Le poesie per caso: Uocchie c’arraggiunate

di Francesca Caianiello

Ogni città ha le proprie caratteristiche peculiari. Quelle di Napoli? Sicuramente: musica e poesia. Musa ispiratrice ancora una volta una bellissima donna e grazie a lei ancora oggi tutti possiamo farci trasportare dalla melodia e dalle struggenti parole di Uocchie c’arraggiunate.

Era il 1904 quando il giovane avvocato Alfredo Falcone Fieni, in una Napoli dove tutti, girando per le strade e osservando la città avevano l’istinto di produrre poesia, ci regalò questo testo.
Uocchie c’arraggiunate parla del momento più dolce del favoloso tunnel d’amore: l’innamoramento. Il giovane avvocato guardando gli occhi della sua musa descrive le sensazioni che prova e ci dice nel ritornello:
E chi ve pò scurdà,
Uocchie c’arraggiunate,
Senza parlà,
Senza parlà?
A me guardate, sì,
E stateve ‘nu poco,
Comme dich’i’,
Comme vogl’i’
Comme vogl’i’

Come potervi dimenticare occhi che “ragionate”, che riuscite a fare un discorso solo guardando, senza parlare?
E alla strofa successiva ci concede di conoscere il nome della bella musa: Concettina.

A questo punto la tradizione si divide. Sono state identificate due donne a cui potrebbe essere rivolta la canzone. Nel primo caso, ci troveremmo di fronte al coronamento di un amore e a una storia molto romantica. Nel secondo, saremmo di fronte allo struggente desiderio di un amore impossibile.

Ma procediamo per gradi.

Una prima storia ci racconta che il giovane avvocato Alfredo Falcone Fieni un giorno si trovava seduto a un tavolino del Caffè di notte e giorno. Desiderando incontrare la sua Concetta scrisse lì, seduto al bar, il testo della canzone. Ebbene, ebbe così successo il suo corteggiamento che i due si sposarono, ed ebbero ben cinque figli. L’happy ending da favola che tutti desiderano.

Una seconda storia circa l’evento è invece un po’ più triste. Pare che Alfredo fosse infatuato di Concetta Gallozzi, moglie di Gastone Di Giacomo, fratello del celebre poeta partenopeo Salvatore. Dunque rappresenterebbe qui un amore vissuto in sordina, un tentativo di esprimere il proprio proferimento amoroso tra le righe – e nemmeno più di tanto, poiché subito dopo il ritornello cita proprio la sua Concettina, destinataria della meravigliosa poesia.

Fatto sta che qualunque sia la Concetta di riferimento e qualunque sia la storia che si cela dietro questo testo, ancora oggi noi possiamo ascoltare una canzone struggente dalla quale non lasciarsi trasportare è impossibile.
Lo stesso Eduardo De Filippo affermava fosse la sua canzone preferita. Infatti nella commedia Gennareniello, in cui lui stesso interpreta il protagonista, un uomo un po’ avanti con gli anni, decise di cantarla, dedicandola alla giovane dattilografa vicina di casa di cui il suo personaggio si era infatuato.

E qui in video in cui potrete sentire la poesia cantata dalla voce del grande Eduardo: https://www.youtube.com/watch?v=Mo79FAxMO5k

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