Noi che ci stiamo perdendo, impressioni su una notte gialla

di Federica Auricchio

Fili rossi, fili dell’omicidio, fili di un’ossessione. Ossessione che si nasconde, dietro le fragilità messe a nudo. Fragilità che diventano protagoniste, tanto da sentirle addosso, tanto da percepirle quasi tue.

Se mi chiedessero di riassumere questo libro userei queste frasi; no, non mi piace spoilerare e poi, se proprio volete la trama, basta googlare Noi che ci stiamo perdendo – Manola Aramini.

Io che amo leggere i libri a sorpresa mi sono gettata subito, dalle prime righe, nella mente dei personaggi e mi sono fatta trascinare dal loro inconscio che vivido, puro, crudo possiamo accogliere in queste righe. Perciò, in questa recensione proverò a descrivervi le sfumature delle mie impressioni e proverò a suscitare quanta più curiosità possibile.

Sono proprio masochista, vi parlerò di un libro senza neanche nominarvi i nomi dei personaggi.

Vi dico però che al centro ci sono tre omicidi ricamati in amori, delusioni, passioni, tradimenti.

Omicidi strettamente intrinsechi ai tormenti di tutti, tanto che a un certo punto si dà la colpa a chiunque e poi a nessuno.

Queste pagine ti prendono e si fanno leggere in una sola notte, tutte in un colpo, perché scoprire cosa tre donne tanto diverse possano avere in comune diventa la priorità, per dormire ci sarà la notte successiva.

Storie in cui la normalità incrocia la pazzia, la razionalità incontra l’assurdo, l’agiatezza intoppa con la miseria; si mescolano, si uniscono, si separano.

Una miscela di mistero, incubi, tormenti, sensi di colpa, insicurezze, che ti trascina nel vortice dell’inadeguatezza: da bere tutto in un sorso ma che non sbiadiscono così tanto in fretta.

Vi faranno compagnia per un bel po’ questi bizzarri personaggi che sembrano tanto lontani ma che poi sentirete estremamente vicini.

Ma ora basta, rischio di annoiarvi, se vi ho incuriositi almeno un po’ andate subito in libreria o sul sito di “Milena edizioni” e fatevi trasportare in questa notte gialla.

Vi lascio definitivamente con un piccolo assaggio, qui è la protagonista a scrivere, sotto la penna della giovane Manola:

“Dovrei apprendere l’arte di vivere, il lasciarsi gradualmente andare agli avvenimenti, senza imporsi, come essere trascinata da un fiume. Non vuol dire essere inetti, neppure passivi, neppure dipendenti, vuol dire semplicemente smettere di gareggiare con il mondo”.

 

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