Disturbo della personalità multipla: l’arte di Kim Noble

di Luisa Ruggiero

Cos’è che ci rende “noi” al mondo se non la nostra integrità?
Quando camminiamo percepiamo un corpo nostro, unico, che si muove, che sente il vento tra i capelli, il dolore di una puntura e gli odori della natura. Ci addormentiamo con la consapevolezza che l’indomani saremo ancora noi. La normalità è rispondere alla domanda “chi sei tu?” con il nostro nome.
Sembra scontato parlare di questo, del sentirsi “propri”, vero? In alcuni casi non lo è. Esistono persone che convivono con entità che si sono scisse da un Io integro. Paradossalmente, esistono persone che hanno più persone dentro.

Quell’integrità di cui abbiamo parlato precedentemente non viene dal nulla, ma la conquistiamo con lo sviluppo. All’inizio nasciamo come esseri fragili, incapaci di controllare correttamente il nostro corpo e abbiamo bisogno di essere accuditi da un’altra persona che si sintonizzi con i nostri stati d’animo, che risponda ai nostri pianti e che li sappia riconoscere; abbiamo bisogno di una figura “materna” che ci contenga. Ma spesso questo non avviene, quest’integrità si rompe in mille pezzi come uno specchio. Solo se raccolti in modo adeguato, questi frammenti diventano un bellissimo mosaico, come nel caso di Kim Noble.

Kim Noble vive a Londra e ha ben 13 personalità dentro di lei, ognuna diversa, con età diverse, con memorie, alcune addirittura fermate in un determinato lasso temporale. A Kim è stato diagnosticato il DID, il disturbo dissociativo dell’identità, meglio conosciuto come MPD, disturbo della personalità multipla. La caratteristica di questo disturbo, secondo una definizione dell’American Psychiatric Association, è:

Il disturbo dissociativo dell’identità è caratterizzato da una o più personalità distinte tra loro che prendono il controllo del comportamento del singolo, accompagnato da una incapacità di ricordare importanti informazioni personali che risultano essere troppo estese per essere attribuite ad una semplice dimenticanza.”

Quasi tutte le persone che soffrono di questo disturbo dell’identità hanno una storia comune, cioè una vita di abusi e violenze. Proprio come nel caso di Kim. Ognuna di queste personalità si è formata in seguito a eventi traumatici, erigendosi come barriere permanenti verso la vera Kim, al fine di proteggerla. Infatti, ogni personalità custodisce la memoria del trauma subito, mentre la vera personalità -in gergo, l’host (colui che ospita) -, o le altre, non sono abilitate a questi ricordi.

Attraverso l’arte, ognuna delle personalità di Kim si racconta.

Tra le prime cose che si notano di un quadro c’è sicuramente lo stile, la “mano dell’artista”. È sicuramente l’elemento chiave, caratterizzante, identificativo dell’opera. È ciò che ci permette di riconoscere il lavoro tra mille altri simili ma non uguali e di associarlo ad una stessa persona, la quale attraverso svariate opere costituisce non solo un suo stile ma la sua personalità artistica che rende riconoscibile ed identificabile la sua arte.

Nel caso di Kim Noble è difficile, quasi impossibile identificare la “mano dell’artista” o meglio, la mano è sempre la stessa ma l’artista, quella no, perché sebbene Kim Noble sia sempre la stessa persona, le sue personalità multiple le regalano tantissime sfaccettature di se stessa e del suo stile pittorico.

L’artista è divisa in ben 13 persone ed artisti differenti, ognuno di questi ha la sua storia, il suo stile, i suoi colori preferiti, dei temi cari a cui fa riferimento ed anche delle ispirazioni specifiche a cui guarda, come tutti, ma come nessuno, perché tutte queste persone diverse sono all’interno di uno sola singola strabiliante artista, Kim Noble. Ella racconta che c’è Ken, il ragazzo gay, il quale sostiene che tutti i suoi dipinti saranno dei treni, ma di fatto nessuno dei sui quadri vi rassomiglia; Judy che è una ragazzina di quindici anni ossessionata dal suo peso, si sente grassa e dunque è perennemente a dieta; lo Spirito dell’acqua che cerca di venir fuori quando ella è sotto la doccia, e così via.

Le opere presentano tutte apparentemente, forme e stili differenti fra loro ma al contempo denunciano, a mio parere, un’angoscia ed un tormento unici nel loro genere. Le linee per lo più tremolanti ed instabili, le pennellate convulse e irregolari, la distribuzione disomogena del colore trasmettono sentimenti univoci di movimento ed instabilità. La stessa instabilità la si riscontra nei soggetti sempre diversi, sebbene non manchino le ripetizioni. Talvolta la linea non è presente, né tantomeno il soggetto, trattasi di opere di astrattismo materico, affascinanti per la distribuzione estremamente pensata, che sorprendono in un soggetto affetto da tali disturbi. Campiture completamente piatte lasciano il posto a disordini discorsivi, così come ad elementi figurativi chiari e leggibili.

I colori sono un altro elemento fondamentale della pittura narrativa di Kim, dai rossi sgargianti ai bianchi candidi, asettici, alle sfumature di rosa degli incarnati agli ori dei capelli di ispirazione klimtiana che sottolineano una grande padronanza non solo dei tecnicismi grafici, ma appunto anche di quelli pittorici, in senso stretto.

Dunque chi è Kim Noble? Un’artista, più artisti.

Con la partecipazione di Ferdinando Ramaglia

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