L’innovazione digitale ha sede a Napoli

di Carolina Niglio

Tutti nel mondo conoscono Napoli per le sue storiche caratteristiche, il suo dialetto e a’ pizz’. Anche noi napoletani siamo affezionati a quest’idea della nostra città, con i suoi pregi e i suoi difetti. Ma raramente a Napoli vengono attribuite potenzialità di evolversi verso il futuro, se non da una cerchia stretta di personalità accademiche – e non – che si muove proprio in questo senso.

Per esempio, l’Università degli studi di Napoli Federico II, l’istituto laico e statale più antico del mondo, non solo ha trasferito moltissimi corsi sulla piattaforma MOOC (“Massive Open Online Courses”, in italiano “Corsi online aperti su larga scala”) Federica.EU, ma ha stretto negli ultimi anni delle partnership che la avvicinano sempre più al digitale.

Per prima, dalla collaborazione con Apple, è nata la Developer Academy, con l’obiettivo di formare i suoi studenti selezionati allo sviluppo di software tramite il linguaggio di programmazione Swift, progettazione di app, design thinking, business, creazione di startup e tanto altro. Tutto ciò attraverso un nuovo approccio di apprendimento detto CBL (Challange Based Learning), che sprona i giovani a utilizzare le tecnologie fornite al meglio.

Un’altra collaborazione che, senza un pensiero digitale, non sarebbe nata, è la Digita Academy, o meglio Digital Transformation and Industry Innovation Academy, in collaborazione con Deloitte Consulting S.r.l.
La parola chiave di questo percorso è “competenza”, fondamentale per colmare il gap che esiste tra le aziende e l’industria 4.0, che richiede capacità di sfruttare tutte le possibilità offerte dal digitale.

Un’iniziativa altrettanto degna di nota rivolta ai giovani che si muovono in questo mondo è Digital Minds, un career workshop organizzato dal Centro Federica WebLearning che offre a 20 giovani laureati l’opportunità di confrontarsi sulle tematiche dell’innovazione digitale nel settore dell’education.

Queste esperienze partenopee ci dimostrano che la città del sole e della pizza non è solo questo; ci dice a voce alta di guardare avanti per migliorare il capoluogo; riavvicina i nostri giovani al suo suolo, senza necessità di dover scappare via; suggerisce che una trasformazione non può che giovare una città che da sempre basa la sua economica sulla conoscenza, che in quanto tale ha un’attitudine ad evolversi, e in questo momento storico, digitalizzarsi.

 

 

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