Alessandro Borghi: anatomia asessuata di un attore

di Claudio Palumbo

“Dedico questo premio agli esseri umani e all’importanza di essere considerati tali” ,con queste parole, colme di commozione, Alessandro Borghi ringrazia per il conferimento,miglior attore protagonista ai David di Donatello. Ringrazia anche Stefano Cucchi, perché lo ha interpretato nel film che gli è valso il premio, “Sulla mia pelle”, perché Alessandro Borghi è anche questo, più di uno smoking e un copione,è l’interpretazione in simbiosi con delle storie,delle vicende. Ma capiamo meglio chi è…

Qualcuno di voi, magari imbarazzato quanto incuriosito, fantasticando su cotanto titolo di articolo penserà ad una sorta di versione erotica de “L’allegro chirurgo” o magari più perversamente alle anticipazione di una nuova stagione di Dexter, in cui il nostro caro protagonista tagliuzza amabilmente l’attore romano. Siete fuori strada cari lettori.

Sarà quindi la solita biografia su un personaggio di grido? Siete ancora fuori strada.

Alessandro Borghi scinde da l’impasse stagnante e culturale in cui la bellezza non può equivalere se non addirittura sopraffare il talento, qualunque esso sia. Se siamo oramai inghiottiti in società-vetrina in cui l’immagine fa il bello e il cattivo tempo, in cui o eri attore alla Silvio Orlando o l’immaginario da telenovela alla Gabriel Garko o Raul Bova, oggi il gioco cambia. Per fortuna aggiungerei.

David di Donatello, menzioni speciali, festival, passerelle e plausi della critica, oggi il cinema vive di una riscoperta forza e di un rilancio che è capace di coniugare il talento al fascino del divismo. Siamo nella generazione dei Luca Marinelli, Claudio Santamaria, Edoardo Leo, Jasmine Trinca o di Micaela Ramazzotti giusto per citarne qualcuno. Registi audaci, soggetti coraggiosi e stilismo da mercato all’americana, ma anche quella “génération d’or” capace di coniugare aspetto, tendenza – alcuni con grande attenzione anche all’upgrade social da influncer – e prestazioni attoriali che bucano lo schermo.

Ma eccoci ad Alessandro Borghi, occhi azzurri, tatuato e quel fisico bestiale, conclamato sex symbol nostrano che con la sua storia ha vinto ogni pregiudizio. Immaginate di essere in palestra tra una corsetta al tapis roulant, bilancieri e discutibile decenza da tuta, non può non sfuggirvi sott’occhio ‘sto ragazzone dagli occhi di ghiaccio che si allena.

Questo è quanto di più verosimile successo, perché proprio il suo attuale manager lo scopre così, un giovane ragazzo romano che sfrutta il suo fisico per guadagnarsi da vivere, qualche foto come modello, e i set cinematografici frequentati con un suo caro amico guadagnandosi qualche comparsata come stuntman. Cominciano i primi ruoli, quelli seri, i film Cinque e Roma criminale prima di diventare, con il compianto regista Claudio Caligariil protagonista (insieme con il sopracitato e bravissimo Marinelli) di Non essere cattivo. Pellicola forte, drammaticamente forte in quell’habitat di una capitale vissuta nei suoi quartieri, tra fiumi di droga, violenze, lo spaesante senso effimero in quelle vite borderline e la redenzione di un ragazzo di strada nell’interpretazione che consacra Borghi.

Negli anni successivi ha saputo giocare con il suo corpo, con quel viso smontato di autentico candore e bellezza, mutato nella follia criminale di un personaggio come “Numero otto” o Aureliano in Suburra (prima film e poi serie), o volutamente barbuto e selvaggio, nel videoclip del rapper Salmo Lunedì, o nel ruolo di Remo nel film storico Il primo re di Matteo Rovere, ha poi asciugato quel fisico fino all’estremo per la toccante parte di Stefano Cucchi nel film Sulla mia pelle che tanto clamore mediatico ha saputo suscitare.  Ma nella polivalenza artistica che lo contraddistingue  ha saputo tornare suoi passi, giocando con l’erotismo intrinseco che un po’ gli appartiene, eccolo vestire i panni di Andrea nella Napoli Velata di Ferzan Özpetek con quel gioco di corpi tra lui e la protagonista Giovanna Mezzogiorno.

Ha saputo giocare abilmente, abbattendo stereotipi inutili di sessualità: nel 2017 diventa il primo padrino o “madrino” che dir si voglia nella storia ultradecennale del Festival del cinema di Venezia. Ma forse tra tanti conferimenti ricevuti, quello che più gli è caro: “Tu sei una persona perbene”, dall’amico e collega Adamo Dionisi in un messaggio ricevuto dopo il set di Suburra (come ha rivelato al magazine GQ).

Eh sì, perché uno dei più iconici attori della nostra generazione che ha saputo giocare con quella “troppa bellezza” in molteplici ruoli rimane Alessandro. Un ragazzo che ha tatuaggi che lo legano alla propria famiglia, figlio di operaio, figlio delle storie della sua gente e che ama raccontare, del suo quartiere Garbatella, dove tutt’oggi vive nella casa che fu del nonno e che non ha mai rinnegato e presto esporterà la sua autentica bravura a livello internazionale. Lo vedremo, infatti, nella serie I diavoli al fianco di Patrick Dempsey (famosissimo per il ruolo interpretato in Grey’s Anatomy). Quindi viva gli Alessandro Borghi, vogliamo bene ai “belli de mamma” che ce l’hanno fatta a giusta ragione e giusto merito.

Clicca qui per il trailer ufficiale del film “Sulla mia pelle”.

disegno di Giuseppe Armellino 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi