Olanda on the road, nelle lande fiamminghe

di Sveva Di Palma

“Like all great travelers, I have seen more than I remember, and remember more than I have seen”- Benjamin Disraeli.

L’Olanda è un paese incredibile. Fervente, in continua mutazione, al passo con sé stesso e con i tempi, sereno e brulicante. Nel 2014 sono stata in Olanda due volte, a distanza di due mesi: la sola città di Rotterdam, in quel lasso temporale, aveva cambiato volto, vantava edifici nuovi e iniziative in nascita. Una velocità tale è sorprendente per una giovane del sud Italia, altrettanto brulicante e vivo, ma così lento a cambiare nei suoi valori e caratteri fondamentali.

L’Olanda ha lasciato in me una sensazione di civiltà, di coesistenza di modernità e natura, di attenta preservazione della tradizione e della cultura. È un paese con un cuore ed un cervello, che palpita pensando e riflette con passione, equilibrandosi in continuazione.

Decidemmo, io e te, di avventurarci in Olanda dopo che andai a trovare mia cugina, a Rotterdam. Ti parlai delle architetture, delle Kubik Houses e della antica bellezza del quartiere di Delfshaven, con i suoi canali ed il solitario, malinconico mulino. Ti parlai dei grattacieli e del fiume, attraversato da ponti brooklyniani. “La skyline di Rotterdam è quasi newyorkese!”, ti dissi, con entusiasmo infantile. Quell’entusiasmo che, sapevo, avrebbe entusiasmato anche te. Il tuo sorriso mi bastò a capire che sì, per la fine dei tuoi esami e per la mia laurea, saremmo andati in Olanda. “Zaino in spalla, però!”, aggiungesti, con mia scarsa sorpresa. Ti indicai la tenda ed il tuo sorriso si ampliò. Era affare fatto.

Il nostro pellegrinaggio cominciò con la meta della quale ti avevo parlato per prima: Rotterdam. Rotterdam è il centro nevralgico del lavoro e della burocrazia olandese, pieno di uffici, poste, banche. Tutto funziona, tutto è veloce. Tuttavia, pullula di verde, di fiori olandesi, di oasi metropolitane. Non deve mancare nulla, al popolo olandese. Da Rotterdam, in 15 minuti si possono raggiungere luoghi meravigliosi, piccole cittadine tipicamente fiamminghe o metropoli in miniatura: andammo a L’Aia, ex capitale e sede del parlamento e del governo dello Stato, per poi spostarci a Kinderdijk, dove visitare i mulini e le risaie. La visita che ci impressionò di più fu quella a Leida. Certo, a L’Aia vedemmo il Museo Escher, che ti fece brillare gli occhi, ma Leida era casa tua. A Leida splendeva il sole su un lunghissimo canale, il verde la abbracciava con tenerezza sulla vita, come se fosse una giovane donna. Le fontane, le piccole case, le belle vie, tutto rende Leida un agglomerato di pacifica bellezza. Ma tu volesti andare al Museo della Medicina e al Naturalis Leiden, perché sei uno scienziato, un fisico, e per te la natura e gli sperimenti sono vita. Valse la pena andarci anche solo per vedere l’espressione sul tuo viso mentre giocavi con ingranaggi e marchingegni, inventati da altri genietti come te. I musei, in Olanda, sono interattivi. Tutto è ben esposto, visibile all’occhio del visitatore, accessibile. Il sapere è offerto. Leida ha, inoltre, eccellenti università di lettere e scienze. Non posso dimenticare la voce con la quale dicesti: “Quasi quasi, dopo la laurea mi trasferisco qui. Guarda quanti ragazzi, che bella università! Mi potrei immaginare, qui!”

Un po’ il mio sorriso si spense, all’idea che tu andassi così lontano, ma era la tua strada. Te lo meritavi.

Dopo l’esaltante ed istruttiva Leida, era necessario riprendersi la leggerezza estiva: ci avviammo ad Amsterdam. Meglio evitare di scendere nel dettaglio, per quanto riguarda questa tappa. Ad Amsterdam ci si diverte, si de-pensa, si lascia dietro per un po’ l’identità quotidiana. È molto sano o molto distruttivo, ma è un rito di passaggio obbligatorio. Il Van Gogh Museum, inoltre, è un luogo senza tempo, rifulge di passione e celebra l’animo puro ed intenso di uno dei più grandi artisti olandesi: Vincent Van Gogh. Condividere la sua visione del mondo con chi ami è un’esperienza potente. Non è la città che ha più da offrire, in questo ricco paese, ma è importante andarci e viversela, in un modo o nell’altro.

Ritornando al nostro viaggio, dopo una tappa mainstream e al contempo obbligata, la vera avventura cominciò: era tempo di scoprire l’Olanda nascosta, quella meno cittadina, quasi marittima. I gioielli facilmente raggiungibili da Amsterdam sono Edam, Volendam e Marken: tre coloratissime, silenziosissime perle abitate da pescatori, affacciate sul canale e sul Mare del Nord. Impossibile credere di essere a pochi km da quel capolavoro di architettura moderna che è Rotterdam, o dal caos turistico che è Amsterdam. Queste sono cittadine dove le cozze sono sempre fresche, l’aria sa di spighe e l’ultimo ristorante aperto, la sera, chiude a mezzanotte. Qui si vive bene, si mangia formaggio fresco e si respira aria pulita. Le persone ti sorridono, senza sospetto. C’è chi coltiva i campi per vivere, ogni giorno nutre le proprie pecore -rigorosamente libere- e si lascia cullare dallo sciabordio delle barche ormeggiate nel porticciolo. Il tramonto è spettacolare. Da Volendam, è disponibile un traghetto che conduce alle Isole Frisoni. A Texel, la più grande, decidemmo di campeggiare per i seguenti tre giorni. Proprio quei giorni in cui era prevista pioggia. Ma il meteo olandese, come poi capimmo, non è affidabile. L’Olanda è una pianura scoperta, ogni giorno c’è il sole e ogni giorno piove. Bisogna essere versatili. Tu, per mia fortuna, lo eri. Campeggiare a Texel fu impresa più ardua di quanto ci aspettassimo: è un’isola enorme e noi eravamo a piedi, con due pantagruelici zaini in spalla e una forma di Volendam come unico pasto commestibile. “Non me l’aspettavo”, dicesti, dopo la seconda ora di cammino nel perfetto nulla. “Ma non hai controllato almeno qualcosa, prima di avere questa brillante idea?”, ti chiesi io, inacidita. Tu mi rivolgesti quello sguardo scanzonato da ragazzino e sorridesti sotto i baffi radi. Capii che avevi avuto un’idea. Mi indicasti la spiaggia, alla quale eravamo finalmente arrivati: c’era un cartello, appeso ad un chiosco, con la scritta “AFFITTASI TANDEM”. Come ho già detto, la parola chiave è versatilità. Una volta in tandem, girare Texel è una faticosa ma gestibile passeggiata: la spiaggia e il faro sono poetici, le dune selvagge e ventose, le cittadine ordinate e organizzate. Anche in mezzo al nulla, vivere bene è essenziale. Pedalare tutto il giorno era devastante, quindi la sera, in tenda, crollavamo subito, temendo leggermente per la nostra vita quando venivano giù millilitri di pioggia. “Non ti preoccupare, questa tenda reggerà”, mi rassicuravi, “tienimi la mano se hai paura, scimmia”. Ed io te la tenevo. La mattina c’era quasi sempre il sole. Sicuramente c’era la mattina del terzo giorno, quando da Texel ci spostammo a Hoenderloo, il paese più vicino all’entrata del Paco Nazionale dell’Hoge Veluve, cuore verde del paese e casa di cervi, lupi e orsi. Era magico, quel luogo, per te. Si vedevano benissimo le stelle, la notte. L’aria sapeva di pini e ruscelli, il silenzio poteva essere interrotto solo dal fruscio di qualche animale nei cespugli o dal verso gentile di qualche uccello nascosto tra i rami degli alberi. Il giorno del mio compleanno, avemmo la fortuna di avvicinarci a dei cervi, attirati dalla tua felicità: avevi le lacrime agli occhi per l’emozione. L’ultima tappa prima del ritorno fu Eindhoven, moderna e celere quanto Rotterdam, ma meno sorprendente: dopo tanto girare, un po’ di riposo per sguardo e spirito. Rinfrancati, meravigliati e stanchi, dopo dodici giorni di viaggio, ci godemmo Avengers: Age of Ultron in IMAX per un’ultima serata olandese. Anche i cinema, infine constatammo, non reggevano il paragone. Che bella, che sei, Olanda!