Un fiume in piena

Le ho chiesto di parlare a cuore aperto e lei lo ha fatto.

Non che si sia sforzata molto, si percepisce: tenace, con una venatura sarcastica nella voce e un po’ di disgusto nello sguardo. Conosciamola ora o mai più.

“Sono Debora Castellano, ho 21 anni, nell’arco dei quali ho sempre fatto il possibile per seguire i miei sogni e raggiungere i miei obiettivi.

Ho vissuto a Sorrento, il mio paese natale, per 18 anni, fino a quando ho preso la decisione che mi avrebbe stravolto la vita: allontanarmi da quella mentalità che non rispecchiava la mia e, prendendo la difficile decisione di allontanarmi di conseguenza anche dalla mia famiglia e dal mio ragazzo, mi sono trasferita a Milano.

Attualmente studio moda, lavoro come fotomodella freelance ed Instagram Marketer e nel tempo libero mi tengo occupata con altri lavori occasionali, come scrivere articoli. Sono sempre impegnata e finalmente, nonostante i periodi di forte stress, mi sento realmente realizzata.

Ho la vita che ho sempre desiderato.

 

La tua situazione lavorativa è quella in cui tu, bella ragazza, curata e a proprio agio davanti una fotocamera, ti mostri e da questo trai guadagni. La tua immagine, quello che fai vedere.

Purtroppo sei spesso etichettata, è un continuo rapporto con affermazioni di natura sessista mai giustificabili. Raccontami cosa senti, come lo affronti, spesso leggo ironia, ma non credo ci sia solo quello.

“Quando da bambina mi avvicinai al mondo della fotografia, il mio unico scopo era quello di divertirmi e di sentirmi in pace con me stessa. Realizzavo degli autoscatti perché amavo la libertà di posare come meglio credevo davanti un obiettivo che non ti giudica mai, qualunque cosa tu faccia.

Con il tempo questa passione è diventata lavoro e la mia immagine è diventata popolare. Il mettersi in mostra comporta maggiore visibilità, che a sua volta porta ad avere sempre più persone che ti ammirano e altre che invece ti odiano.

Avevo circa 14 anni quando iniziai a ricevere critiche gratuite da chiunque e, all’epoca, i giudizi degli altri avevano il potere di ferirmi molto. Non è stato un periodo facile per me.

La mattina, quando passavo per i corridoi del liceo, mi sentivo osservata e giudicata, facevo finta di niente ma in realtà mi infastidiva molto e spesso e volentieri restavo tra le mura della mia classe. Il pomeriggio, invece, ricevevo continue critiche sui social, spesso da account falsi che mi invitavano al suicidio perché il mondo non aveva bisogno di una ragazza che si credeva di essere Dio sceso in terra. Quando la sera uscivo e mi sedevo in qualche bar, mi sentivo osservata e criticata come nei corridoi del liceo. Credo che siano stati gli anni in cui ho versato più lacrime in assoluto.

A quell’età atti del genere feriscono davvero molto, perché non si ha ancora un carattere abbastanza forte da reagire. Se penso a quello che ho passato mi sorprende tantissimo che non abbia mai smesso di far foto e di seguire le mie passioni. Era una cosa che mi faceva stare bene, quindi perché smettere? Con il tempo ho capito che ciò mi rendeva felice era molto più importante delle critiche altrui. Così ho continuato senza sosta per la mia strada.

Tutto quello che ho passato mi ha fatto diventare molto più forte.

Oggi la mia passione si è trasformata nel mio lavoro ed è la cosa che mi spinge ad amare il mio corpo, me stessa e la mia vita. Sto così bene che non ho paura di mostrare agli altri ciò che faccio.

Spesso e volentieri, però, capita di ricevere delle offese gratuite e senza senso da parte di persone con una mentalità sessista. Per molti di loro, infatti, il sentirsi bene con il proprio corpo e il non avere problemi nel metterlo in mostra è sinonimo di “poco di buono”.

Ormai ho una corazza che mi permette di non soffrire per determinate offese, ma devo ammettere che provo pena per la società in cui viviamo, una società in cui un uomo che posta una foto con gli addominali in primo piano venga considerato hot, mentre una donna in intimo bitch. Non lo trovo coerente, ma purtroppo è così.

Mi sento impotente davanti a tutto questo, ma ogni singolo giorno faccio una piccola lotta opponendomi ad ognuno di loro.

Ormai non è più una questione personale, ma della società. Sentirsi dire da parte di altre donne “smettila di farti foto del genere, vai a casa a cucinare al tuo uomo” è offensivo non solo nei miei confronti, ma nei confronti di tutte le donne che hanno aspirazioni nella vita e ragionano con una mentalità attuale, non appartenente a secoli passati.

Mi piacerebbe molto che tutti capissero quanto sia stupido ragionare in questo modo, ma purtroppo non ho i superpoteri.

Quello che mi fa sentire meglio è pensare che persone del genere non otterranno mai nulla, che sono persone insoddisfatte della propria vita e che quindi la trascorrono sui social ad insultare coloro che stanno ottenendo risultati. Non bisogna farsi intimorire da commenti o insulti del genere, perché non valgono nulla.”

Quello che mostri è una parte di te, facci vedere un pezzo di Debora che non conosciamo, magari raccontando un aneddoto.

“Ci sono molte parti di me che non racconto né mostro sui social. Ma se c’è una cosa che mi caratterizza davvero molto e che nessuno probabilmente immaginerebbe è che sono misantropa.

A causa di numerose vicende passate, ho perso fiducia nelle persone. Non solo nei confronti di coloro che mi hanno ferita o tradita, ho perso fiducia nel genere umano in generale. È veramente difficile che qualcuno mi sia realmente simpatico e la fiducia riesco a darla solo a pochissime persone e dopo anni. Per questa ragione le persone che fanno parte della mia vita sono realmente importanti per me, sono le uniche con le quali riesco ad avere un rapporto di amicizia.

Generalmente le persone, quando non mi conoscono, collegano questo mio distacco ad un atteggiamento snob o di superiorità nei loro confronti, in realtà è semplicemente perché a causa di numerose delusioni sono convinta che ogni persona possa tradirti all’improvviso, quindi se te lo aspetti e ti prepari psicologicamente, quando poi accade soffri meno. Non mi fido più delle persone. Ma degli animali sì, loro non tradiscono mai!”

Ero indecisa: la interrompo? Dico qualcosa e la porto per mano?

Poi mi sono detta che andava bene così, che se uno parla come un fiume in piena, il più del lavoro è fatto, probabilmente le domande sono giuste e il fiume scorre.

Solo una cosa mi sento di sottolineare: quando una ragazza imbocca la via di Debora, prima di dirle di ammazzarsi, fatevi qualche domanda perché un giorno la risposta è “chi se ne frega”, ma il giorno dopo il telefono potrebbe non squillare più.

Benedetta De Nicola

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