Remotti al RiFestival: atto secondo

di Federico Mangione

 

Dopo il successo dello scorso anno, Francesco Remotti, personalità di spicco dell’antropologia italiana, torna al RiFestival per una nuova lectio, il 13 aprile, dal titolo: L’ossessione identitaria e la cecità del potere.

In un’intervista rilasciata a “La Repubblica” del 19 aprile 2015, Francesco Remotti spiegava con questa metafora ciò che lo ha portato a dedicarsi agli studi antropologici: “Davanti alla contemporaneità mi sono spesso sentito una preda. Più l’attualità mostrava i suoi denti più io me ne allontanavo. Credo che il mio lavoro di antropologo si sia sviluppato in questa scena di ipotetica caccia“.

Una carriera improntata, inevitabilmente, al confronto con la diversità, culturale in primis, con le popolazioni in particolare del Centro Africa a cui ha dedicato un’importante fetta dei suoi studi e che lo ha portato, negli ultimi anni, a dedicarsi a un concetto complementare: quello di identità.

Proprio sull’identità, lo scorso anno, Remotti ha tenuto al RiFestival una lezione dal titolo: I noi, gli altri, i nostri simili. Identità, alterità, somiglianza, che ha riscosso un notevole successo di partecipazione. Un percorso e un argomento, questo, che non si è esaurito e che quest’anno si confronterà con il tema portante del festival: il potere.

Attraverso le sue parole, leggiamo l’incipit della lezione dello scorso anno:

«Inoi. Pare che sia questo un punto di partenza obbligato, visto che anche Hegel sosteneva che ogni io è in realtà un noi. Solo che i noi, di cui normalmente facciamo parte o a cui ci riferiamo nella nostra vita, sono molteplici, eterogenei, talvolta sfuggenti e difficili da collocare. Vi sono però dei noi che si istituzionalizzano e che assumono maggiore visibilità, durata, consistenza. Su questa strada, vi sono dei noi che tendono a divenire soggetti riconoscibili, quasi che vogliano trasformarsi – come diceva ancora Hegel – in un io. Ebbene, questi noi tendono a definirsi elaborando una qualche rappresentazione di sé, del mondo, e di sé e degli altri nel mondo. L’identità è una rappresentazione dei noi e degli altri tipica dei nostri tempi: una rappresentazione elaborata dai noi e che istituisce gli altri. Gli altri esistono in quanto i noi li fanno esistere; ovvero, l’alterità è un prodotto necessario, automatico e inevitabile dell’identità. Ma siamo sicuri che il mondo sia fatto di identità, e che quindi non si possa fare a meno di rappresentarlo in base a questo principio? Siamo proprio sicuri che tutti i noi non possano fare altro che definirsi in termini di identità e quindi di istituire gli altri? Ci possono essere dei noi senza gli altri, senza i rappresentanti dell’alterità?»

Studioso brillante, la cui carriera si è aperta nel solco di Lévi-Strauss, su cui scrisse la propria tesi di laurea, Remotti rappresenta un’istituzione vivente nel mondo dell’antropologia. Probabilmente la sua partecipazione può considerarsi anche un po’ un manifesto per le ambizioni e il lavoro degli studenti che hanno ideato e dato alla luce il RiFestival, nato proprio come Festival dell’Antropologia, libero, indipendente, luogo di scambio culturale, di idee e riflessioni. Non resta che aspettare un altro po’ per assistere alla lezione di Francesco Remotti, che si terrà sabato 13 aprile alle 11:00 nell’aula 3 di via Zamboni 38 e che muove da questo spunto:

«Il binomio potere/identità è centrale nell’attuale contesto storico e politico, in particolare nella costruzione degli identitarismi nazionali. Essi sono una buona esemplificazione della cecità del potere quando questo è condizionato dall’ossessione identitaria. L’identità obbliga a volgere lo sguardo al passato o ad abbarbicarsi a un presente illusoriamente stabile: rende quindi ciechi rispetto al futuro.»

BIO. Laureato all’Università di Torino in filosofia nel 1967, Francesco Remotti, ora professore emerito, è stato ordinario, dal 1979, di antropologia culturale presso la stessa Istituzione. La sua carriera accademica lo ha visto già direttore del Dipartimento di Scienze antropologiche e archeologiche dal 1988 al 1991 e dal 1994 al 1997, nonché coordinatore dei dottorati in Antropologia culturale e Etnologia tra il 1991 e il 1999 e Scienze antropologiche tra il 2000 e il 2008. Tra il 2001 e il 2007 ha presieduto il Corso di laurea triennale in Comunicazione interculturale, per poi passare alla presidenza del Corso di Laurea Magistrale in Antropologia culturale e Etnologia  tra  il 2007 e il 2010. Presidente, dal 1991 al 1997, del Centro Piemontese di Studi Africani, si è dedicato, tra il 1976 e il 2010, a uno studio etnografico sulla popolazione Banade del Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo. Per il Ministero degli Esteri ha diretto dal 1979 al 1993 la Missione Etnologica Italiana in Zaire e dal 1994 al 2004 la Missione Etnologica Italiana in Africa Equatoriale. (Fonte: Università di Torino)

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