Grace Cannavacciuolo: essere se stessi fa tendenza

Il termine “normalità” in genere esprime la conformità dell’individuo alla struttura culturale e sociale in cui vive, motivo per cui, tecnicamente, viene considerato “normale” colui che tende a comportarsi in maniera usuale. Ma accanto al concetto di “normalità” si accosta da sempre anche quello di “anormalità”.

Si sente spesso parlare di “diversi”, che per la società altro non sarebbero che quegli individui che deviano o si discostano da quelli che sono gli standard comportamentali che la società impone e che la maggior parte degli individui approva ed accetta. Sotto questa categoria quindi, che spesso ha assunto una connotazione negativa poiché l’uomo ha sempre paura di ciò che non conosce, ritroviamo tutti coloro che si pongono in un’ottica di distanza, difformità e disuguaglianza dal gruppo. Ma esattamente chi decide e definisce il concetto di normalità e chi quello di anormalità?

 

“L’abito non fa il monaco” dice sempre mia nonna, eppure, nel ventunesimo secolo pare sia proprio il contrario. Ma perché?

A tal proposito ho deciso di scambiare quattro chiacchiere con Graziella Cannavacciuolo, per gli amici Grace, percorritrice di mode e tendenze che ha fatto della “diversità” la sua normalità!

Graziella, infatti, da sempre impegnata nel campo della moda, è tutto ciò che la società odierna etichetterebbe, con ogni probabilità, come “diversa”. E a far parlare di sé è sempre stato il suo stile definito dai più “eccentrico”, semplicemente perché vedere una donna matura fare clubbing con ai piedi degli stivali Gucci invece che restare a casa con i nipoti non rientra nei canoni della società standardizzata. Ma nel ventunesimo secolo possiamo ancora prenderci la libertà di etichettare una persona come “diversa” solo restando a quel che la superficie di questa ci mostra? È davvero giusto bollare un individuo considerando solo il suo stile, il suo orientamento sessuale o i suoi interessi? Perché, in una società cosi avanzata come quella di oggi, ci ostiniamo a non voler conoscere l’anima di una persona ma ci limitiamo direttamente a giudicarla? Ma soprattutto, chi siamo noi per giudicare qualcuno?

A questo ci risponde Grace, sinonimo di libertà, che è tutto quello che non sempre la società di oggi ti permette di essere: se stessa.

“Sono cresciuta nell’ambito della moda”, dice Grace, “Mia mamma era una modella e quando lei non c’era passavo molto tempo con delle signore che avevano conosciuto anche i monarchi all’epoca: donne delicatissime e femminili. Passavo i pomeriggi a sentir parlare di profumi, cercando di capire qual era l’abito più adatto per la mattina, per la sera o per il cocktail. Sono quindi cresciuta con questa attenzione e passione particolare per gli abiti che da sempre si è adattata alla mia personalità. E chiaramente questa mia propensione mi ha portato, nel corso degli anni, anche a lavorare nel campo della moda posando come modella anche per diversi marchi famosi come Oscar De La Renta. È una vera passione la mia, ecco perché non capita mai che io esca di casa indossando la prima cosa che capita. Come ogni donna, c’è sempre uno studio dietro a quel che indosso: mi piace poter trasmettere la mia personalità attraverso ciò che indosso.”

Continua: “Chiaramente questa mia passione, questo mio modo di essere, nel tempo mi ha portata a scontrarmi con una realtà e con una cattiveria che dal canto mio ho sempre fatto difficoltà a capire. Come dicevo prima sono sempre stata un po’ sopra le righe ma non credo di essere mai stata esagerata, anzi. Quando avevo la tua età ero una ragazza molto semplice, con il mio stile certo, ma davvero semplice. Tante volte non capivo perché la gente mi guardasse quasi con aria torva e non capivo perché ciò avvenisse in una città come Napoli, così grande e piena d’arte. Certo, Napoli, che è una città carnale e aspra allo stesso momento, non era avanti come oggi però io lo ero e questo sembrava non andasse bene. Con la loro cattiveria ed ignoranza mi tarpavano le ali e io rimanevo indifferente: non riuscivo a capire questa mia essenza cosa poteva avere di così male, in fondo non toglieva niente agli altri. Ero solo me stessa. Ancora ad oggi mi capita di dovermi rapportare con persone che mi reputano folle ed altre che mi amano esattamente per come sono.”

Come hai vissuto e vivi i giudizi della gente, Grace?

Ad oggi con indifferenza. Le cose che più mi hanno ferita le ho vissute da ragazzina. Quando si è giovani e inesperte si lascia spesso agli altri la possibilità di farsi ferire. Si impara con il tempo a non lasciarsi più colpire dalle parole. Ne ho sentite così tante di cattiverie e dicerie sul mio conto: qualcuno ha giurato di avermi vista camminare in strada con una gallina e qualcun altro dice di sapere con certezza che ho passeggiato per le strade di New York con indosso un completo fatto con sole piume di struzzo. Io continuo a non saperne nulla di tutto questo. Ad oggi ci rido su ma da giovane mi sentivo colpita da tutta questa cattiveria che ad oggi mi lascio scivolare addosso come un bel vestito. Non voglio avere a che fare con la pochezza delle persone anzi, credo che chi abbia un certo livello di intelligenza e di cultura non si prenda il lusso di navigare il mare dell’ignoranza e della cattiveria.”

Non prendiamoci in giro, purtroppo la società di oggi vanta un’apertura mentale che nella realtà dei fatti appartiene a pochi. Soprattutto con il dilagare dei social è diventato ancora più facile sparare giudizi a zero arrivando spesso a ferire le persone. Cosa consigli ai più sensibili che, come te, sono oggetto di critiche?

Personalmente mi sono sempre accettata per quella che sono. Se qualcuno provava a cambiarmi correvo via a gambe levate. Ecco, ai più vulnerabili io consiglio questo: accettatevi per come siete. Non rispondete alla cattiveria, ai giudizi infondati, siate voi stessi. Non lasciatevi tarpare le ali da chi neppure vi conosce. Circondatevi piuttosto di persone che vi amano e vi apprezzano per quel che siete.”

Le parole di Grace lasciano ben poco spazio ad ulteriori commenti. E allora dedico queste parole a te che possiedi una sensibilità tale (e menomale) che ti permette di lasciarti ferire, a te che hai paura di essere te stesso, a te che sei bella/o e ti lasci spegnere da sconosciuti. Siete di passaggio una volta sola su questa terra. Perciò vestitevi bene, abbiate stile, siate soddisfatti di voi stessi, guardatevi allo specchio, sorridete e non perdete tempo dietro la cattiveria e a giudizi da quattro soldi che lasceranno il tempo che trovano. Siate la primavera della vostra vita. Brillate più che mai e siate chiunque vogliate essere. “Andate fate” diceva Guccini “tanto ci sarà sempre, lo sapete, un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate.” Non lasciatevi scalfire dalle parole di chi non vi conosce, di chi di voi non conosce altro che il vostro nome e il vostro profilo Instagram. Non lasciarti abbattere dai campioni dell’infelicità.

T’insegneranno a non splendere. E tu splendi, invece”. Pier Paolo Pasolini

Foto di Davide Favella

di Adele De Prisco

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