Quale personaggio di “Lost” sei?

di Marianna Allocca

Molti appassionati della serie televisiva Lost hanno riscontrato la presenza di analogie di tipo caratteriale o filosofiche con alcuni personaggi chiave di un viaggio oltre il tempo e la vita. Un viaggio esplorativo non solo di conoscenza, ma soprattutto di analisi e scoperta interiore.

Ecco a voi, cari lettori e cinefili, quattro personaggi molto vicini alle nostre innumerevoli personalità.

Jack Shephard
“Vivere insieme, o morire soli”
Jack è un neurochirurgo spinale e nel suo personaggio si possono rintracciare diversi archetipi psicologici e divini. Egli sarà la guida a cui i sopravvissuti faranno riferimento fin dai primi momenti che seguiranno il disastro. Tra tutti gli archetipi che abitano l’inconscio collettivo, quello che rimarrà come una costante è certamente l’archetipo del “Salvatore” in linea con la sua professione di medico. In lui c’è soprattutto l’ossessione di dimostrare la sua capacità di risolvere tutte le situazioni, perché è convinto di essere l’unico che può garantire una strada di salvezza che gli altri non possono trovare. Jack rappresenta anche l’archetipo del “Padre” ed è una tematica che vibra in tutta l’opera: lo scontro generazionale tra padre e figli ed il necessario superamento. Fondamentale è l’archetipo dell’eroe presente nella filosofia junghiana che vede nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza una tappa evolutiva. Individuarsi è un dovere sociale, in quanto la capacità di autodeterminazione del singolo potrà dare vita ad una collettività migliore. Nel riconoscimento della sua umanità e nel desiderio di dare amore, si compie l’uomo Jack Shephard, ma si compie anche l’errore da tempo in attesa e nascosto dentro di lui.

Kate Austen
“Nata per fuggire”
Kate è uno dei personaggi femminili più importanti della serie. In lei convergono diversi archetipi come quello della “fanciulla fragile” che induce gli uomini a proteggerla nei momenti difficili. A questo si affianca quello dell’“Amazzone guerriera” che si esalta nel pericolo e nello scontro ed è disposta ad uccidere quando qualcosa mette a rischio i suoi interessi, ma soprattutto la vita delle persone che ama. Kate è spontanea e coraggiosa ed ha una forte capacità di incidere sulle decisioni che il gruppo dovrà prendere di volta in volta. Inoltre, Kate è l’archetipo della “Donna Anima” ovvero la donna inconscia e silente nell’uomo; viceversa, l’animus della donna è “l’uomo inconscio” dentro di lei. In questo modo, Kate e l’uomo potranno incontrarsi con una dose particolare di energia maschile o femminile con cui vorranno entrare in contatto. Quella di Kate Austen è una figura complessa ma certamente di grande dignità.

James Sawyer Ford
“Ognuno pensi per sé”
Sawyer è l’unico tra i sopravvissuti, almeno all’inizio, che non condivide quello spirito di solidarietà che anima tutti gli altri. Oppone cinismo ed indifferenza al bisogno che gli altri hanno di stare uniti, anche se nei suoi modi un po’ burberi e sbrigativi leggiamo un cuore sensibile che teme solo di essere ferito ed è per questo che fa di tutto per allontanare gli altri da sé, ritenendosi incapace ma soprattutto immeritevole di ricevere amore. Kate e Sawyer sono profondamente simili: l’uno lo specchio dell’altro. Sono profondamente uniti, nonostante i tradimenti a più riprese, e legati da un affetto che va oltre le ragioni della mente. Egli è l’archetipo del Dio della guerra, Ares per la forza maschile non temprata dalla ragione. Sawyer è un Ares in azione: non si controlla, cerca la lite, è accecato dalla rabbia e non si preoccupa di quello che gli altri possono pensare di lui, anche perché pensa di non aver bisogno di loro. Gradualmente migliora, matura grazie anche alle circostanze. In James Ford vi è una bella qualità: la rara capacità di saper sdrammatizzare ogni situazione, anche la più terribile, con certi atteggiamenti e con i nomignoli attribuiti ai suoi compagni dell’isola che tutti odiano, ma al contempo amano.

Hugo Reyes
“Mai dire mai, coso”
Hugo ha avuto un’infanzia d’abbandono. Nonostante la continua presenza della madre, non riuscirà a sopirlo. Crescerà con un senso di vuoto, di mancanza di sicurezza interiore, che cercherà di colmare soprattutto attraverso il cibo. Con Hugo viene infranto il luogo comune che vede chi non sia dotato di prestanza e forza fisica come impossibilitato a cimentarsi in esperienze difficili o dove siano necessari non solo il coraggio, ma anche una certa agilità nel muoversi tra pericoli e insidie. A dispetto di questo stereotipo così diffuso, sarà proprio Hugo colui che, mettendosi sempre a disposizione degli altri nonostante il suo peso, si rivelerà più volte risolutivo nel momento del pericolo, dimostrando di avere forza fisica, l’astuzia e la capacità di credere in sé stesso per affrontare nuove prove. Probabilmente la qualità più bella di Hugo è proprio la capacità di affidarsi alla vita che l’isola propone di volta in volta, senza coltivare preconcetti o schemi mentali inflessibili. Senza dubbio ha un buon cuore, perché ama molto i suoi compagni, anteponendo l’affetto per il gruppo a certi bisogni personali. Hugo guiderà il gruppo verso la salvezza.

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