AVE, Cesare, “acconciaturi” te salutant

di Benedetta De Nicola

AVE.

Entro in sala e una donna in camicetta rosa e pantaloni neri, sistema degli oggetti.

In medias res, mentre gli spettatori prendono posto, mentre le luci sfumano, prende vita lo spettacolo.

Ci troviamo a Nuovo Teatro Sanità di Napoli, il Collettivo Lunazione mette in scena: AVE, progetto e regia di Eduardo Di Pietro.

Tre donne, si incontrano abitualmente dal proprio parrucchiere di fiducia: Cesare. Un mago del mestiere. Scambiano qualche pettegolezzo e la routine gira tra una vicissitudine personale e l’altra.

Cesare e Titta hanno vissuto tutta l’esistenza a Santa Maria del Pozzo e, con fatica, hanno aperto un salone estremamente apprezzato tanto da divenire l’attrazione principale all’attesissima festa di paese.

Il dramma inizia, però, quando Cesare smette di dormire poichè un sogno lo tormenta tutte le notti: una donna, che dalle sembianze sembra la Madonna, gli chiede di gettare dei soldi nel pozzo.

La Madonna del pizzo.

Partendo da una storia semplice, una storia dove religione, superstizione, ma anche psicologia e ambizioni, si intrecciano, lo spettacolo prende forma, facendo talvolta ridere lo spettatore, talvolta inducendolo a riflettere. Le tre clienti abituali: una catechista sfrenata, una psicologa spaventata dal mondo e un’assessore alla cultura insicura, sono il perno su cui la storia si regge. Le tre attrici: Monica Palomby, Cecilia Lupoli e Martina Di Leva si dimostrano super coinvolgenti, senza timore del pubblico e fiere. La comicità di cui Monica, la catechista alla ricerca di un partner per la quadriglia per la festa di paese, contrasta con la semplicità di Titta, la moglie di Cesare, eterna spalla per il paese, ed eterna colonna per la stabilità del marito. L’attrice, Giulia Esposito, si immedesima nel personaggio facendoci percepire il tenero dolore e poi la frustrazione per la situazione assolutamente paradossale che si creerà, ma, soprattutto, ci fa sentire l’emarginazione che vive, sempre all’ombra di Cesare. Cesare, dal canto suo, è un performer, Alessandro Errico gli dona un tocco di aggressività verbale che ce lo mostrano effettivamente folle.

Come può un paese intero dipendere da un parrucchiere?

Eppure Santa Maria del Pozzo si basa unicamente sul salone di Cesare e Titta, sul rituale del pettegolezzo e sui consigli di Cesare. Tutti sembrano sull’orlo del baratro quando Cesare, perde il senno, ma nessuno si risparmia dal parlargli alle spalle.

Una piccola pittura di ciò che effettivamente accade nei paeselli di provincia, ma non solo. Una piccola pittura di ciò che accade quando le persone si incrociano e vivono a contatto l’una con l’altra seguendo sei rituali standard.

Ma parliamo della psicologa e dell’assessore, Cecilia Lupoli e Martina Di Leva, le due donne svolgono un ruolo diverso rispetto alla catechista, non sono nè comiche, nè drammatiche, sono le parti di una medaglia dell’insicurezza. La paura del giudizio, del fallimento, quell’ansia di non esistere più senza i capelli acconciati oppure senza il benestare del paese. Le due attrici sorridono, parlano e si muovono specularmente, mi azzarderei a dire, facendoci notare il grosso impegno impiegato nella costruzione dei personaggi.

Un punto da sottolineare è, sicuramente, l’utilizzo di spazio e colore.

Il regista sceglie il fucsia e il grigio per le scene,un taglio rosso per evidenziare l’incubo della Madonna che chiede l’offerta e, infine, fa muovere i suoi personaggi in più campi diversi. Per il passare del tempo, le sedie girano come le lancette di un orologio, per le conversazioni contemporanee, ma lontane nello spazio, Di Pietro sceglie una linea prospettica obliqua dove, in primo piano, recitano in due, spesso con esito drammatico, e, in secondo piano, recita un’altra coppia, spesso con esito goliardico.

AVE è uno spettacolo da vedere e commentare, AVE è un po’ ironico, un po’ dolce, AVE è curato. AVE è un po’ come le donne che vanno da Cesare a farsi i capelli la domenica, AVE è gli attori che lo compongono.

Nel consigliarvi la visione dello spettacolo, vi saluto così:

AVE Cesare, “acconciaturi” te salutant.

 

 

29, 30 E 31 MARZO

 AVE

progetto e regia Eduardo Di Pietro

con Martina Di LevaAlessandro ErricoGiulia EspositoCecilia Lupoli e Monica Palomby

elaborazioni musicali Ivan Guybrush Caso

costumi Federica Del Gaudio

produzione Collettivo LunAzione

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