il potere, che ne ha colto le potenzialità ai fini sia propagandistici, che di diffusione della cultura.
In questo testo, il cinema popolare viene letto anche attraverso tre importanti pensatori: Adorno, Panofsky ed Eco. Il filosofo tedesco fa del cinema un’analisi quasi brutale, dividendo i film in due generi, escape (d’evasione) e message (con un fine didattico), attribuendogli un ruolo di corruttore delle masse e affibbiandogli il solo intento di incitare al consumo. Di parere totalmente opposto è Panofsky, per il quale il cinema è arte e perora la causa della comunicabilità e della commerciabilità del prodotto in quanto portatrici di un valore aggiunto.
Con Eco si affronta il tema della cultura di massa, che culmina nello scontro dialettico tra quelli che lui definisce apocalittici e integrati. La differenza sostanziale sta nell’approccio alla cultura di massa. L’apocalittico è colui che nel “pop” vede anticultura e trovandosi, nel secondo dopoguerra, di fronte all’ascesa delle masse, guarda alla situazione in un’ottica catastrofica. Le posizioni rispetto ai mass media sono opposte: se per gli apocalittici i mezzi di comunicazione di massa devono promuovere una visione conformista, passiva e acritica della società sotto tutti i suoi punti di vista, gli integrati sostengono, invece, che questi servano a diffondere la cultura, che viene messa a disposizione di tutti.
Da questo spunto si parte per capire quale sia l’evoluzione del cinema in Italia e come esso si sia rapportato agli sviluppi che la società ha dovuto affrontare anche in seguito al boom economico degli anni Sessanta. Se negli anni Cinquanta il neorealismo racconta di un paese composto da molteplici anime regionali e porta sullo schermo le difficoltà della ripresa, via via il cinema si adatta alla dialettica sociale, seguendola di pari passo e fornendo l’idea di un paese che ha superato le proprie difficoltà. Il viaggio passerà dalla figura dell’Ercole indomito, padrone di se stesso, imperturbabile e invincibile, fino ad arrivare, invece, al ragionier Fantozzi, figura grottesca e inetta che rappresenta il grigiore della nuova società italiana composta da vari strati sociali e che assimila il rapporto capo-dipendenti a quello maestro-alunni. Il cinema, in questo modo, non è più intrinsecamente popolare, ma può diventarlo laddove si costituisce come parte civile e assurge a simbolo di un processo che parte dal basso.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi